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Il Principe di Nicolò Machiavelli:
coesistenza di induzione e deduzione

Il Principe di Nicolò Machiavelli è un trattato politico, ma è anche un'opera d'arte e, in quanto tale, presuppone una scelta di modalità espressive, di stile.

La filosofia condivisa dal saggista non era quella neoplatonica di M. Ficino, fortemente diffusa a Firenze, ma quella averroistico-aristotelica e naturalista diffusa nell'ambiente padovano da P. Pomponazzi.Tale concezione pone a base di tutti gli organismi viventi e quindi anche dell'organismo sociale, l'esistenza di leggi comuni che li regolano; per Geymonat e ne condivido l'opinione, Machiavelli va anche oltre perché il suo pensiero non presuppone schemi aprioristici, ma si fonda direttamente sull'osservazione del comportamento dell'uomo del suo tempo e, considerato che in virtù della sua visione naturalistica, l'uomo è sempre uguale a se tesso,anche sulla conoscenza degli antichi: “La lunga esperienza delle cose moderne et….continua lezione delle antique”(Dedica del principe). Chabot e altri studiosi parlano anche loro di un Machiavelli induttivo, precursore nell'ambito socio-politico dello scientismo galileano.

Per M. Martelli, invece, le regole generali non sono ricavate dall'osservazione dei particolari, ma sono principi preesistenti alla luce dei quali l'autore classifica i singoli casi, di conseguenza è la filosofia neoplatonica dell'ambiente fiorentino a prevalere nella formazione di Machiavelli. “Coloro e'quali e… per fortuna diventano, di privati, principi, con poca fatica diventano, ma con assai si mantengono; … Io voglio all'uno e all'altro di questi modi detti,… addurre dua esempi…” (Il Principe, cap. VII).

Secondo me, Machiavelli è induttivo e deduttivo, ma per giustificare tale asserzione apparentemente assurda, bisogna considerare il Principe non solo un trattato politico, ma anche, come si è detto prima,un'opera letteraria. Se vagliamo infatti Il Principe come trattato politico esso presenta senz'altro un procedimento induttivo, altrimenti non avrebbe avuto senso tenere in così grande considerazione l'osservazione dei comportamenti umani, fossero gli uomini del suo tempo o quelli del passato. Ma se consideriamo Machiavelli come autore anche di un'opera letteraria, a me pare che egli, al di là della razionalità induttiva attraverso la quale è pervenuto alle sue conclusioni, poi preferisca una modalità espositiva deduttiva: praticamente cela i processi osservativi dei particolari, attraverso i quali perviene alle regole generali e propone subito al lettore le conclusioni, i principi generali, ai quali seguono le esemplificazioni. Insomma Machiavelli è induttivo nel pensiero, deduttivo nella forma. Presumibilmente tale scelta è manifestazione di adeguazione, almeno estetico-formale e perciò esteriore, all'ambiente neoplatonico fiorentino, anche se poi tale modalità espositiva che sembra porre di fronte a principi assoluti e indiscutibili, direi assiomi aprioristici, appare in antitesi a quel procedere anche per dilemma attraverso opposizioni e disgiunzioni che coinvolgono il lettore con razionale passione (mi si consenta l'ossimoro) nella scelta che dall'interesse specifico dell'autore deriva.

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