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Gli editoriali di Giulio Palumbo, pubblicati negli anni ottanta e novanta sulla rivista "Spiritualità e Letteratura", da lui allora egregiamente diretta, sono stati riproposti ai lettori dalla collana "Ercta" (34) della Provincia regionale di Palermo, a cura di Giovanni Dino.

Leggerli produce un effetto catartico, infatti essi parlano al cuore e alla mente, rivelando valenze metafisiche della terrestrità a cui da tempo, nel convulso dinamismo odierno non siamo più avvezzi. Si vuole dire che leggere i suoi editoriali aiuta ad uscire dalla minorità individuale della vita quotidiana per entrare in una dimensione metafisica che si nutre di storia e di società; inoltre le sue parole ci inducono a riflettere sul senso della nostra vita, carpirne il significato, anche quando ci pare che non ci sia più.

Tale comprensione diventa Sorgente di luceche si irradia verso il basso, perché sorgente e verso l’alto, perché di luce, in un cronotopo (spazio orizzontale | tempo finito dell’umanità, spazio verticale | tempo eterno di Dio) di categorie apparentemente antitetiche, di fatto convergenti verso una circolarità in cui si ritrova pienezza di vita.

Insomma, leggere le pagine scritte da Giulio, non solo ci induce ad instaurare un rapporto nuovo con il Creatore, ma tale comunicazione diventa anche azione, attraverso un processo empatico che ci induce ad agire per lenire la sofferenza dei vinti e per condannare l’arroganza e la violenta prepotenza dei vincitori, in maniera tale che il patire degli uni diventi gioia di vita, l’egotismo degli altri altruismo. Giulio Palumbo ha fatto della sua umiltà e della sua scrittura strumenti adeguati a conseguire entrambi gli scopi.

Scuote anche gli apatici e gli abulici la forte denuncia dell’arroganza del potere, dell’asservimento delle masse che, marionette mosse da pupari, seguono dottrine dissacranti dell’umanità.”Tutto è trasformato in veleno. Il satanico affiora con la sua maschera orribile: i piccoli sono uccisi e respinti dal seno materno…, gli adolescenti profanati… Longevità e dolore non sono più accolti. Le vite si spezzano senza che si provi angoscia, né timore.”

Leggiamo queste parole nell’editoriale L’Incognita (N.10 della raccolta). Esso risale al 1989 e pare scritto ieri. Come osserva il curatore della raccolta nelle note introduttive, ”gli editoriali di G. Palumbo non sono legati ai fatti con l’immmediato contingente, ma sovrastano la sfera del tempo naturale e della cronaca”, ecco perchè ancora oggi sono attuali e convincenti, coinvolgenti e stimolanti.

Sicuramente illuminato da Dio, che egli considera “il centro da cui si dirama la storia e da cui questa prende senso”(Il rifiuto della ragione N.15,1991), riesce ad avere capacità precorritrici. “Fu intransigente nella carità”, afferma il prof. Tommaso Romano nella prefazione e, proprio perché tale, ha saputo volare alto, comprendere che “senza Dio il fiume cosmico e storico scorre senza significato”(Idem).

La storia oggi scorre realmente senza senso, avvilita da simulacra di falsi valori che offerti in satura lanx, attirano ammaliatori, la debole umanità. Tuttavia il culto dell’immagine e del successo, del potere e della ricchezza proprio perché materiali e transeunti, soggetti alla finitezza della terrestrità, non riescono mai a saziare l’anima, che nel suo bisogno di certezza continua a chiedersi, come già Ungaretti,”Perché bramo Dio?”

Il bisogno di Assoluto e il ritrovarsi senza ali, spesso “gabbiano ferito, | appena lambito... | dal flutto indifferente del mare (F. Luzzio, Sconfitta, in Cielo grigio) induce a riconsiderare gli Angeli come creature amiche,mediatrici tra cielo e terra, creature che consentono all’uomo di andare oltre lo spazio orizzontale e il tempo finito.

“Etl’ora degli Angeli”scrive G. Palumbo, ripetendo la frase di San Pio da Pietralcina (Al di là del visibile N. 29, 2005), rilevandone l’amicizia e il conforto che Essi offrono all’uomo. Ed egli angelo tra gli angeli in una metamorfosi né ovidiana, né kafkiana, ma cristiana, sa offrire anche adesso che non è più su questa terra, una celestiale serenità, anche attraverso la luce di bontà che le foto che lo ritraggono, promanano.

Se gli angeli sono un dono divino all’umanità illusa e fragile, anche la poesia è tale, infatti essa è considerata da Giulio, così come da altri illustri poeti, “un dono divino concesso a pochi”, (La poesia dell’interiorità e della fede N. 30, 1996) e, proprio perché regalo celeste, non può tagliare le radici che la legano alle sue origini: il religioso.

I testi poetici che concludono il volume mostrano l’artista toccato dal soffio del mistero e, sacerdote carismatico, alita sulla natura, sull’uomo, trasmettendo ad essi un sentire che li innalza sino a Dio: “e miro codesta immensa e pia natura | che del silenzio e della pace in seno | Iddio ripose.(Pace, in Luce ed ombre).

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