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Alberto Prestigiacomo: nella poesia l'uomo

La produzione artistica di Alberto Prestigiacomo è molto ampia ed è possibile ravvisare in essa un processo di maturazione che raggiunge il suo acme nelle ultime due raccolte. Ciò premesso, cerchiamo di realizzare un percosso che progressivamente tenterà di dimostrare quanto asserito.

La prima raccolta è Spiragli di fumo, nella cui prefazione redatta da Sandra Coschiera si legge: ”Prestigiacomo sin dalla fanciullezza sentiva urgere nel suo animo l’amore per la natura …, bastava il volo di una farfalla, lo sbocciare di una margherita perché spontanei nascessero i versi.”; credo che tanto basti a definire il carattere ingenuo, puro, spontaneo della iniziale produzione del poeta che, come diceva Vico, con animo perturbato e commosso proprio di chi per la prima volta viene a contatto con il mondo, guarda la sua terra, la donna, l’amore, il proprio animo e fa di tali realtà l’oggetto ispiratore della propria poesia.

Ma spontaneità ed ingenuità non significano semplicità espressiva, infatti puri e spontanei sono l’emozione e il pathos da cui questi versi nascono, ma non la tecnica compositiva che appare piuttosto scaltrita e consapevole; inoltre i testi rivelano sottotraccia anche una base ideologica e culturale ben definita che, per esempio, emerge nella lirica “Chi sono” o “Quando scende la notte”: chi sono? “ombra di me stesso” si chiede e risponde il poeta, dove l’ombra non è quella montaliana dell’uomo che si lascia vivere e non si accorge del non senso della vita, ma di chi vive invece in tale consapevolezza ed è perciò scisso tra passato ormai finito e futuro imprevisto e imprevedibile e che perciò fa paura: Quando scende la notte | mi piglia una gran paura | ...ombre spettrali ridono | sadico riso. | il passato la vita | m’assale il futuro” .

Ma l’amore per la propria terra e la propria donna, riscatta questa consapevolezza e dà la voglia, nonostante tutto, di continuare a esserci nel senso heidegeriano del termine, come parte attiva e operativa. Tale desiderio di esserci, come la scaltrita abilità compositiva emergono in poesie come “Ora in questo silenzio”, dove l’amore esplode in tutta la sua irruenza emotiva e totalizzante, oppure come “Vento del sud”, dove la Sicilia è cantata nell’arida bellezza della sua selvaggia natura: Scalpitar di cavalli | al solleone | … uomini neri | sotto un cappello | di paglia…,” ma l’aridità selvaggia non preclude il canto, nè della ragazza al primo amore, nè del poeta che con il suo canto vuole irrorare gli aridi rovi: ”Ritorna tra i rovi | a cantare | la mia canzone"; la lirica rivela anche una notevole abilità compositiva che si esplica nell’accostamento di percezioni sensoriali diverse:udito (scalpitar), olfatto (fresco odore di fieno) vista (uomini neri) o nell’ossimorico cromatismo che affianca il giallo del solleone ai visi neri dei contadini, simboli rispettivamente della bellezza e dell’aridità della terra di Sicilia, o ancora nella sinestesia “salmastro lamento” con la quale il poeta sottolinea l’inclemente furore con il quale il vento del sud colpisce la Sicilia, dopo avere attraversatole calde acque del Mediterraneo.

L’attivismo propositivo l’autore lo manifesta anche nello scrivere in prosa la storia del suo villaggio Vergine Maria e nell’ampia prefazione del libello dedicato a Nino Orsini, dove Prestigiacomo pubblica poesie dedicate da Nino a lui e a Vergine Maria.

La piccola silloge successiva In cammino contiene, dice l’autore nella premessa, poesie che “appartengono, tranne le due ultime di chiusura, a un periodo alquanto lontano. …io gli ho dato solo il valore di studio e di ricerca”. Anche noi le consideriamo tali e perciò fermiamo la nostra attenzione sull’ultima che, come dice l’artista, è uno dei due testi più recenti; la poesia parla della morte della donna amata, del lutto, ma anche della sua rielaborazione e ciò sarà foriero di nuovi versi: lei ritornerà a vivere nella poesia, ”Mi risorgerai amore anche se parola”, infatti recita l’ultimo verso del testo Resurrezione.

