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Disarmonie del cuore

Disarmonie del cuore è una silloge poetica raffinatissima, di elevata strutturazione stilistica. Il linguaggio spesso metaforico, la sintassi in prevalenza paratattica, l’aggettivazione focalizzante la pregnanza semantica delle parole sono gli elementi formali attraverso i quali Carmela Tuccari dà veste poetica alle disarmonie del suo cuore . Sentimenti, ricordi, incrociarsi di stati d’animo diversi,osservazioni su ciò che è o avrebbe potuto essere, riflessioni etico- morali e sociali rivelano nel loro poliedrico proporsi poetico, l’essenza interiore dell’autrice.

Trattasi quindi di poesia esistenziale che scandaglia l’interiorità nei suoi meandri più reconditi, che porta alla luce, rivestendoli dell’afflato magico che solo la vera poesia sa dare, eventi e sentimenti che il trascorrere del tempo non cancella, ma semplicemente nasconde nel lago profondo dell’anima, a causa dell’ingombrante presente, dell’hic et nunc che esige lo spirito e la mente sgombri da ciò che è stato, da ciò che non urge nella necessità dell’odierno compimento. La silloge, a rimarcare lo stretto collegamento tra letteratura e vita o meglio, in modo più specifico, tra poesia e vita di Carmela Tuccari, è avvalorata dalla presenza di fotografie che danno concretezza visiva a personaggi e realtà paesaggistiche cantati nei versi. Aprono la raccolta la bellissima foto della poetessa giovane, sorridente e felice, quasi in panica unione con la natura e la poesia “Pensieri in versi”. Ciò non è un caso, considerato che l’io e la poesia assumono una valenza programmatica, poiché rivelano al lettore la poetica che presiede alla composizione dell’opera: l’identificazione dell’io con la poesia, poiché nell’esplicazione del suo sentire in versi, dei suoi pensieri che “impigliati \ alla ridda consueta d’inutili fardelli,\...\ anelano poesia”, (Pensieri in versi, pag.13), l’autrice trova l’essenza e la pienezza di sé. La prima parte della silloge propone liriche in cui la poetessa rievoca il suo amore, negli imput impetuosi e sensuali della gioventù: ”Arpeggia sulla mia pelle \ la tenerezza delle tue dita” (...E ti ritrovo, pag.18) e nella dolcezza pacata dell’oggi: “...\ e la tenerezza dei tuoi baci \ ha il sapore pieno \ dei frutti dell’autunno.”(Il tempo dell’amore, pag. 16). La natura nell’espandersi poetico del sentire, diventa complice o metafora stessa della pienezza d’amore: ”Poi fu il tempo del grano \....\ il tempo del raccolto delle pesanti gerle \...”( idem); “Ora le tue parole ,come allora,\ rifrangono lame di luce \ sull’apatia del cuore...” (Ora le tue parole, pag. 20).

Per meglio rimarcare desideri o stati d’animo, la poetessa talvolta ricorre all’uso dell’anafora, come quando invita a cogliere attraverso il ricordo, frammenti di passato per vivere ancora piacevoli emozioni : Cogli sensazioni rapide \ sull’orlo d’un sorriso \...Cogli freschezza di sentimento \...non guastarne l’essenza \ non scrutare precipizi” (Avrai ancora emozioni, pag.21), o quando rievoca l’amore di un’estate: Di...te \ mi rimangono \ parole a mezz’aria \ ...\ Di...te mi rimangono \ concerti di risate \...\ Di... te \ mi rimangono \ sospiri di viole \....(Di te mi rimangono, pag.27). In quest’ultima poesia anche la disposizione grafica dei versi acquista come nei Futuristi, valenza semantica, infatti essi sembrano riproporre il labile ondeggiare dei ricordi legati a quell’amore estivo di cui restano solo due viole che”ammiccano \ dalle pagine bianche\d’un amore sgualcito”. Comunque la natura non è mai disgiunta dal sentire dell’io, anche quando in qualche lirica la descrizione paesaggistica è prevalente, come in Scirocco (pag.33).

Il ventaglio memoriale è ampio e oltre all’uomo amato, la poetessa dà voce all’amore filiale, materno, a quello che lo lega altruisticamente all’umanità .

Così non può non esprimere la sua tristezza per l’infanzia violata “...\ nel primo sbocciare degli anni \...”(Infanzia violata, pag,46), o per l’emigrazione a cui ieri come oggi tanti giovani, non escluso il figlio, sono costretti, per cui “...\ La speranza nidifica ormai \ in luoghi stranieri \...”(Strade di lava, pag.66)...\ e dentro mi trema quel vuoto \ come al tuo primo distacco \ dal mio seno \...”( Tristezza,pag.64). Particolare attenzione merita l’ultima poesia della silloge, unica ad essere tradotta anche in inglese, essa infatti non ha un carattere memoriale, ma si lega all’oggi alla condizione esistenziale dell’uomo attuale che dietro l’esternata, apparente sicurezza, di fatto vive una profonda solitudine, deprivato com’è di valori e significati che possano colmare il suo connaturato desiderio d’infinito.

Recensione
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