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Il volume Come per acqua chiara di Nicola Prebenna si presenta al lettore più come un poema che una silloge poetica, infatti i testi hanno una strutturazione narrativa tesa a sviluppare il momento ispirativo in un susseguirsi d’immagini e momenti, rivelatori di una prolifica capacità di cogliere, ascoltare e dire il mosaico spesso confuso dell’animo umano. Sia che il poeta indaghi e proponga eventi, momenti e stati d’animo soggettivi, sia che si colleghi ad avvenimenti che scandiscano i momenti più terribili del nostro presente, sempre rivela una composizione poetica che, in contrasto con la sintesi ermetica e con le tendenze “al non senso” di certi movimenti pseudo-avanguardistici, distesamente ed epicamente racconta, coinvolgendo il lettore nel movimento emotivo e critico-riflessivo che caratterizza la poesia di Prebenna. Movimento emotivo e critico-riflessivo abbiamo detto, infatti il pathos spesso doloroso da cui promana l’epos, poi tende a spianarsi in considerazioni che, metaforicamente proposte, si propongono, come “correlativi oggettivi” in cui, alla maniera montaliana, la riflessione si pratica nella ricerca di parole che colgano semanticamente la carica emotiva da cui scaturiscono. Ad esempio, Alatri diventa “punto, ombelico del mondo” (Ritorno ad Alatri, pag. 62)

Ma pathos e logos non sono le uniche motrici della poesia prebeniana, infatti esse si vestono di ethos e quest’ultimo consente ai versi, costruiti sempre in uno stile sobrio ed equilibrato, di proporre verità e valori che, pur partendo dal contigente, dall’hic et nunc, dal presente (leggasi, ad esempio, Mesopotamia dimezzata) non solo hanno un’essenza universale, ma sono forieri di universalità anche per la poesia che li propone e le reitera al di là di ogni limitazione cronotopa che solitamente caratterizzale mode transeunti dell’oggi e del banale.

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