Nella raccolta Sintesi il suddetto testo non solo viene riproposto insieme ad altre liriche precedentemente pubblicate, ma la donna morta, “sepolta tra i giganti di Agrigento”, adesso prende un nome si chiama Virginia: ”Io ti chiamerò Virginia” è il titolo e l’incipit di una poesia che così prosegue “forse sarà la mia pazzia esplosa | o il male che mi rode e mi consuma | ... tra le tue braccia ho vissuto intatto | l’amore di una vita…; e in un altro componimento ancora si legge ”Virginia … | … pensiero pensato dal delirio | nato in un cielo tutto viola…".

La lettura di questi versi rivela una passione sconvolgente che resiste oltre la morte, che non lascia spazio nel persistente viola del lutto, a nessuna rielaborazione, anzi sconvolge la mente sino alla pazzia :l’occorrenza del termine pazzia è altissima nelle liriche d’amore che fanno parte di questa raccolta.

In Sintesi abbiamo una persistenza di tematiche, ma esse, nelle liriche edite qui per la prima volta, sono ricondotte ad una atmosfera memoriale, rivissute quindi nel ricordo. La Sicilia, proprio per questo, è cantata in modo struggente e diventa come in Quasimodo mito. Si legge in Ritorno: “Suoni di marranzano io mi figuro | a ogni voce e odo il vento | fischiare tra i canneti | in lamento senza pace...” e ancora in Settembre: ”cavalli di nuvole e pensieri | ridesti settembre alla memoria | ... e bere l’acqua nata dalla terra | tra le balze brune del pellegrino mio…", ma non solo, nella seconda parte in omaggio alla sua terra il poeta scrive in dialetto. Segue nell’ordine Maistru di scola che porta il sottotitolo “Stizzzi di cori”: sentimenti, pulsioni vissute dall’artista in un anno della sua attività didattica; sedici liriche in dialetto percorrono un anno scolastico trascorso in un paesino sconosciuto, ma ben presto divenuto familiare; all’interno della raccolta si sviluppa una fabula perfettamente coincidente con l’intreccio, poichè in ordine diacronico propone sentimenti ed amori vissuti tutto l’anno; particolarmente significative appaiono la nona e la decima lirica, dove è presente il tema del tramontare malinconico delle cose della vita, ma anche, nella specificità del tema di base a cui ci riporta anche il titolo della raccolta, l’affetto per gli allievi e l’apprensione che coglie i docenti per il loro futuro.

In Sicilia amore mio, l’amore per la propria terra che percorre come un filo rosso tutta la produzione poetica si esplica nella sua interezza, infatti la Sicilia si anima in una sorta di antropomorfismo panico che investe l’io che vive in questa natura e ne assimila le emozioni e le trasmette: ”gli alberi | spettri della notte agonizzanti | carezzevoli all’azzurro tendono le braccia | sorge Venere dal mare la speranza…”.

Anche il libretto Lu cuntu propone esperienze di vita quotidiana, che come tessere progressivamente costituiscono un mosaico di emozioni, pensieri, sensazioni scaturite dalla vita di ogni giorno e a cui il dialetto dà una particolare e musicale liricità.

In terrazza sul mare l’autore vuole guardare dall’alto della terrazza sul mare con occhio distaccato il mondo e la vita, ma presto l’abbandona, scende metaforicamente le scale e vive la vita, la sua vita, i suoi amori, quella degli abitanti del suo villaggio; il paesaggio diviene stato d’animo e, come nei piccoli Idilli di Leopardi, l’io trasferisce nella natura il suo sentire e questa parla per lui ”Sulle secche dei Rotoli per gioco | intrecciamo scherzi d’aore. | ... e il mare ci saliva le canzoni | ...tra i misteri degli abissi | senza fine le case di cristallo | ...." (Scherzi d’amore); “Apoteosi di giallo in consonanza | di zolfo di ginestra e di mimosa | ....giallo su giallo nei cuori | di creta di fiori di prato." (La mia terra).

