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Come tela di Penelope

Il titolo, Come tela di Penelope, ripropone quello della prima poesia e racchiude in sé il senso di tutta la silloge: la vita in genere, la vita della poetessa nello specifico è come tela di Penelope, ma questa mitica donna, emblema dell’amore nell’odissea omerica, nella silloge è divina o casuale?…non si sa, ma di fatto sia essa metafora di entità divina o del caso, di fatto la vita segue sempre il suo corso: tu, come Penelope, cuci, cerchi “ancore, ormeggi,\ funi forti e nodose \ a tenere saldo ciò che sta sfuggendo \ o ad afferrare ciò che s’intravede” (in Come tela di Penelope, pag. 15), ma è tutto inutile, tutto scorre, va, “panta rei” per dirlo con la nota asserzione eraclitea, ma in questo flusso, qualcosa di stabile, di attaccato ad un grande e saldo scoglio c’è: è l’amore di cui Penelope, come si è già detto, è emblema e per il quale lei non cessa mai di cucire e scucire la sua tela per ingannare i Proci.

Palma Civello, nuova Penelope, trova anche lei nell’amore per il suo uomo, la forza propulsiva del vivere e non è un caso che, nonostante il trascorrere incessante del tempo, nonostante la dimenticanza celi ormai molte cose è ”… inciso nel cuore \ quel primo battito soltanto tuo \ e quel primo bacio sfiorato” (Di vita e d’amore, pag. 37). Di conseguenza la concezione bergsoniana del tempo come durata, se non ha valore per la poetessa nel considerare i vari accidenti eventi della vita, ormai dimenticati, ha profonda e sublime significazione nell’ambito dell’amore per lui che si nutre sempre e vive e vive sempre nel suo io, condizionando ieri come oggi il suo agire e “guardando nei suoi occhi,\ non teme tempeste \ o rughe o venti pungenti” …\ ….\ …Cupido \ ha scagliato quell’unica freccia \ mai più sradicata \ e sempre più sprofondata.”(in Di vita e d’amore, pag.37).

Ma l’amore che nutre l’animo della poetessa non va inteso in senso restrittivo, rivolto solo a lui, infatti esso si estende e si espande ed abbraccia progressivamente i familiari, la società, il mondo e in questo suo espandersi, al di là di ogni volontà di saggia resistenza non può non trasformarsi in sofferenza, rabbia talvolta, nello scoprire il male che c’è nel nostro pianeta, sì da indurla “a gridare al tempo \ le sue infamie \..., a scoprire e sconvolgere“… le carte contraffatte \...le regole sbagliate\…” (Saggia follia, pag.35).

E in questa amara consapevolezza diventa forte il bisogno di solitudine e silenzio, che prega, implora perché esso torni “… a lenire i bruciori e le vampe \ che s’alzano alte \ e urlano al cielo \...” e le parli “… con voce suadente,\....”(Preghiera al silenzio, pag.68). Ma noi donne siamo sempre capaci di ritrovarci di ritrovare l’energia vitale “… perché l’impeto e la forza \ di un soffio inafferrabile vivono …” in noi e siamo creature in cui c’è “un universo ancora da scoprire, infatti racchiudiamo in noi il meglio di tutte le stagioni di “ … tutto ciò che di bello, affascinante \ e forte esiste” ” (Universo donna, pag.23) e perché tale vigoria si possa esprimere, bisogna che il Signore navighi con noi, infatti è solo Dio che può “indicare la giusta direzione”, che può “cambiare i cuori \ e, prendendoci per mano, \ fare attraversare ogni strada \ ed ogni uragano,…” (Navigare insieme, pag.46).

Potremmo ulteriormente dilungarci nell’analizzare il poliedrico contenuto della silloge di Palma Civello che dalla vita e dalla sua vita, dal mondo e dal suo mondo trae linfa vitale per cui possiamo sicuramente dire che come Vivian Lamarque ci propone mini-racconti in versi, pervasi da una tensione ossimorica, dove amore e sofferenza coesistono in uno spazio mentale che non anestetizza affatto l’emozione,ma la restituisce con profondi affondi verbali che solo l’ispirazione poetica riesce a trovare e ad imprimere sulla carta bianca, infatti la poesia “Arriva quando il cuore \ è in piena \ e straripa di onde sfiancate \ …\ Arriva quando un urlo \ non può trovare la sua strada \ …\ Ed è conforto, \ è compagna amabile…\...” (La poesia, pag.77) e concludiamo è catarsi dell’anima, sublimazione dell’io.

I versi sono liberi da ogni deliberata costruzione formale, ma pur nella loro emancipazione espressiva,presentano una piena misura ritmica che dà consistenza all’essenza, scandita attraverso una sintassi e un lessico sobri, ma plastici e visivi nell’immaginifico, grazie anche a frequenti strofe caratterizzate da climax ascendenti o da versi e parole anaforici che nella loro iterazione danno oggettivazione quasi fisica alla semantica del testo.

Recensione
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