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in: Storia della letteratura italiana
C.F. Agar, Reggio Calabria 2010

L’Io della poetessa è ”a caccia di vento”. La parola vento nel contesto della silloge è un termine polisemico, una sorta di allegoria vuota, dalla quale è possibile desumere vari correlativi: la libertà, l’ispirazione poetica, la verità, ma anche le forze stravolgenti della natura e della storia.

La ricerca della libertà non sempre è sinonimo di ricerca di felicità e di conseguimento della verità, infatti quest’ultima spesso resta sommersa “sotto le onde | del mare” (in Sulle ali del vento) e la poetessa-gabbiano combatte “contro il vento | che, impetuoso, | si leva in un momento" (in Un gabbiano contro il vento). Il vento diventa così, come in Montale, anche il male di vivere che investe sia l’individuo, sia la società: “Le mie piccole mani | sono imbrattate del sangue | di questa umanità disperata | ... Cielo, quando finirà | questa guerra?” (in La guerra, condanna degli uomini).

La descrizione paesaggistica è costantemente presente, ma essa non sempre si pone come allegoria oggettivante i moti dell’anima e le sue aspirazioni, spesso accade il fenomeno inverso:la natura suscita emozioni, stati d’animo e ciò accade perché essa è sentita come energia dinamica, vitale in cui l’io, ritrovando se stesso, medita e riflette e ritrova anche Dio che nella bellezza della natura dà esplicazione della sua bontà: ”L’animo dell’uomo proteso sulla via che sale | a Dio". (in Tramonto sul mare) .Ma l’acquisizione consapevole di una dimensione metafisica non rappresenta per la Piccioni il termine ultimo, non significa abbandono della terrestrità e di tutto ciò che essa implica, perché la vita bella o brutta che sia la poetessa con atteggiamento titanico l’accetta sempre, senza rinunciare alla carnalità e alle sofferenze che tale condizione comporta: "Ho camminato in Paradiso: | ... E mi sono ritrovata quaggiù, | sporca di fango, | mortale, | vulnerabile, | ma contenta | di essere di nuovo | di carne" (in Desiderio).

La poesia della Piccioni la definirei impressionista ed espressionista perché caratterizzata da squarci-impressioni paesaggistici che determinano l’emersione di sentimenti ed emozioni profondi insomma dell’inconscio, che si esplica facilmente al lettore, senza formule cripte che renderebbero inaccessibile la polisemia della raccolta poetica.
Recensione
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