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I giorni dell'anima

Vincenzo Rossi è una delle voci più significative dell’attuale panorama letterario. Artista poliedrico, esplica le sue alte competenze culturali e la sua creatività sia nelle traduzioni e nella produzione saggistica,sia nella produzione narrativa e poetica. Prosa e versi trovano il terreno fertile da cui si generano nella vita dell’artista, nella realtà ,nello scorrere inesauribile di eventi normali ed eccezionali in cui si resta coinvolti e che incidono talvolta in modo decisivo sul percosso dell’ esistenza. Sicché la produzione di V. Rossi è l’ennesima prova dell’inscindibilità di arte e vita. Tale unità, proposta per la prima volta in epoca romantica da M. De Staël, mantiene sempre la sua attualità e si crede che non esista epoca e relativa produzione letteraria che possa prescindere da tale connubio, anche quando, come nel Rinascimento, il canone estetico era l’imitazione dei classici.

Troppa vasta la produzione di V. Rossi per costringerla in un discorso che non vuole avere e non ha un carattere saggistico,ma vuole esclusivamente essere una proposta di lettura possibile intorno alle tematiche e all’evolversi dello stile. La dimensione spazio-temporale della propria vita è il contenitore nel quale il poeta raccoglie impressioni,suggestioni,memorie, amori,insomma” l’urlo veloce della vita”, come recita il titolo del la prima lirica della silloge “In cantiere”, appartenente alla preistoria della sua produzione poetica e contenuta come le altre sillogi successivamente prese in considerazione, nella raccolta I giorni dell'anima. Lo stile progressivamente più maturo e pregnante ,più aderente al carattere essenzialmente esistenziale della sua poesia è l’involucro leggero, fatto di sfumata, dolce-amara musicalità, che induce il lettore ad aprire lo scrigno e ad immergersi nella lettura e nelle riflessioni etico-morali che ne conseguono.

Nella silloge” Dove i monti ascoltano” Il poeta, abbandonata l’affollata ed indaffarata vita cittadina, si immerge nella campagna e sa cogliere appieno l’animo del suo Molise, nell’ ”odore antico della terra”, nella “scintilla del piccone sulle pietre”, (Verdi colline, pag.70), oppure sa vibrare,pur nella consapevolezza della sua impossibile realizzazione, di un intenso amore che, quanto più vive nell’immaginifico, tanto più si veste di tenera e fresca sensualità: Vorrei spiccarti e tenerti | pesca bagnata di rugiada | nelle mani per sentirti fremere | e fondere nell’eternità d’un istante | la mia con la tua anima | impossibile amore. (Impossibile amore, pag. 88).

Nella silloge ”Verdi terre” persiste la religione della terra ,ma è unita a un più marcato senso di solitudine nella consapevolezza ineluttabile del trascorrere dei giorni e all’amarezza nel vedere il pianeta aggredito e deturpato dall’egoismo e dal consumismo, dall’arroganza dei potenti e dei forti. In tale contesto che non esclude lo sguardo verso il mondo esterno, il poeta volge la sua attenzione anche verso il suo Meridione, terra di miseria, di fame, ma anche di dignitoso orgoglio che induce gli emigrati a ritornare alle radici, ad abbandonare gli ”insulti” e le “nordiche illusioni” per ”scaldarsi al fuoco dei suoi monti”.

Ne”Il grido della terra”, contro la miseria morale e materiale dei nostri tempi, il poeta eleva isolato la sua voce a cantare il bello e ,attraverso paniche suggestioni di dannunziana memoria,ora ci immerge nell’armonia della natura, ora in quella della bellezza femminile; la prima è animata da sembianze umane: “…..mentre le labbra dell’aurora | bagnano la mia fronte | con la bava della notte (sez. All’uomo dell’atomo, “Mandrie d’uomini”, pag. 371), la seconda, cantata con versi di carezzevole sensualità, è spesso proposta in osmosi con l’ambiente naturalistico che funge da sfondo, come in una pittura rinascimentale: “Dopo il tramonto lungo il viale | mentre scende dal cielo | l’aria carica di odore | la mia fantasia s’infiamma | a guardare sciami di fanciulle | che vanno ridendo | con le spalle e il petto seminudi (sez. I giardini di Venere, “Sciami di fanciulle”, pag.334).Attraverso tale processo di panica esaltazione del bello, il poeta affida alla poesia una funzione salvifica contro gli egoismi distruttori di cui denuncia in una sezione ad essi dedicata, la già citata “All’uomo dell’atomo”, gli aberranti misfatti.

