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I versi e le parole

Il pastello riprodotto sulla copertina della nuova silloge di Giuseppe Pappalardo, propone con tecnica analogico- figurale e nello stesso tempo metaforica la valenza semantica del titolo, poiché “i versi”come una mano tesa sembrano alludere alle vibrazioni dell’ animo, al gorgogliare ispirativo, all’input primigenio del sentire,che cerca le parole, che talvolta come un indice della destra sollevato in segno di reciso diniego, si oppongono a dargli voce, consistenza poiché non si ritengono idonee, sicché versi e parole “…\ fermentano nel cuore \ come un vino che dorme nelle botti, \... \ cercando un cuore opaco in cui brillare \..”(I versi e le parole, pag.17) e, in tal caso, strumento dello scintillio diviene la poesia che è per G. Pappalardo, come viene sostenuto anche a proposito di A. Rosselli ” luogo di una integrale dicibilità, un equivalente del nesso inconscio \ coscienza, il luogo nel quale vengono meno i confini tra interno ed esterno in una completa ricollocazione dell’io nel mondo” (Luperini, Cataldi, D’Amely, Poeti Italiani: il Novecento, Palumbo), compagna con cui a tal fine dialogare nella solitudine che talvolta implica “… l’angusta prigione della vita.”(Alla poesia, pag.43)

La poesia concede dunque al poeta il privilegio di leggersi e di leggere, collocandosi nel mondo, la realtà che lo circonda per poi proporre valori che oltrepassano la storia, benché dovrebbero realizzarsi in essa per poi trascendere verso l’eternità, infatti, sostiene il poeta in uno dei suoi aforismi, presenti nella seconda parte della silloge, ”Solo chi cerca \ l’uomo sulla terra \ trova la strada \ verso l’infinito”(pag.51), assegnando in tal modo, come Mario Luzi e, andando molto indietro nel tempo, Dante Alighieri, alla parola la funzione di mettere in comunione la sfera del divino con quella dell’umano.

Il relazionarsi con il metafisico e il sociale, trova la sua matrice nella tematica esistenziale che rivela un io attento a leggere nel suo passato e nel suo presente e se nel suo ieri non può non ricordare i palpiti d’amore, quando il suo sorriso lo ”… illuminava di chiarore limpido \ come lampara che disvela il fondo \ di un mare cristallino. (Il canto del mattino, pag.29), oggi non può non rilevare come ormai” quel tempo geme nel silenzio” ( idem) e nella solitudine, rivivere “Ogni rovello che tormenta l’animo” e contemporaneamente rilevare il trascorrere inesorabile del tempo di cui restano ormai solo metaforiche” briciole”(Notte clemente, pag.32).

Nel suo espandersi emotivo-sentimentale, l’io trova spesso nella natura un eliotiano correlativo: “Con le vele intessute d’illusioni \ cento ho solcato acque procellose” (Sguardo all’indietro, pag.39), oppure attraverso una dannunziana antropomorfizzazione, un’amica confidente con cui condividere sofferenza e gioia: “ …\ e tu notte clemente, nell’oblio \ mi addormenti e nelle tanto attese lacrime.” (Notte clemente. pag.33).

La strutturazione metrica dei versi è in genere libera, pur non mancando spesso rime, assonanze o consonanze distribuite nel corpo delle poesie, anche tra versi lontani fra loro: …cantare \... \ … speranza (ass.), …vento \... tormento (rima), … [Una vita che fugge,pag.28], …\ invano \...mattino. (cons- quasi rima) [Il canto del mattino, pag. 29], ma non mancano anche le forme metriche tradizionali e, tra questi, non si può non rilevare la presenza di numerosi sonetti, abilmente strutturati nella musicalità ritmica dell’endecasillabo e delle rime.

Recensione
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