Servizi
Contatti

Eventi


Il Consiglio di Classe

Il Dirigente scolastico del Liceo classico Montale ha convocato il Consiglio di classe della IV F per discutere della condotta riprovevole di alcuni allievi della classe. Il Preside è un uomo alto, scuro di carnagione, colto e di sani principi morali, cordiale e disponibile con tutti, infatti la presidenza, una stanza con pochi mobili, oltre il lungo tavolo intorno al quale si svolgono i consigli, ha sempre la porta aperta e tutti possono entrare e conferire con lui.

– Prego, colleghi, accomodatevi, scusate se oggi, unici in tutta la scuola, siamo qui riuniti in consiglio, ma è inevitabile dopo quello che è accaduto. Sicuramente siete tutti al corrente del fattaccio, perché, a prescindere dalla circolare volutamente generica, i corridoi hanno amplificatori speciali, ma io in qualità di capo d’istituto ho il dovere di chiarire l’ordine del giorno: atto di bullismo perpetrato da alcuni alunni della IV F: Giulio Sammarco, Alessandro Lipari e Mario Carotenuto nei confronti di Marco Bianchi, il loro nuovo compagno del quale è qui presente il padre, l’ingegnere Bianchi.

Così dicendo, il dirigente indica con la mano sia gli allievi per presentarli al genitore, sia quest’ultimo per presentarlo a tutti gli altri e poi prosegue: – Ma ragazzi, voi dovreste essere accompagnati dai vostri genitori perché siete minorenni, è chiara la lettera di convocazione inviata alle vostre famiglie, questo non è un consiglio di classe in cui si discute dell’andamento didattico. Li avete informati?

  0150 Certo, sì…..– risponde Carotenuto per tutti, mentre Lipari gli dice in tono basso all’orecchio:

– Ma che cazzo vuole! – La posizione defilata, laterale rispetto al tavolo intorno al quale erano seduti i professori, fa sì che la forbita frase non venga udita dagli astanti, pertanto il Preside prosegue:

– E allora perché non sono qui?

– I miei genitori lavorano, non hanno tempo per venire qui – risponde Sammarco.

– I miei hanno altro da fare che pensare a me – continua Lipari.

– I miei sono separati ed io vivo con la nonna invalida e la sua badante.– conclude Carotenuto.

Infine si alzano e consegnano le comunicazioni firmate.

I tre giovani si omologano in tutto: capelli cortissimi e con una specie di cresta al centro della testa, tatuaggi sulle braccia volutamente messi in mostra dalle maniche delle felpe tirate su, pearcing all’orecchio destro o sinistro.

– E’ inammissibile, comunque, invieremo altre lettere per comunicare le sanzioni deliberate – afferma il Preside stizzito e poi prosegue:– Alcuni giorni fa, l’ingegnere è venuto ed ha chiesto di conferire con me, per esprimere il suo rammarico che in un liceo di chiara reputazione come il nostro, possano accadere alcune cose ed ha chiesto che i colpevoli, indicati per nome e cognome dal figlio, vengano adeguatamente sanzionati per il loro riprovevole comportamento. Marco, a quanto mi ha riferito il padre, essendo arrivato nella nostra scuola quest’anno, è isolato in classe, non è riuscito ad aggregarsi, ad instaurare un rapporto positivo con nessun compagno.

– Sì, in effetti mi sono accorto… – interviene l’Insegnante di filosofia.

