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Gocce

Una silloge speciale sin dal titolo, Gocce, che metaforicamente tendono ad alludere a momenti, a gocce appunto di vita interiore, di occasioni, momenti reali che di poesia in poesia vengono proposte in una successione metaforica e reale che di goccia in goccia, di poesia in poesia ,ci permettono di sondare l’anima, le emozioni, i sentimenti di Lavinia Alberti.

Ma che cos’è la poesia per lei, perché affida ad essa e non a una pagina di diario il suo sentire? Dalla lettura e da una meditata riflessione si desume che per Lavinia la poesia è come per Dino Campana, pur partendo da diversi presupposti, unico strumento in grado di mediare il rapporto con la verità profonda della vita e del mondo, l’unica in grado di stabilire una rete di riferimenti non univoci,ma aperti e potenzialmente illimitati ai vari campi di esperienza del soggetto: dallo stupore che suscita in lei l’astro nascente (Bagliori, pag.13), al vento che accarezza la sua pelle (Vento di primavera, pag.15), dall’osservare oltre la siepe la sua vita, senza sapere se felice ed appagata (Oltre quella siepe, pag.40), al passeggiare con dita incrociate, dall’osservare il caos del mondo, ai silenzi d’oltretomba che invadono la mente e il cuore, insomma un variegato mondo dell’io e dell’essere in una continua estasi contemplativa della natura e delle metamorfosi dell’anima in una correlazione che investe anche l’amore, gustato,vissuto, ma anche agognato, desiderato,mentre dietro un angolo lui non la vede e “nude mani e piedi” la sua anima è “un pantano \ tomba untuosa in riva al mare” (Angoli, pag.39) e poi c’è anche la noia e, se volessimo proseguire, tanto altro ancora , insomma è in scena la vita di una giovane donna che non a caso ha diviso la sua silloge in atti e prima di chiudere il sipario della rappresentazione poetica, ci dice che “ Da qualche parte pezzi di stelle aspettano me,….\ Da qualche parte..\ La vastità di un bagliore mi aspetta” (Da qualche parte, pag.87).

Ma possiamo anche dire, come sostiene R. Luperini, a proposito di Amelia Rosselli, che anche per Lavinia, la poesia è un luogo di una integrale dicibilità, un equivalente del nesso incoscio\ coscienza, il luogo nel quale vengono meno i confini tra interno ed esterno in una completa ricollocazione dell’io nel suo mondo” e aggiungiamo nella sua interiorità che vaglia poeticamente, come estremo tentativo di comprendere e comprendersi, per continuare ad alimentare le sue sinergie vitali.

Formalmente rilevante è la presenza di rime, assonanze, consonanze (pag.72,73) che insieme all’ictus, danno un ritmo ed una musicalità particolare e naturale, perché, sosteneva Pound nei suoi saggi, come gli elementi della natura, quali ad esempio lo scrosciare delle onde, il frusciare del vento, il ticchettio della pioggia hanno una loro musicalità e un loro ritmo naturale, allo stesso modo ogni interiorità umana, pertanto esiste” un ritmo assoluto, un ritmo poetico,cioè, che corrisponde esattamente all’emozione o alla sfumatura di emozione da esprimere.

Il ritmo di ognuno dev’essere interpretativo, e sarà dunque, in fin dei conti, il suo proprio ritmo, che non imita nulla e non può essere imitato (Literaty essays, pag.25). Né mancano i tropi, attraverso i quali la poetessa mimetizza ed esplicita contemporaneamente il suo sentire, quali iterazioni anaforiche (pag, 49, 87), ossimori (pag.48), etc…

Insomma una poesia dell’anima e per l’anima che nell’esplicazione poetica, trova la catarsi dell’anima e la forza di continuare nel suo cammino per essere ed esserci, come Heidegger propone.

Recensione
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