Servizi
Contatti

Eventi


Anemoni bianchi

Silvia Marzano è poetessa dotata di notevole cultura umanistico-filosofica e questo emerge pienamente dal percorso lirico-allegorico della raccolta. Già il titolo e l’immagine di copertina nascondono significati profondi, sottotraccia che, solo a lettura ultimata, si rendono decifrabili.

Il titolo è il nome di un fiore di mitica origine : l’anemone. Secondo il poeta idillico Bione, Afrodite , nel vedere l’amato Adone ferito da un cinghiale per gelosia di Marte, versò altrettante lacrime , quanto Adone gocce di sangue e da ogni lacrima nacque una rosa, da ogni goccia di sangue un anemone. E′ chiaro che siamo di fronte ad una sublimazione naturalistica dell’amore, la cui purezza è espressa dal colore bianco dell’anemone.

Per quanto riguarda l’immagine di copertina, trattasi di una maschera (riproduzione dalla collezione delle Maschere invarianti) ed essa ci immette in un altro sema nascosto dei testi:la realtà tutta mentale dell’amore e dell’oggetto del desiderio. Puro desiderio, astratto si potrebbe dire, se non si concretizzasse nei versi attraverso un trasfert psichico che fa rivivere all’autrice l’amore che Regina nutrì nei confronti di Kierkegaard, quindi viene indossata ,anzi interiorizzata una maschera, attraverso la quale la poetessa canta il suo desiderio di amore puro,vero, incondizionato, naturale. Desiderio che, proprio perché tale trova concretezza nella scrittura, nella forma che lo rendono vivo.

La vita per Silvia Marzano è trascorsa veloce e con essa anche la voglia di amare perché anche lei.”come il gabbiano di Cechov” non riesce “a volare”, sebbene vede l’azzurro in lontananza “ e senta “la voce delle onde”, ma per lei sono semplicemente un” fruscio di vita, suoni di primavera” che le “passano accanto” (Come il gabbiano, pag.19), di fatto restano solo “ un mucchio di cenere spenta e voci striscianti nel fango.”(In una campana di vetro, pag. 17)

Ma la poesia che è capace di dare voce ad ogni elemento della natura , che può dare nuova forma al mondo, può dare nuova vita anche a lei, a cui adesso basta un solo “bisbiglio” per sentirsi come sfiorata da una” carezza” (Carezza, pag. 31) ed essere capace di filtrare “l’acqua di tutto il mare \...per rivedere la luce.\ che ha colto nel “ suo “sguardo un mattino” (L’acqua di tutto il mare, pag.35). Tuttavia, talvolta, neanche la poesia riesce a dare vitalità, speranza alla poetessa, al massimo la rende capace di urlare la dolorosa consapevolezza del suo non essere: ”A me non restano che parole, \ amare come schegge di selce \ anzi l’urlo \ come nel quadro di Munch \... Ed io che muoio non ero niente, \ dicono, né sarei mai stata (L’urlo, pag.49).

Eppure anche lei aveva, come Regina, “una voce \ un accordo \ da far vibrare nell’universo.\ ... \ Ma non ha potuto parlare \ inascoltata in fondo a un pozzo \ come una stella caduta.” (Anch’io avevo una voce, pag.67). Ma è serena anche così: ormai la sua vita è ”nelle parole \ e nei sogni perduti \ in un raggio di luna” e l’agognato amore lo vive e vede ” ... dove sorride il mondo \ lieve come una carezza sognata” (La mia vita, pag.65), così come l’innamorata di Kierkegaard, lo viveva e lo vedeva nelle opere affidatele da quest’ultimo quando morì. Tutto ciò è detto con un linguaggio originale, primigenio, capace di esprimere l’inesprimibile, una realtà inesistente, che acquisisce consistenza attraverso la parola poetica, con paragoni ed analogie rispondenti alla cultura dell’autrice, con un ritmo lento, assecondato dall’ictus e dalla frequenza di figure di suono, sempre correlate al sentire della poetessa.

Recensione
Literary © 1997-2024 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza