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Come sono messe le lampade

La prima poesia della breve raccolta pone il lettore di fronte a un lungo arco temporale: dieci anni vissuti sempre allo stesso modo; ne consegue che la lirica è prologo e nello stesso tempo epilogo di un processo vitale che non presenta variazioni. Ciò induce la poetessa ad affermare con amara ironia, che vendendoli all’asta, basterebbe comprare “almeno il primo anno” incellophanato,oppure che bisognerebbe “lasciarli riposare in frigo | e poi stenderli sul piano di lavoro | e farci dei biscotti” (pag.2, 3).

Di fatto dietro questa gozzaniana ironia si svela l’amarezza di un percosso vitale speso nella richiesta di amore, per cui i dieci anni diventano una lunga marca temporale, costantemente rivolta alla ricerca dell’io attraverso l’altro a cui dare e darsi. Lui le manca, tuttavia “parole nuove sorgono” dal suo ”ripiegamento” (pag.5), perciò la poesia diventa libertà. Ma la funzione salvifica di quest’ultima non determina una costanza esistenziale dell’essere, infatti la poetessa ricade nella sospensione interiore e afferma con moduli espressivi anch’essi crepuscolari, che “questa porta non si apre e non si chiude”(pag.6) e va al supermercato “perché tra i generi vari potrebbe esserci lui” (pag.7); né l’amore rinasce a primavera :in una natura ecologicamente sconvolta “neanche l’amore tra un uomo e una donna segue più il ciclo delle cose”. Di fatto Marta si rende conto di avere sbagliato a cercare di interagire con lui,doveva “parlare con la vita” (pag.11), talvolta è nel “dettaglio”che si nasconde la”visione d’insieme” e qualunque sia la condizione che si determina, è la strada da seguire, è ”l’attimo che volevi accaparrarti e diviene perciò l’attimo perfetto” (pag.14) e di esso non è concessa copia.

L’uomo verde (pag.12), che in una sorta di transfert onirico coincide con la figura paterna, c’era e continua ad esserci “per riempire tutti i vuoti” (pag.15). Insomma trattasi di un amore finito solo nell’interazione fisica, ma persistente nella sua purezza originaria nel profondo dell’io e che proprio per questo, sacralizza quei dieci anni tutti uguali, ma anche tanto dolci da “farci dei biscotti da mangiare la mattina e la mattina ripensarci (pag. 3).

Recensione
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