– Prego, si stia zitto, non è questo il momento in cui avrebbe dovuto riferire – lo interrompe il Preside e prosegue,dicendo: – La scolaresca, insomma, lo considera un corpo estraneo al loro contesto e, sin dal primo giorno ha manifestato il suo rifiuto, sottoponendolo a tante piccole angherie a cui il ragazzo non ha reagito, ma lo scorso lunedì pare che i nostri amici, qui presenti, abbiano oltrepassato ogni limite: Finita la ricreazione, i tre amici anziché recarsi in classe, manifestandosi improvvisamente affabili con Marco, lo hanno indotto ad andare con loro in bagno a fumare un’ultima sigaretta prima di rientrare in classe, ”tanto a quarta ora ci sarebbe stata scienze!” Mi scusi Professoressa, ma purtroppo anche lei viene coinvolta in questa faccenda, perché se lei fosse più rigida, se lei avesse comunicato il non rientro in classe di questi bulli, forse non sarebbe successo quello che è successo, comunque di questo parleremo in altra sede. Marco che finalmente si è visto avvicinato dai compagni non si è opposto e si è recato con loro tre in bagno; bagno per dire, misi perdoni l’ulteriore inciso: le pareti dipinte a settembre sono già inguardabili per le oscenità che ci sono state scritte e disegnate, da fare arrossire chicchessia ci entri, tranne i nostri allievi ovviamente, ma anche questo è un altro capitolo di cui discutere in altra occasione. Dunque, tornando al discorso, hanno fumato di nascosto la sigaretta, discutendo di professori e ragazze, quando ad un cenno di Giulio, Mario si è tolto il giubbotto lo ha buttato in testa a Marco e poi insieme lo hanno atterrato e giù a dargli pugni, calci, sino a lasciarlo svenuto a terra. Dulcis in fundo gli hanno urinato addosso e se ne sono andati in classe, dove l’insegnante non si è accorta della loro assenza, né si è accorta del loro rientro, considerata la generale confusione presente in quel momento nell’aula.

– Ma io signor Preside… – interviene la Professoressa di scienze.

– Si stia zitta, Professoressa, per piacere …! – continua il dirigente, togliendole la parola – lei non è in causa in questo momento, anche se sono costretto a chiamarla in causa, sarà in un altro momento che discuteremo del suo operato in classe.

– Per concludere sarà un bidello che, recatosi in bagno per le pulizie, si accorgerà del povero Marco tuttora degente in ospedale. E’chiaro che da tutto questo anche la scuola ne esce fortemente compromessa nella sua reputazione, visto che anche la stampa si è occupata di questa brutta vicenda. Io anzi tutto darei la parola ai tre ragazzi, Sammarco, parla tu per tutti; perché lo avete fatto?

– Preside, non c’è un vero motivo concreto, il fatto è che lui si è presentato a scuola tutto fighetto, si è seduto dietro il banco singolo che gli è stato assegnato e ci guardava tutti dall’alto in basso, non ha mai fatto nulla per accostarsi a noi. Che so…, quando manca qualche professore noi ci riuniamo a gruppetti, parliamo, lui invece lì fermo, tutto griffato con i capelli tirati con il gel, che ripassa, ripassa, ma che….ripassa! E poi, quando c’è compito in classe, voi lo sapete proff, non vi offendete se lo diciamo, cerchiamo di aiutarci, e lui invece, lì, fermo, ostinato, inutilmente gli punzecchiamo con le penne le spalle: non passa niente, niente.

– E’ insensibile al vostro grido di dolore! – Interviene ironicamente il Prof di educazione fisica,che allo sguardo agghiacciante del Dirigente non prosegue oltre.

– Insomma – continua Sammarco che si riprende la parola,– non si capisce bene se è un esa o vuole apparire un devasta, così abbiamo considerato lolloso, dargli una lezione,diversa da quelle che lui ama ascoltare.

– Ma come parli Sammarco! Non ti pare che in questo contesto sia opportuno parlare in lingua italiana, anziché utilizzare quel gergo che solo tu e i tuoi amici capite? – aggiunge il Dirigente.

– Preside – spiega Sammarco – voglio dire che non si capisce bene se è un esaurito, un fissato con la scuola, insomma uno fuori testa, o se si sente “il migliore” sia in ambito scolastico che in ambito sociale. Cosa pensa, che tutti ci dobbiamo inchinare di fronte al nuovo principe? Lui non collabora, non collabora in ogni senso, affinché diventi uno di noi. Si sente, si sente, si sente qualcuno, è stato opportuno dargli una lezione.

