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I bambini ci guardano. Un’esperienza educativa controvento

La didattica proposta da Franco Lorenzoni è sicuramente controvento rispetto a quella attualmente in uso in genere nelle scuole elementari, ma in direzione del vento se consideriamo l’interiorità vuota, la tabula rasa, come diceva Platone, con cui un bimbo si affaccia alla vita, pertanto prima la famiglia e poi la scuola hanno un ruolo importantissimo nella crescita interiore dei bambini, per dare loro gli strumenti idonei per comprendere in genere la realtà che ci circonda e con la quale dovranno confrontarsi e convivere, seguendo sani principi etico-morali.

I bambini ci guardano, gli adulti sono modello e, se si danno cattivi esempi, la negatività inizia ad allignare in loro, di conseguenza la scuola che ne ha il titolo e le competenze deve insegnare, come si è già accennato, non solo contenuti già determinati, ma anche e soprattutto un metodo di apprendimento valido non solo per le discipline scolastiche, ma anche come strumento attraverso il quale interagire con il mondo e il loro futuro perché la modalità mette in moto la facoltà interiore idonea per la giusta comprensione ed un adeguato approccio a noi stessi e alla società.

Basta la domanda di un bimbo di terza elementare: “Maestro, perché le persone emigrano?”affinché il maestro metta subito in atto il suo sistema educativo che prende in grande considerazione quanto ha scritto il pediatra W. Winnicott, ossia che “nessuno si accorge che i bambini hanno bisogno di dare più che di ricevere”, ma la donazione implica l’accettazione dei doni e se questi sono le domande che i discenti nell’aprirsi alla vita sono naturalmente portati a porsi e a porci, l’insegnante, come il nostro maestro protagonista, non deve dare risposte “preconfezionate”, ma con una maieutica di ascendenza socratea, aiutarli a rintracciarle da soli, in un reciproco scambio docente-discente, in cui le risoluzioni non sono date dalla risposta immediata del maestro, ma dalla progressiva raccolta di dati da parte degli stessi allievi per infine, opportunamente guidati, arrivare alla soluzione.

Dunque il maestro, protagonista di questo romanzo che si può definire pedagogico, non stabilisce lui di giorno in giorno gli argomenti da trattare, ma sono i suoi allievi che nel loro affacciarsi alla vita, pongono domande, quesiti a cui il docente li aiuta a trovare risposte in un reciproco ascolto, in un costante recus (indietro) e procus (avanti) come insegna l’etimologia latina del lemma reciproco, infatti, “prima c’è l’andare indietro, solo dopo l’andare avanti.

Senza un nostro passo indietro che ci disponga e permetta un’attenzione piena ed aperta verso chi abbiamo di fronte, non c’è alcuna possibilità d’incontro” (pag.13). Attraverso tale didattica sperimentale Lorenzoni fa affrontare, conoscere e valutare elargendo in contemporanea anche dei principi etico-morali, i maggiori problemi della società attuale, quali l’immigrazione, il razzismo e in genere le discriminazioni sociali, la violenza, la guerra e sollecita alla solidarietà e all’amicizia tra i popoli perché il principio “dell’occhio per l’occhio rende tutti ciechi” (pag.323).

Con uno stile semplice, chiaro l’autore non solo propone un validissimo metodo di approccio alla realtà e alla conoscenza, ma mette in evidenza anche come è necessario aver paura dell’ignoranza perché è solo attraverso il sapere che, “come ponte tibetano, sospeso sul crepaccio,” è possibile superare “le mille separazioni che avviliscono il nostro vivere sociale” e trovare “una possibilità d’incontro con chi ci appare lontano …” (pag.322).

Recensione
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