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Azzurro Verticale un titolo che riassume l’essenza della raccolta, infatti essa vorrebbe proporre un cammino verticale dalla terra al cielo, dalla miseria del relativismo terreno alla felicità mistica che ognuno di noi può trovare e provare attraverso la fede in Dio. Le liriche di contenuto più schiettamente religioso, le leggiamo nelle ultime pagine della silloge e l’ubicazione non è occasionale, infatti nell’economia della logica disposizione è altamente rivelatrice del percorso ascensionale a cui tende l’anima del poeta per trovare il “punto fermo” in Dio.

Si è detto tende, ma di fatto non consegue, infatti l’ingresso nella “Casa del Signore” nella lirica “A piedi nudi“ si pone come desiderio, come richiesta e non come atto effettuato. Il distico dell’incipit “Lasciami entrare nella tua casa, Signore” è anche, con la variante “dimorare“, la conclusione della poesia, dunque sia tale struttura circolare, sia il tempo verbale al futuro che viene usato all’inizio delle due strofe in cui si snoda il canto, confermano il desiderio dell’ingresso e della dimora, che appare tanto grande, quanto grande è l’umiltà che il poeta mostra (“Vi entrerò a piedi nudi”) nell’esplicazione del desiderio e la consapevolezza dei valori e della pienezza misterica che l’ingresso e la dimora nella casa di Dio gli consentirebbe. Abbiamo definito la poesia “canto”, infatti è tale, non solo per la presenza del distico”Lasciami entrare | ….dimorare | nella tua casa Signore, che si ripete anche all’interno, come un ritornello, tra le due strofe che la costituiscono, ma anche perché con stile formulario, queste iniziano con lo stesso verso( “Vi entrerò….) e all’interno presentano elementi formali che la rendono particolarmente musicale e cantabile, insomma particolarmente idonea ad un inno corale a Dio; ad esempio, la presenza di consonanze: entrare | Signore, di rime: altare |… navigare, di assonanze:pane |…saggiare; di consonanze e di assonanze interne… piedi nudi, cosa sola. Dunque una spazialità che ascende come quella dantesca a Dio, tuttavia non pare che ci sia un punto d’arrivo, un termine del peregrinare, se la condizione interiore dell’artista resta quella dell’attesa, infatti nell’ultima lirica il poeta si sente ”un acrobata su fili sospesi”,”un punto e virgola su posizioni d’attesa”e lascerà il foglio in assoluto silenzio,”paralizzato”; la stessa condizione d’attesa si trova nella lirica iniziale”Aspittannu”, in siciliano. All’interno di questo cammino, vari momenti di realtà passata e presente si susseguono in una altalenante proiezione fisica e metafisica verso un futuro filosoficamente e teoricamente programmato e voluto, praticamente e concretamente con dubbio agognato.

In Ricerca è il passato inconsapevolmente vissuto che il poeta ricerca e vorrebbe sognare, ma il sogno”non sente più il nostro richiamo”, per cui ”credere di sognare | è come masticare realtà | senza ingoiarla. In La macchina del tempo, il trascorrere degli anni segna la fragilità dell’esistenza e il volgere della storia:”siamo panni | stesi a asciugare|esposti|a mutamenti storici, dice il poeta che al tempo mutevole e travolgente, pieno di assordanti e inutili frastuoni, oppone il silenzio, momento di epifanica rivelazione. La tematica filosofico-esistenziale si accompagna alla sensualità panica, di matrice dannunziana che immerge l’essenza dell’io nella natura in un osmosi coinvolgente che annulla identità. Nella lirica Il bacio leggiamo: “Evaporano le nostre figure | come celesti corpi | in un buco nero” o ancora in Fiume: abbandonandomi alla corrente | resi la mia natura | di fluido elemento.

La consapevolezza dei mali che affliggono il nostro secolo, ispira poesie come XXI Secolo: ”E’tempo di canicola | gli sciacalli scarnano | quel che resta nel giorno | abbandonato dal branco, o come Sicilia, dove è forte anche la denuncia di arroganze e sopraffazioni ancestrali che hanno impaurito, angosciato ed infine oscurato le coscienze:Nascivu ‘nta sta terra|  ...unni a notti nun è notti | ma scuru di cuscenza. I temi sin qui proposti sono trattati dal poeta con un linguaggio altamente poetico, dove le metafore si caricano icasticamente di pregnanza semantica e colgono l’essenza del profondo afflato poetico di Ignazio Balistreri, che meditando su di sé, sull’uomo, sulla natura e la storia trascende il carattere transeunte della terrestrità nell’attesa di una metafisica ascesa che lo lasci dimorare nella”Casa del Signore.

Recensione
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