– Una lezione – prosegue l’ingegnere Bianchi – che è costata a mio figlio due costole e un polso rotti e contusioni in tutto il corpo .Ne avrà almeno per un mese prima di potere tornare a casa. Certo mio figlio è un ragazzo serio, un po’ introverso ,chiuso in sé, nei suoi pensieri, neanche con me comunica molto, ma questa non è una colpa da punire; io penso che una mano perché s’integrasse nella classe l’avrebbero potuto fornire anche i suoi compagni. Ma vedete, signori professori, nella vita il benessere non è tutto, il benessere non può dare la felicità: io e mia moglie ci siamo separati alcuni anni fa, il tribunale ha affidato a me il bimbo che ho cresciuto con grandi sacrifici, anche perché il mio lavoro mi costringe spesso a cambiare città. Così ogni qualvolta mi trasferisco sono costretto a cambiare casa, a cercare qualcuno che accudisca al figlio e alla casa, io poi… esco la mattina e torno la sera, insomma questo ragazzo è stato sempre un po’ abbandonato a se stesso, durante il giorno non ha nessun familiare con cui condividere i suoi pensieri, i suoi problemi; a volte, quando torno già dorme, o comunque stanco ha poca voglia di comunicare con me, né ho voglia io di ascoltarlo; cerco di farmi perdonare, comprandogli tutto ciò che vuole e anche ciò che non chiede, come tutti i genitori che si sentono in colpa, ma questo non basta, non serve, niente può colmare l’assenza dei genitori; solo i libri sono i suoi compagni e amici. E` come se la triste vicenda dei suoi genitori avesse radicato in lui una sorta di sfiducia nel genere umano.

L’ingegnere con il nodo in gola si ferma, non riesce proseguire il suo discorso .

I professori comprendono la commozione del povero padre e un profondo silenzio accompagna la sua narrazione. Ad alleggerire quell’atmosfera tesa e drammatica, è l’Insegnante d’italiano che interviene, dicendo: – Comprendiamo tutto, ingegnere, non è necessario che prosegua e penso che anche i nostri allievi abbiano compreso che l’apparente comportamento elitario e schivo di Marco nasconde in realtà un dramma familiare, di fronte al quale non sa adeguatamente reagire e credo pure che abbiano capito che l’iniziativa di instaurare un rapporto con il nuovo compagno sarebbe potuta venire anche da loro, perché “non è sempre l’abito che fa il monaco”, insomma al di là del metaforico proverbio,voglio dire che il comportamento distaccato, la superbia non sempre sono indice di atteggiamento di superiorità, a volte, come nel caso di Marco, si nasconde un disagio che avrebbe voluto essere compreso, capito. Ma d’altra parte, e adesso voglio spezzare una lancia a favore della classe e dei giovani in genere, devo dire che molti ragazzi dietro il bullismo nascondono anche loro condizioni di disagio che si esplica in modo violento verso chi ai loro occhi è diverso.

– Professoressa – interviene il Dirigente – lei vuole giustificare l’accaduto? Dovremmo concludere a tarallucci?

– No Preside, non voglio affatto concludere così, voglio semplicemente rilevare come certi fenomeni nascondono….

– Sono d’accordo con il Preside, dobbiamo dare una punizione esemplare che serva da monito a tutta la scuola – conclude il professore di matematica, togliendo la parola alla docente di lettere.

– Sicuramente non ci sono attenuanti, certi comportamenti nascondono disagi sia di chi li subisce, sia di chi li compie, come credo stava per dire la collega, ma la comprensione non giustifica la violenza, l’inosservanza delle regole, pertanto il fatto in sé va punito, non possiamo concludere questo consiglio con una semplice chiesta di scuse – conclude il Prof. di educazione fisica.

Il Preside a questo punto, considerata anche l’ora, chiede di votare le due ipotesi scaturite dal dibattito: i tre ragazzi avrebbero chiesto scusa all’ingegnere, promettendo che in futuro Marco sarebbe diventato uno di loro, oppure espellerli dalla scuola, almeno per tutto il tempo che Marco sarebbe stato costretto a stare in ospedale.

Prevale la seconda ipotesi e i tre ne sono felici.
Materiale
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza