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Esortazioni solitarie

La silloge Esortazioni solitarie di Miryam De Luca, rivela sin dal titolo una confluenza ossimorica di speranza e di amarezza perché le esortazioni sono solitarie, rivolte inutilmente a se stessa nei momenti di appartata riflessione, ma anche al mondo, alla società pur nella consapevolezza che esse sono voce nel deserto.

L’immagine di copertina riproduce un dipinto di Cinzia Romano che ai versi si è ispirata e propone appieno la suddetta valenza semantica, infatti l’ ampio deserto in mezzo al quale siede solitaria la poetessa, mostra lontano gli alberi di un’oasi e all’orizzonte, il sole sorgente, simbolo della speranza che nonostante tutto, persiste, non muore mai. Il mare, le cui occorrenze sono numerosissime, è il correlativo analogico, oggettivo di ascendenza eliotiana, a cui maggiormente viene affidata la rappresentazione poetica del sentire.

L’agitarsi delle sue onde diviene cosi espressione di sofferenza che nel procedere del percorso vitale, investe l’io, sia nella triste e malinconica lettura esistenziale della sua interiorità, a causa della quale spesso si sente”… come un delfino tra le sbarre \ …”; (in Delfino tra le sbarre, pag.49), sia nel rapportarsi con chi le è o le è stato vicino e per incomprensione è indotta a scappare, a “camminare con la testa bassa\...” (da Incomprensioni, pag.43), sia nel guardare e riflettere sulla società attuale, della quale denuncia le numerose storture, quale, ad esempio, la condizione dei profughi: ”Anime asfitiche…\ arrivano sui barconi…\...\ Alle spalle l’Africa \ madre profanata e abusata \...” Ma il mare è anche il correlativo a cui maggiormente viene affidata la rappresentazione poetica della speranza, della vita da vivere comunque, anche dopo le cadute,le delusioni, le amarezze, siano esse originate da problematiche esistenziali o sociali, perché “la speranza”, come sostiene Emily Dickinson “è quella cosa piumata, \ che si viene a posare sull’anima \...” e “canta melodie senza parole \...” (da Silenzi) e, in sua assenza, senza il suo profumo, sostiene Miryam De Luca, “Il mondo sembra deserto “ (pag.73).

Anche le foto di Emiliano Milanese propongono spessissimo il mare, ora calmo e sereno, ora infrangere furioso le sue onde sugli scogli in piena armonia visiva con lo stato d’animo della poetessa. Il mare quindi è la parola-chiave intorno alla quale si espande attraverso la parola poetica l’anima, di conseguenza al correlativo mare-anima, dobbiamo aggiungere il correlativo parola- poesia. perché senza la parola non si sarebbe potuto snodare né il sublime verseggiare, né la sua rappresentazione visiva attraverso la pittura . E’ vero si comunica anche con i gesti, con lo sguardo, persino con i silenzi, ma niente come la parola riesce a fare incontrare l’anima e la mente e, se la parola diventa poesia, essa fa evaporare nella levità, affanni e dolori, condivide e comunica speranza e serenità. Miriam De Luca è perfettamente consapevole di questo, infatti va” dove le parole non pesano \ e come aria raggiungono il sublime\... “consentendole di ricucire” … con fili di sole strappi di vita \ che non piangono più \... “ e “Scivolano ora tra le dita \ pensieri come seta” (da Il Sublime, pag.47).

La poesia, così come la musica, ha dunque un potere catartico, ma anche una funzione genitoriale perché guida, fa discernere,aiuta a seguire il bene e a denunciare il male. La silloge presenta uno stile consono al sentire: chiaro e profondo nel linguaggio, impreziosito dall’uso di metafore (es. “petali di luna”, pag 63) e di altri tropi che danno pregnanza al sema delle parole; libero nella versificazione anche se assonanze (…rapidi \...scheggiati, pag.67;… sabbia \ … braccia, in Lacrime di stelle cadenti; etc…), consonanze (…penna \ …sonno, in Non chiederò perdono, pag.61;…dita \ …seta, in Il sublime, pag.47; etc..), sporadiche rime (… addormentato \...\...ghiacciato, pag.72) o quasi rime (…incomprensione \...\ … spiegazioni, in Incomprensioni, (pag.43) anche tra versi lontani tra loro, contribuiscono ad accentuare la musicalità del ritmo dei versi.

Recensione
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