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Il gallo

La breve biografia di Vincenzo Rossi, che si legge nel retro della copertina dell’opera ”Il Gallo”, tende a sottolineare da un lato l’amore dell’autore per la natura, dall’altro il carattere biografico della sua produzione letteraria. Questa impostazione fa sì che, a lettura ultimata, si sia indotti a considerare tali note di vita come premessa o incipit dell’opera stessa, che si presenta al lettore come una raccolta di racconti di carattere memoriale che hanno come protagonista il gallo e di riflessioni etico -morali che nella figura dello stesso animale e nel suo canto trovano la loro matrice.

Il ritorno in campagna, dopo il meritato pensionamento, è vissuto da V. Rossi come un ritorno alla condizione di natura, infatti come l’Emile di Rousseau che vive in totale libertà, anche lo scrittore assapora il libero espandersi di gesta ed azioni, sentimenti ed istinti che gli ricordano altre azioni, altri sentimenti, altri personaggi e fatti della sua infanzia e in genere del suo passato. Insomma la campagna ha la stessa funzione della maddalene di Proust in la Recherche du temp perdu. Così nel racconto dedicato al gallo Ciccillo, lo scrittore rievoca quando egli gli portava “un po’ di cibo speciale “e Ciccillo“ con padronanza benigna, da ottimo cavaliere,emetteva un borbottio con il quale chiamava le galline a mangiare con lui”. Il gallo diventa anche divino auspicio nel racconto Il gallo Giacinto che, a mezzanotte, con il suo ripetuto canto, profetizzava la prossima guarigione del narratore che a causa di una caduta che gli procurò contusioni in quasi tutte le vertebre, fu costretto per lungo tempo all’immobilità.

Emblema polisemico, figura scaramantica e di buon auspicio, quasi divinizzato per le sue qualità ed i suoi meriti, il gallo è degno di essere immortalato in una statua e V. Rossi nel racconto Il gallo del Colonnello Giuliano Montone tale considera il soprammobile in ceramica che lo raffigura, posto sul comò della sua camera da letto e regalatogli “dal colonnello che aveva incontrato suo padre sull’argine dell’Isonzo” e che egli si era ritrovato come professore durante gli anni del liceo. La divinizzazione dell’animale è ulteriormente avvalorata dal ricordo del donatore, un eroe della Prima guerra mondiale e dell’amata figura paterna,anche lui come Ciccillo “padrone benigno” che ha condiviso con la famiglia e la patria la sua vita ed i suoi valori. Ma il gallo è anche un povero e semplice animale da cortile, che, come tutti i suoi simili, è destinato alla fantasia culinaria, cosi il povero Cicillo sarà dato in compenso al veterinario che ha curato la cavalla baia, mentre Giacinto sarà salvato a caro prezzo dal narratore, altrimenti sarebbe andato a finire in pentola il giorno della festa di Sant’Antonio.

Vincenzo Rossi con le sue brevi narrazioni s’inserisce così in una lunga tradizione che, a partire da Esopo e Fedro, introduce gli animali nella letteratura, dando ad essi valenze allegoriche e morali e, non a caso, V. R. riflette ed interpreta anche i significati desunti dal Cantico del Gallo silvestre di Giacomo Leopardi, dal Convivio di Platone, nelle conclusioni del quale è presente lo stesso animale, dal gallo evangelico prefigurante il rinnegamento di Pietro . Comunque ciò che principalmente appare rilevante è la volontà del narratore di denunciare la mostruosità dell’età contemporanea corrotta ed immorale, esclusivamente volta a soddisfare l’ingordigia di ricchezza e il profitto sino all’illecito e a tal fine pronta a distruggere la natura e ad opprimere le forze della vita. Il gallo sembra riunire in sé proprio quel valore vitale della natura che s’intende distruggere. Esaltare attraverso la sua figura, la forza della vita e il grido di allarme che la terra ci lancia e nello stesso tempo la pluralità di valori che in essa ognuno di noi può trovarvi, significa riunire coscienza ecologica e morale.

Recensione
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