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Come... arpa eolica

Il titolo della raccolta poetica di Fiorella Brasili, Come... arpa eolica, è in perfetta sintonia con il quadro di Ilario Pieri, riprodotto in copertina, anche se l’arpa della pittura non è eolica, perché tende ad avvalorare la poesia come spontanea espressione polifonica dell’essenza dell’io.

Non vibrano le corde dell’arpa, attendono che fiaccola implorante ottenga grazia di metafisica sapienza, solo allora la poesia potrà vibrare e, come arpa eolica al soffiar del vento, suonare di quotidiana umanità, indicare direzioni e mete da perseguire, errori da evitare, valori da coltivare per incamminarci verso un mondo ed una società migliori. Il grafema sospensivo del titolo diventa simbolo di attesa, espressione di richiesta e ricerca di poesia ispirata a sapienza valoriale , a denuncia del male che ottenebra la società attuale, ma anche evidenzia la stretta connessione che si instaura tra il dipinto, il titolo e la poetica dell’autrice che nell’atto poetico esprime il quid metafisico e cristiano che glielo ha ispirato e dettato. Tale poetica è rilevabile in tutte le tre sezioni della raccolta, infatti la poetessa, a prescindere dall’argomento proposto, sa cogliere sempre e comunque valenze esistenziali ed etico-morali che nel dettato evangelico trovano la loro matrice.

La poetessa, come arpa eolica al soffio del vento, è capace di musicare tutte le corde dell’esistenza e cantare attraverso la sua vita, quella in genere della donna nell’armonica coesistenza della pluralità dei suoi ruoli: figlia, moglie, madre, lavoratrice anche fuori dalle parete domestiche, è sempre asse portante che si prodiga ed agisce , che sa gioire e soffrire con chi e per chi le sta vicino, che sa ammonire e consigliare con saggezza e consapevolezza della realtà: “Realizza, ragazzo mio,\ il tuo sogno...\ nel rispetto dell’altro \ soprattutto di te stesso \...\ assaporerà l’immortalità \ solo l’uomo che vive \ con trasparente dignità \ che in questa epoca \ disgraziata e disgustosa \ è spesso offuscata \...” (L’ebbrezza del sogno, pag.19) , ma che sa anche soffrire e disperare di fronte ad ingiustificati soprusi: Se un giorno \ dei tuoi soprusi stanca \ mi vedrai andar via \ non mi fermare, \ ... “ (Non mi fermare”, pag.13) , ma soprattutto di fronte alle disillusioni sentimentali e politiche riesce a trovare attraverso la fede, la speranza e la voglia di continuare : “Nelle notti insonni, \ del mio pianto bagnate, \ ...\ solo la speranza mi trattiene”.(Idem).

Nella sezione natura, luoghi e paesaggi emergono in tutta la loro bellezza e spesso la poetessa in essa immersa, vive una sorta di panismo spirituale e condivide nel suo animo la serenità sublime che il paesaggio emana: “In questa atmosfera incantata, \ trascorro la mia giornata \ e, libera la mente dai tristi pensieri, riassaporo delle cicale l’ allegria.( Amante fedele, pag.46); oppure trasporta la sua fantasia nel mondo dei miti : ”mi par di vedere la Calipso ninfa \ che ancor di Ulisse innamorata \ attende il suo ritorno, ansiosa. (Milijet, pag. 49).

La sezione “Rime sparse” ricorda nel titolo le omonime rime o Canzoniere di Petrarca, ma è un’affinità esclusivamente esteriore se si prescinde dell’unico denominatore comune: la fede in Dio, presente in entrambi gli autori, però nel poeta trecentesco in genere produce sensi di colpa, essendo una donna terrena l’oggetto dei suoi desideri, in Fiorella Brasili invece il cattolicesimo è gioia, è energia vitale, è esaltazione della chiesa e dei suoi sommi rappresentanti ed è soprattutto sistema etico- morale che la induce a denunciare con veemenza l’egoismo imperante, l’odio, la lussuria, la corruzione, la povertà e la disoccupazione le che caratterizzano la società attuale: ”L’ingordigia e la Bassezza \ dominano degli umani l’animo \ e con l’Ipocrisia \ le menti ubriacano e allettano \ con miraggi di potere.”(Pericolosa fuga, pag.67), determinando depressione, solitudine ed alienazione:” Ieri era solo l’inquietudine \ a tormentare dell’uomo l’animo, \ oggi è anche l’alienazione \ a graffiare la sua Psiche. \ stordito dal fragore \ l’uomo si sente solo \ nel disagio esistenziale \... \ barcolla disperato \ per la precarietà del futuro” (Difficile realtà, pag.66).

Da un punto di vista estetico-formale i versi di Fiorella Brasili in genere si caratterizzano per un’intessa musicalità, grazie agli ictus che sapientemente cadenzano le parole dei versi, soprattutto quelli più lunghi, quali l’endecasillabo, il decasillabo o il novenario:” Sulla banchina dell’antico porto \ vagando vai cane solitario \ in compagnia dell’antica luna” ( Cane solitario,pag.69) o alle rime ed assonanze che, pur trattandosi di versi liberi, talvolta caratterizzano le composizioni poetiche: “da essi curiosamente attratti \ tendono le piccole mani \...” (Sotto l’albero dei sogni, pag.72); che domina il mare \ alla mia vista appare (Taormina,pag.48). Il linguaggio è semplice, quotidiano, alieno da impennate auliche e tuttavia pregnante , capace di cogliere appieno l’atto emozionale che ha generato l’ispirazione.

Recensione
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