Ma salvifica è ancora la parola quando, abbandonata la suddetta funzione, riprende in “Tempo e parola” la mansione prevalente che il poeta in genere attribuisce al linguaggio: strumento di autoconoscenza, di effusione affettiva, di memoria che in genere il tempo nel suo misterioso esaurirsi e tornare, nel suo estendersi lineare e nel suo circolare ritorno tende ad esaurire, ad intaccare se il verso non ne oggettivasse l’essenza, assicurando insieme consistenza al transeunte e liberazione dal carcere esistenziale che l’opprime.

Il tempo continua ad essere protagonista anche nella produzione poetica data alla stampa nel 2010 :“Poesie ” e “Valentina” e, non è un caso, infatti alcuni testi fanno parte anche della precedente volume I giorni dell'anima edito nel 2004, come le suddette opere, da Il Ponte italo-americano. La particolare modalità in cui la dimensione temporale pare condizionare la vita interiore dell’artista, induce tuttavia a fare una trattazione specifica della silloge, così come merita un’analisi critica a se stante l’opera Valentina perla novità narrativa che la caratterizza.

Il tema-chiave della silloge poetica ”Poesie” come nelle precedenti raccolte, è la vita nella sua dimensione esistenziale. La vita presente, divisa com’è tra memoriali flash-back e precorrimento del futuro che viene mentalmente colto nella sua imprevedibilità e precarietà, pare non avere consistenza e sciogliersi in suggestioni malinconiche che si trasferiscono nella musicalità del lento ritmo dei versi, quasi nenia foriera della morte che verrà: ”Rapido in me il passo avanza | l’autunno nell’inverno | ... (in L’ultimo autunno, pag. 52). Il tempo pertanto acquista la dimensione della durata bergsoniana, in cui il passato condiziona il presente, sebbene nei versi del poeta talvolta sembra investire anche il futuro che appare oniricamente travolto dalla consapevolezza di vivere la scala discendente della vita. Si potrebbe dire che alcune volte si assiste ad uno stravolgimento della dimensione temporale in cui il futuro si appiattisce in un eterno presente che già conosce ciò che l’attenderà:” da dietro la collina delle croci | ...e nelle lettere del tuo nome | mi perdo e più non sento | dell’assediante veglia il peso | anima della tua anima divenuto (in Anima della tua anima, pag. 54). Ma non sempre è così, spesso il passato si limita a condizionare il presente o a rivivere limpido e sereno nella dimensione della memoria e dell’anima, che dal flusso dei ricordi trae linfa vitale o nostalgica consapevolezza della fugacità del tempo. Sono ancora le donne incontrate nella sua vita che tornano soprattutto alla memoria e offrono con sensualità travolgente occasioni di rinascita che, come in Montale, aprono uno spiraglio, forniscono energia per continuare ad esserci: “Nell’uragano tornato dei tuoi sensi | respiro le vertigini del sogno | e risento il morso della passione (in Nautica). Ma talvolta la donna diventa motivo di riflessione malinconica su cui incombe il tempo distruttore della bellezza e delle illusioni: “brividi appena di rughe | ... e la tua voce cade | ... in frammento di gelo | nell’ultima illusione. La silloge richiama le precedenti anche per altre tematiche presenti nel testo che vengono riproposti dalle stesse poesie o da nuove, quasi a rimarcare, pur nella maggiore maturità linguistico-espressiva, l’unicità del nucleo ispirativo della produzione del poeta. Così non manca l’esaltazione della vita campestre, vista nella dimensione idillica ed elegiaca che caratterizza gli autori latini dell’età augustea (Virgilio, Properzio, etc..): riportami, vento, il belare di greggia tra i giunchi | del verde prato il muggito… (in Conosci quei boschi, pag.12), né manca l’opposizione del poeta alla città, all’inquinamento, alla speculazione edilizia, alla corruzione ed in genere all’immoralità che caratterizza la società attuale. La traduzione in spagnolo realizzata da Julio Beprè, mantiene intatta o, meglio, valorizza la musicalità dei versi che trovano nella disposizione delle parole quella cadenza ritmica, talvolta malinconica, talvolta sensuale o briosa che fa di “Poesie” una raccolta poetica speciale.

