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Il restauro delle linee

Nel 1891 Mallarmé sull’Echo de Paris pubblicò un’intervista, in cui oltre a difendere il verso libero usato dai nuovi poeti, illustra il carattere evocativo, fondato sul potere dell’allusione e della suggestione della nuova poesia simbolista, infatti “poiché la poesia consiste nel creare, bisogna prendere nell’animo umano degli stati, dei bagliori di una purezza tanto assoluta da costituire effettivamente, se ben cantati e messi in luce, i gioielli dell’uomo”.

La silloge di Lorenzo Spurio è sicuramente un gioiello in cui attraverso un pregnante simbolismo, l’io, la natura, la società emettono urla atroci di fronte all’invadenza degli oggetti di cui facciamo bulemica incetta, in modo tale che l’uomo da padrone ne è diventato servo e, di conseguenza, “il restauro delle linee”, come recita il titolo, diventa fondamentale affinché la denuncia del manifesto ”Il Realismo terminale” di Guido Oldani del 2010, non diventi sempre più realtà.

Torniamo ad amare la natura, torniamo a considerarla madre, rendendoci conto del sangue che scorre nelle sue vene, della sua vitalità. Solo con questa consapevolezza possiamo salvarla, solo attraverso il restauro delle linee, ossia comprendendo i limiti, le linee di percorso che ogni uomo deve attraversare per evitare l’annullamento, l’estinzione della vita che da sempre in essa vige, ma la perduta purezza dell’umanità, avidamente ormai dominata dal dio denaro, è solo foriera di un incombere fatale di morte.

Lorenzo Spurio, per ulteriormente renderci tangibile la vitalità del pianeta Terra e la sua partecipazione etico- morale alle vile operosità distruttiva a cui è sottoposta, con panica disposizione lirica che ricorda G. D’Annunzio, pur ponendosi su posizioni ideologico-estetiche diverse, rivela nei suoi versi frequenti scambi tra elementi naturali ed elementi umani, sfruttando le svariate capacità espressive della parola, così “la sera…ritorna flessuosa \ e seria\....” e la luna “… si dilegua tra i capillari \ del vento che smisurato \ gorgheggia …\....” (Mani di corteccia, pag.16).

Ma ad essere mutato non è solo il rapporto con la natura, l’uomo ha ormai mutato anche il rapporto con i propri simili, infatti la società attuale si caratterizza per la sua indifferenza o peggio inusitata crudeltà nei confronti dell’altro, pertanto il poeta non può non denunciare anche con l’assoluta e drammatica lucidità che la poesia concede ai suoi cultori, anche tanti eventi amari che solo pochi ricordano, come, ad esempio, la famosa rambla di Barcellona che da luogo di esaltante movida si trasforma in “colino del male” che “rappresa ha la vita,…. \ e attua veloce il lustro mortale di barbarie” (Paseo de Gracia, ore 17, pag.101).

Insomma Lorenzo Spurio con versi liberi e un lessico pregnante denuncia la drammaticità dei nostri tempi ed esprime come Pasolini nei suoi romanzi, una voglia disperata di umanità.

Recensione
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