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Come gocce di rugiada

La poesia per Anna Scarpetta è “come gocce di rugiada”, che rinfrescano e danno vitalità alla natura, è strumento attraverso il quale disseta e gratifica il suo spirito, sublimando dolori e sofferenze ed esprimendo pensieri e sentimenti. Insomma la parola poetica è esternazione dell’io nel suo percorso ideologico e sentimentale, attraverso la quale non solo guarda nel fluire dei suoi sentimenti e ricordi, ma s’immerge anche nel mondo con le sue contraddizioni, i suoi problemi sociali ed economici in cui la globalizzazione l’ha progressivamente immerso, come una voragine infernale da cui sarà faticoso risalire.

Sorretta da una profonda fede nel Signore che le dà “… pace nel cuore … \ … rinascita ogni volta, nell’anima, \ per andare avanti.” (in Sei il miracolo vivente, pag.93), sorretta da “… quel sorso di vita divina,…” che trova espressione nell’amore, il suo “cuore sembra avere un’altra ragione, sente altre pulsioni” (in L’amore è il grande miracolo, pag.66) e ciò le consente di guardare, comprendere e soffrire per la povertà dipinta “ nel volto macilento di un bambino” (Per capire la povertà, pag.67), a denunciare la guerra e i tanti mali di questo mondo, contro i quali nulla ha potuto e può la cultura di tutti i popoli, sebbene la diversità di ideologie e religioni non dovrebbe escludere la solidarietà, la possibilità di convivenza, perché in qualsiasi modo lo si chiami “Iddio è eterno ed è uguale per tutti”  (in Un veliero di utopie, pag.87).

Ma se la fede la sorregge, non manca la nostalgia del passato, di fronte al trascorrere inesorabile del tempo, tangibile nel passare delle stagioni e nel suo tracciarsi sul nostro corpo e allora “…sul filo invisibile del tempo (La danza dei ricordi, pag.61) comincia “la dolce danza dei ricordi” (idem). Così, eccola giocare come una volta, a nascondino, eccola guardare la sua mamma, mentre cuciva “… tanti bei vestiti particolari” (Mi piaceva guardarti, madre, pag.30), ecco gli zampognari a Natale … e tanti, tanti altri ricordi affiorano alla mente e diventano poesia.

Ma, pur indugiando à la recherche du temps perdu , come M. Proust, la memoria non esclude, come già si è rilevato, la considerazione dei grandi problemi di oggi, né la descrizione di eventi o luoghi particolari che maggiormente hanno suscitato in lei emozioni e sentimenti speciali quali, ad esempio, la fiera del libro, i Murazzi del Po, la città di Firenze o il Vesuvio.

Tutto questo ed altro ancora le gocce di rugiada propongono al lettore. Goccia- parola, rugiada-poesia, metonimie perfette di queste composizioni, le cui numerose occorrenze rivelano ulteriormente l’importanza del ruolo che alla poesia assegna Anna Scarpetta che, come sostiene Auerbach, privilegia “la visione dal basso”, ossia creaturale, cristiana, non solo perché muove dalla profondità della realtà, ossia dagli umili e dagli oppressi, ma anche perché propone l’autenticità affettiva che la lega ai suoi cari, ai luoghi, ad eventi particolari.

Il suo stile semplice, caratterizzato da pregnanza lessicale, ma alieno da ricercatezze è, come sosteneva G. Bárberi-Squarotti, esso stesso un’ideologia in quanto per suo tramite, la poetessa riesce ad organizzare ed esprimere la sua particolare visione della realtà per offrirla così elaborata all’intelligenza e all’anima del lettore.

Recensione
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