Il libretto “Valentina” è una narrazione in versi che, se adeguatamente musicata, potrebbe svilupparsi in un’opera lirica (da qui, oltreché per la brevità, l’appellativo di libretto), oppure in un testo teatrale, in un romanzo. Esso narra della nascita di una bimba a cui il poeta occasionalmente assiste e di due ulteriori incontri avuti con lei, ormai donna. La narrazione poetica procede fluida e cangiante nello sciogliersi dei versi: elegiaca nel primo incontro, si carica di sensualità nel secondo, per diventare tragica alla fine, quando la ragazza muore, ma pur nella drammaticità dell’evento non si può non rilevare la persistente sensualità che, vanifica l’eterea bellezza della citata Laura petrarchesca e la sublimazione che tenta di sollevare la carnalità oltre la stessa carnalità: Con le lacrime tremanti sul ciglio | staccai da un arbusto | un rametto carico di foglie e fiori | … | e glielo posi nell’ampia scollatura | tra i visibili seni viola.

”Amore e guerra” è l’ultimo romanzo dell’ampia produzione narrativa di V. Rossi. Anche in tale opera il tempo e il suo incessante fluire assumono un ruolo rilevante. La stessa tecnica narrativa rivela un uso scaltrito della dimensione temporale, infatti l’opera si presenta al lettore come un lungo flash-back: è il 12 luglio del 1969 e Peppino torna al suo paese; dopo ventitré anni di clandestinità in Australia, cerca di ricostruire le vicende vissute durante la guerra e rivedere quel la realtà lasciata tanti anni fa, ma di fatto tutto è cambiato, l’uomo è andato persino sulla luna.

La narrazione diacronica degli eventi bellici che hanno indotto Peppino a lasciare da clandestino l’Italia, comincia nel terzo capitolo, i primi due che raccontano del giorno del suo arrivo, sono immersi nel presente , ma è un oggi deformato, una realtà ormai diversa che minaccia il suo tentativo di recupero. Attingere al mondo della sua giovinezza sarebbe stato impossibile senza le vaste annotazioni scritte in quegli anni.

Nei due capitoli iniziali, quindi il tempo resta protagonista, ma la dimensione del presente è sempre rivolta verso un passato che ormai appare superato da un processo rettilineo che, dominus indiscusso sempre uguale a se stesso nel processo inesauribile dello scorrere dei giorni, deforma e cancella uomini e cose nella spazialità della terra. Così in un continuo processo di analessi e presente, il passato vive solo nella memoria e in numerose e sbiadite pagine di lontane annotazioni.

Singolare l’incipit dell’opera che prima di iniziare la narrazione, presenta e caratterizza, come in una didascalia di opera teatrale, i personaggi ed indica anche le dimensioni spaziali in cui si svolgono le vicende narrate. Lo stile presenta un’amalgama sciolto e coerente di lessico e sintassi, che facilita la lettura e che consente anche al ”poeta” di dare l’imprimatur, infatti è la voce lirica che suggerisce sensazioni memoriali e paesaggistiche e il narratore omodiegetico le descrive, divenendo il complice che ne realizza l’eternazione nella pagina scritta, al di là di ogni distinzione.
Recensione
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