Servizi
Contatti

Eventi


Girotondo

Il titolo della silloge Girotondo e l’illustrazione di Giacomo Vizzini ci fanno pensare di primo acchito ad una raccolta di filastrocche, ma basta leggere il sottotitolo”Fantasiose rimembranze.... simultanee cadute, perfide amarezze” per rendersi conto che trattasi di un girotondo metaforico, di un girotondo che non vuole certo alludere al gioco dei bambini, ma al movimento circolare della vita, al trascorrere del tempo che la poetessa ripercorre nel flusso della memoria.

La stanchezza dell’oggi è espressa con drammatica intensità, sia semanticamente attraverso la pregnanza delle parole, spesso anche antitetiche, sia formalmente, attraverso il procedere anaforico, nella lirica Stanchezza (pag.15): “Sono stanca.|  .. | di ribellarmi | di accordarmi |.... | di cadere | di rialzarmi | ... | Sono stanca di vivere” . La poetessa in tale condizione psicofisica,oltreché nella solitudine che la circonda, si immerge nel suo passato e gli oggetti, la natura, dotati di vita autonoma, animati e parlanti, entrano in empatia con lei, suscitando il ricordo di persone, eventi, momenti che ormai non esistono più.

Rapidi flashback, che non annullano la consapevolezza che niente tornerà ad essere come prima, generano grande malinconia, amara coscienza del girotondo della vita, sicché, anche quando il presente offre un momento di serenità, questo viene gettato, sospinto nella penombra dei ricordi, o nella consapevolezza dell’approssimarsi della vecchiaia: ”All’alba apro la finestra | ad una sterile giornata.| Il cielo si apre | diventa turchese | ... | E’ primavera.| Rimembranze di lontane primavere.| ...La nostra primavera è finita | Amore.| Ci attende arido inverno.” (Primavera, pag.43).

E’ possibile affermare che l’errare memoriale, il prevalere di una spazialità orizzontale,percossa molto spesso all’indietro,nella malinconica consapevolezza dell’appressarsi della chiusura del cerchio che dalla nascita, attraverso il cangiante e poliedrico percosso della vita, conduce alla morte, costituiscono il nucleo tematico della silloge. Adalpina però, talvolta, sa anche arrampicarsi sulla pertica e, pur tra inevitabili dubbi, quali emergono, ad esempio, nella lirica Chiese, riesce a muoversi in una spazialità verticale che la porta a Dio, ad affidare a lui la sua creatura, a non disperare di fronte alla morte del marito, o di fronte al male e alla sofferenza presenti nel mondo, pur rivestendo sempre ogni considerazione, ogni realtà di quell’alone di malinconia che comporta l’onnipresente senso della caducità della vita, tipica di un’anima particolarmente sensibile e riflessiva, non condizionabile dai bisogni indotti della società massificata di oggi.

I versi scorrono fluidi, musicali, il ritmo si adegua al sentire dell’artista che, grazie all’uso adeguato dei tropi e alla pregnanza semantica, riesce a fare immedesimare il lettore nel suo flusso di sentimenti, memorie, emozioni.

Recensione
Literary © 1997-2024 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza