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Romanzo per la mano sinistra

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Romanzo per la mano sinistra di Giancarlo Micheli è un libro importante e impegnativo e non solo per la sua mole di oltre seicento pagine. Piuttosto perché è un’opera che presenta al suo interno l'assunto ambizioso di raccontare il "secolo breve" europeo attraverso le vicissitudini di una coppia di ebrei: lo psichiatra mitteleuropeo Stefan Bauer e la storica dell’arte napoletana Adele Ascarelli. Un terzo protagonista, che fa dapprima timidamente capolino tra le pagine, per poi acquistare via via un ruolo centrale nel romanzo è il loro figlioletto Bruno, che, attraverso mille avventure,si salverà dalla guerra e dalla ‘soluzione finale’ che investe come un cataclisma milioni di suoi correligionari. Tramite una coinvolgente sequela di fughe e sconvolgimenti, ma anche di sotterfugi e strategie della sopravvivenza, dissimulazioni oneste e meno oneste, i due giovani riescono per lungo tempo a sottrarre se stessi e soprattutto il figlio alle persecuzioni. Attraverso i loro occhi viene raccontato un secolo intero, dal momento che, in qualità di aiutanti o oppositori dei nostri tre eroi, compaiono un’infinità di personaggi rappresentanti la ‘nomenclatura’ del Novecento, esponenti dell’alta cultura italiana e tedesca, ma non solo.

Tanto per chiarire meglio l’impegno e la qualità del lavoro di Micheli, egli ridà voce e vissuto ai vertici del fascismo e del nazismo, ai membri illustri della scuola psicoanalitica di Sigmund Freud, al gruppo dei dirigenti del Partito comunista italiano, con i quali Stefan entra prima in contatto e quindi in attrito (ci sono Mario Alicata, Luchino Visconti e la storia della sceneggiatura del film Ossessione). E non è finita qua, perché il lettore attento troverà altre figure di intellettuali italiani, ognuno con un suo ruolo, positivo e negativo: Giorgio De Chirico, Giovanni Papini, l’antisemita Giovanni Preziosi e altri ancora che favoriscono o confondono i percorsi degli eroi.

Micheli miscela tutti questi caratteri e le relative vicende in maniera originale, tra documento e invenzione narrativa, nell’intento, largamente riuscito, di fornire ai lettori la consapevolezza delle proprie origini storiche senza le quali è impossibile avviare un qualsivoglia progetto di liberazione non effimero e condiviso.

La salvezza della coppia dei protagonisti, dopo la promulgazione delle leggi razziali, è affidata ora alla buona sorte, ora alla protezione dei potenti, oltre che alla loro stessa intraprendenza e alle loro capacità mimetiche. Fino a quando essi si perderanno, per ritrovarsi e, infine, venir separati per sempre lungo le ferrovie, le stazioni, le città e le piazze d’Italia e d’Europa... Se Adele subirà la sorte comune ai tanti che entreranno per non più tornare nei campi di sterminio, su Stefan incomberà, invece, un destino beffardo: in rotta con un Partito comunista intriso di stalinismo, rigido e accentratore, lui, che è soprattutto un libertario, dopo una partecipazione attiva alla Resistenza (e anche nella produzione del film di Visconti) finirà in un campo di detenzione, alle porte di Roma, a Cinecittà. Qui una sorta di derisorio contrappasso lo costringerà a redigere, sotto dettatura, le memorie del ‘principe nero’, Junio Valerio Borghese, il capo della X Mas. Toccherà a Bruno, il figlio, negli anni settanta del secolo scorso, attraversare e partecipare all'ultimo fuoco rivoluzionario del Novecento.

Un destino di rovina, un senso di irrimediabile calamità storica, permea il romanzo di Micheli attestata dalla parabola esistenziale di molti intellettuali ebrei durante la Shoah: pensiamo a Walter Benjamin, suicida a Port Bou nel ’39, appena prima dello scatenarsi della furia bellica nazista, o a Stefan Zweig, che si toglie la vita a causa dell’impossibilità morale di tollerare il privilegio della sopravvivenza dal momento in cui si è consapevoli dell’ecatombe dei propri fratelli e non si può in alcun modo recar loro soccorso.

Per lo scrittore toscano, la tragedia della guerra rappresenta il capitolo più tragico di una di più generale "distruzione della ragione" di cui profittano ancora, aggiornate secondo le modalità del progresso tecnico, le forze del dominio e dell’oppressione. Contro di esse Micheli ha voluto offrirci uno strumento di lotta nella forma di un nuovo, ampio, racconto storico dalla prosa densa, intensa, drammatica sempre all'altezzadella complessità dolorosa degli eventi narrati. Un romanzo che - come ha ben scritto lo storico della letteratura Giulio Ferroni - "attraversa una fase centrale della storia del Novecento, dalla seconda guerra mondiale alle lotte degli anni Sessanta e Settanta, con un ritmo epico, che sovrappone fiction e vicende reali, invenzione e documentazione storica, con una trama in cui la narrazione in terza

persona si intreccia con quella epistolare".

Un dono insperato, oggi, questo libro. Servirsene in modi utili non solo a noi, che abitiamo il presente, ma anche alle generazioni future è la sfida, insieme alta e abrasiva ma da raccogliere senz'altro, che l'Autore lancia ai Lettori.

Recensione
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