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Cammino a piedi nudi

“Cammino a piedi nudi” di Francesco Terrone è una silloge lunga e complessa, in cui la religione ha sicuramente una funzione chiave nell’esplicazione dell’io e della sua visione del mondo.

Il carattere agiografico o elogiativo del primi componimenti, così come di altri che si incontrano nel prosieguo della raccolta, rivelano subito che Sant’Antonio, la Madonna o Don Luigi, Don Salvatore, etc... sono per il poeta dei modelli che indicano il cammino, il modus vivendi da seguire affinché la vita si permei del valore per il quale siamo venuti al mondo e nel quale si trova la nostra ragion d’essere. Tale valore è l’amore che, emanazione divina, diviene per chi lo sa cogliere forza travolgente dell’anima, trait-d’union tra il mondo e Dio, che proprio per un atto d’amore lo ha creato. La carità ci unisce in mistica comunione con Lui che, in virtù di tale disposizione dell’animo, ci guida in ogni piccolo gesto della nostra quotidianità, ci induce a vedere la sua presenza in ogni essere vivente, in ogni elemento della natura: nel cinguettio degli uccelli, o nel soffio del vento, nel cadere placido delle foglie, o nel silenzio, quando più profondo sentiamo nella solitudine la sua voce.

”Il mio Dio \ piange,sorride...\ Ama...\ Il mio Dio \ sa aspettare. (Il mio Dio,pag.64).

Questa poesia, come tutte le altre rivelano l’immensità dell’amore di Dio nei confronti dell’umanità; di fronte al male e alla sofferenza, nel suo divino afflato, Egli piange, ma sorride anche perché ama e nel suo amore sa aspettare il ravvedimento, il ritorno all’alveo del suo fiume. In un’opera in cui fede, carità, speranza sono parole-chiave, non manca quindi la consapevolezza della sofferenza, del male, della brutalità che caratterizza la società attuale, ma Dio sa attendere, non rinuncia alla redenzione salvifica delle sue creature .

La vita di ognuno di noi è “Un granellino\ di sabbia, ”ma la piccolezza è riscattata dall’amore che trova proprio nell’insieme dei granellini di sabbia l’esplicazione della sua essenza:” Cos’è l’amore \...L’insieme\ dei granellini di sabbia\...(Cos’è..., pag.38). F. Terrone, insomma, novello apostolo, trasmette appieno il senso della comunicazione verticale dall’uomo a Dio e da Dio all’uomo, ma la verticalità del rapporto in nome delle le tre virtù teologali, trova il suo presupposto nella considerazione orizzontale dell’umanità, infatti da un lato lo sguardo rivolto al Signore è matrice di speranza che allevia i dolori e le pene sparse nel mondo, dall’altro lo sguardo rivolto alla terra, gli rivela anche come molta gente non condivide l’atto ascensionale, né la sublimazione della sofferenza che da tale atto deriva. Così essa rimane abbarbicata alla terrestrità e, persa la ragione, trova nel potere, nella ricchezza, gli idoli da venerare, le irrazionali motivazioni del suo vivere,al punto da ignorare l’altro, da negarne la dignità, ma” che sarà del nostro mondo senza l’uomo?\ ...\ nulla!” (E’notte, pag.46) . Un interrogativo ed una risposta drammatici, che inducono il lettore a riflettere sulla sofferenza dell’autore che,se da un lato trova in Dio la ragione d’essere della sua vita e nella morale cristiana l’ideologia che sorregge la sua etica,dall’altro guarda con orrore la deviata e deviante umanità che attratta da falsi valori, erra vagabonda nel mondo.

Ma l’errare nel perseguire mendaci dei (potere, ricchezza) è errore , è irrazionalità, è pazzia,e, l’Orlando ariostesco, a tal riguardo, è un imperituro esempio. Vivere le tre virtù teologali, è la condicio sine qua non è possibile la salvezza dell’umanità, al di là resta la folle idolatria di falsi valori che portano a disconoscere l’altro, a divenire lupi che azzannano nell’incolmabile bramosia di “essere e di avere”: il plautino”homo homini lupus”, mai come oggi continua ad essere attuale. La crescente disparità tra ricchi e poveri, connessa all’attuale crisi economica esige che “il cappotto blu, dalla lunga coda “ (pag.33), metafora dell’amore, esca dalla noia dell’armadio e venga indossato affinché ci si avvii verso una considerazione “umana- divina della divina- umanità.

Tale connessione non è blasfema se Dio per amore è diventato uomo e “avere un cuore grande \ quanto il mondo per amarlo \ indistintamente tutto” non sarebbe più desiderio o addirittura utopia, ma realtà. Sicuramente è una realtà lontana, se consideriamo che già sono trascorsi più di duemila anni da quando Gesù si è immolato per noi e forse ne trascorreranno ancora altre “cinquemila”ma” sicuramente ci sarà \ il senso profondo \ dell’amore!”. Sono questi i versi con cui si conclude la silloge di F. Terrone che, pur nella consapevolezza drammatica del male esistente, condivide la speranza divina in una palingenesi universale dell’umanità.

Recensione
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