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La silloge propone una tematica esistenziale, il cui nucleo è costituito dalle percussioni che il passato, la vita vissuta e la realtà presente generano nell’io che, protagonista, ora con tristezza, con nostalgia, ora con speranza ne ascolta le voci che si espandono attraverso la poesia.

Questa diventa così sintesi di un hegeliano processo dialettico in cui tesi ed antitesi sono rappresentati rispettivamente dalla vita vissuta e dall’io che rivive e rielabora le percussioni che dalla realtà raccoglie l’es profondo. L’uso della terminologia freudiana in un contesto hegeliano è quasi automatico e spontaneo, considerato che la poesia della Gaita non è semplice e tumultuoso espandersi di sentimenti irrazionali e scomposti, quali potrebbero essere, se fossero semplice frutto dell’onirico es, ma poesia raffinatissima,”culta”, si direbbe, in cui l’essenzialità sintattica, la calcolata accentuazione, il linguaggio settoriale, sottratto da vari ambiti del sapere, giocano un ruolo rilevante nel rendere difficile l’ermeneusi dei testi. Ermes trismegisto è stato sicuramente la musa ispiratrice della poetessa che ha dato corpo e veste a versi di sì raffinata fattura, che rompono gli schemi del tradizionale lirismo esistenziale, caricandoli anche di una polisemia che proprio dalla difficoltà ermeneutica deriva. Pare di rinvenire un intento avanguardistico, di rottura del linguaggio tradizionale, tipica, ad esempio, del Gruppo 63, attraverso il quale, la poetessa tende ad iconizzare il labirinto e il magma dell’io e del reale.

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