Nel Contadino di sogni, pur nella persistenza delle tematiche, è individuabile una matura consapevolezza del senso della morte, del finire degli anni, dell’essere nell’autunno della vita; emblematica a tal riguardo la poesia Settembre: ”…e già trapassa la stagione | lieta delle mostre che più fece | del giovinetto imberbe un dio nostrano | ... e tutto che passò rimane appeso | a quella pietra che scivola sull’acqua | in tanti giri… attonita profonda”. Qui il poeta appare invecchiato, triste, ma conserva nella memoria il fascino antico del tempo che fu, qui l’abituale corrispondenza paesaggio-stato d’animo di chiara ascendenza leopardiana, si carica di essenzialità ermetica e il discorso diventa analogico, così la memoria diventa una pietra su cui si sono impressi i ricordi e il suo scivolare sull’acqua è lo scivolare della vita e dei ricordi verso la fine.

Il senso della decadenza investe anche le cose, così la vecchia tonnara viene definita ”sentinella dei due mari derelitta” (Vecchia tonnara).

Di carattere del tutto esistenziale è la lirica “E vado”, dove il poeta si considera “punto del cerchio | che non sarà mai | circonferenza” e sente profondamente il senso della fragilità della vita; l’esistenza è sempre poca per realizzare i sogni, le aspirazioni, è un cerchio che non ci pare mai di riuscire del tutto a completare, ma tale senso di frustrazione è alleggerito dalla consapevolezza di essere vissuto lontano dalle menzogne: ”mi consola ritrovarmi | pinocchio senza naso”, anche se poi tale alleggerimento nella poesia Parole, viene spento dalla consapevolezza che le sue “sillabe sperdute | stanno mute nella casa | rotonda e senza porte", quindi ritorna la stessa immagine della casa rotonda e senza porte, della casa prigione, ma qui la circolarità non è emblema di compiutezza, ma ossessionante cammino che ritorna su se stesso, senza via d’uscita ed anche la parola in tale contesto diventa inutile a causa dell’assenza dell’ascolto.

La stessa immagine è presente in Sintesi nella lirica che si titola “Ma nascerà da ponente un nuovo sole”, ma nella lirica “Parole” il nuovo sole non nascerà; la speranza dell’ascolto, la consapevolezza della solidarietà che lì è presente viene del tutto meno, cosicché “s’alza alla luna un suono di ranocchie: pare che sul declinare della vita ogni speranza, ogni illusione ha cessato di alimentare il suo spirito.

Insomma in Contadino di sogni, pur persistendo temi, motivi e immagini ricorrenti o, per dirlo con il linguaggio di Leo Spitzer, spie stilistiche che diventano spie psicologiche, rivelatrici dell’animo e del mondo poetico dell’artista, essi sembrano votati non a uno slancio vitale, ma a un presagio di morte; infine questa raccolta rivela un’essenzialità formale che raggiungerà il suo acme in Sillabe in sogno. L’autore in quest’ultima silloge elabora, come si è già detto, una tale essenzialità e pregnanza linguistica e in genere stilistico-formale che come Ungaretti, potrebbe dire che ogni parola è “scavata nel suo cuore come un abisso”, non c’è parola, infatti, che non induca a riflessioni profonde, soprattutto adesso che non solo la maturità artistica, ma anche la consapevolezza di volgere alla fine, sollecitano maggiormente l’autore a significare le parole e a caricarle del dramma interno che sta vivendo. I temi abituali: l’amore, la sua terra, la vita, la natura non sono più cantati con animo puro e ingenuo e con l’altrettanta ingenua liricità espressiva del fanciulo che, come sosteneva nel Seicento il già citato Vico o nel secolo scorso Pascoli, scopre per la prima volta la realtà, ma con lirica razionalità; tale affermazione vuole evidenziare che all’avvertimento pertubato e commosso che sempre lo ha caratterizzato, il poeta coniuga la razionalità che gli consente quella pregnanza lessicale di cui si diceva prima, oltrechè una particolare musicalità ritmica dovuta agli ictus dei versi, alle rime, alle consonanze e alle assonanze che spesso caratterizzano le poesie di questa raccolta.

Nella lirica “talenti”, l’autore considera anche il suo talento coperto dalla polvere e dal tempo: ”sotto la terra il mio talento | giace | nell’oblio di giorni senza luce | nella memoria stanca | ...", ma questo non genera angoscia bensì un’apertura verso il metafisico, tipico di chi crede realmente in Dio e sa che ormai manca poco all’epifania del mistero.

Si ritiene che quanto detto è sufficiente a dare un’idea dalla profonda umanità di Alberto Prestigiacomo, che nella poesia ha trovato il modo più diretto per conoscersi, conoscere e comunicare.

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