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Gli Squali

Il romanzo, “Gli Squali” di Giacomo Mazzariol è, come il precedente, “Mio fratello rincorre i dinosauri”, un’ opera narrativa di formazione e da entrambi si desume la valorizzazione della famiglia come sorgente di un fiume d’ amore. Il titolo, “Gli Squali” è di grande rilevanza semantica poiché riassume metaforicamente la capacità di cambiamento e di adattamento che la società del Terzo millennio esige per le nuove generazioni.

Max , il protagonista, racconta il suo processo evolutivo verso l’età adulta, infatti le sue azioni, i suoi pensieri, sentimenti, emozioni rivelano la progressiva scoperta di disvalori e valori che alla fine gli daranno consapevolezza che il nuovo contesto storico-sociale esige che si diventi “squali”, con uno scheletro cartilagineo in grado di adattarsi e muoversi in ogni meandro dell’oceano della vita. Max, nonostante sia un giovane maturando, è già un esperto d’informatica , al punto da creare e caricare su una piattaforma un’applicazione che ha lo scopo di aiutare i giovani a scegliere la facoltà universitaria.

Quest’azione segna la svolta della sua vita: non più, fatti gli esami, vacanze con gli amici di sempre, ma partenza immediata per Roma, dove lo aspetta il fondatore di un incubatore di start-up, Lorenzo Mutti, colpito dall’abilità mostrata dal ragazzo con la sua applicazione. L’avventura romana lo porta a giorni di vita frenetica, caratterizzati dall’immediato successo, dalla notorietà, dal nascere di un nuovo, forse, vero amore, ma lui non è il primo start-upper e… neanche l’ultimo e … poi, è questa la vita che ha scelto, lo scopo di vita da perseguire?

E’ meglio rallentare e tornare a casa, a Magnano ed essere sempre pronto ad agire e cambiare, adattandosi di volta in volta al contesto in cui opererà. Il Terzo millennio, come si è già detto, esige questo: avere, come gli squali, uno scheletro cartilagineo, flessibile, capace di adattarsi e, come loro, mutare pure il colore per evitare i predatori, come Muzzi.

Il contesto storico-sociale in cui viviamo è caratterizzato dall’egoismo, dall’indifferenza, dalla miseria, dal materialismo, dall’insicurezza e dal disfacimento anche della famiglia; la descrizione della situazione familiare di una delle sue amiche, Anna, nei confronti della quale Max vive anche i primi battiti di cuore è, a tal proposito, un esempio eclatante : “una situazione assurda a casa, tipo padre e madre separati ma ancora conviventi …. Insomma un gran casino. E comunque … era lei a dover badare ai fratelli quasi tutto il giorno”.

Non è così per Max che condivide con i suoi genitori un rapporto armonioso di amore. Così esempio positivo e negativo nella loro coesistenza narrativa, mostrano come dovrebbe continuare ad essere la famiglia e come invece è o tende a divenire. In tale contesto comunque decadente e in disfacimento anche nell’ambito del nucleo fondante della società, i giovani devono cercare di adattarsi, di seguire i flutti cangianti, ma alla fine per vivere con pienezza la propria vita, bisogna che vadano “là dove porta il cuore”, come suggerisce un noto romanzo di Susanna Tamaro. Bisogna scegliere, sul computer si può solo ricercare e la scelta razionale alla fine deve cedere il passo a quella del cuore e Max si è accorto “di quale amore intenso lo legasse a Magnano”(Epilogo, pag.164).

Così comprende che le sue radici sono la sua identità e a Roma, superati gli esami di maturità, ci sarà solo la sede dell’università, la possibilità dell’incontro amoroso con Marta, ci sarà il nuovo appartamento, dove arriverà insieme a lui, il pasticcio di radicchio preparato dalla mamma. Da quanto suddetto si desume che il contesto sociale nello stesso tempo è falso aiutante e vero aiutante: falso, perché inizialmente l’inesperto Max si lascia affascinare ed ingannare dal frenetico ed immediato successo, ma anche aiutante vero perché è tramite l’esperienza effettuata che comprende cosa realmente vuole e qual’ è il comportamento da assumere nell’attuale liquida, disfatta società: essere come squali, adattarsi, nuotare nel marasma sociale per sopravvivere e, forse, riuscire nel tempo a dare un nuovo ritmo di marcia al mondo, per uscire dal disfacimento che porta alla fine.

Il narratore omodiegetico racconta con uno stile snello, un linguaggio appropriato nel lessico e corretto nella morfo-sintassi, ma non mancano alcuni termini scurrili, tipici del gergo giovanile, quasi a caratterizzare la giovane età del protagonista. La fabula e l’intreccio coincidono, sicché il lettore segue gli eventi nella loro successione logico- temporale-causale in un parallelismo costruttivo che ne facilitano la comprensione.

Recensione
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