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La raccolta antologica di Ferdinando Banchini contiene poesie tratte da precedenti sillogi edite. Il titolo In altre lingue potrebbe far pensare ad un pastiche linguistico, quale essenziale elemento nello stesso tempo estetico ed ideologico dell’antologia, di fatto basta leggere il sottotitolo per capire che l’autore allude alla dimensione europea dell’antologia, “fedelmente ricreata” in francese, inglese, spagnolo e portoghese. Può apparire ossimorica la suddetta asserzione e, in effetti, se da un lato sottolinea l’inevitabile ermeneusi soggettiva, dall’altro vuole evidenziare l’apprezzabile sforzo dei traduttori di proporre con fedeltà l’heideggeriano sein e dasein di Banchini, che con varietà di toni e stili emerge progressivamente dalla lettura dei versi.

Un’amara e risentita ironia caratterizza i primi componimenti in cui l’autore, in nome della sua dignità, si scaglia contro le congreghe di letterati asserviti, “le ruffianate necessarie | a ingraziarsi i potenti “ (A certi signori, in Oscillazioni), o contro la difficile condizione del poeta e della poesia oggi.

Malinconici sono invece i testi che propongono una consapevole sofferenza del vivere: “sempre la clessidra giù versa | amara arida sabbia“ (Sabbia, in Oscillazioni), pur nella costante ricerca memoriale di felicità: “ancora torno alle lontane isole lontane | della memoria“ (idem).

Scartata la proustiana memoria che “dalle mitiche gesta | ad altro tempo… ad altra favola | inutilmente approda” (idem), il poeta palesa disperati momenti di vuoto che neanche la spasmodica ricerca di Dio “segreto e disperso“ riesce in parte a colmare e vive un “chiuso cerchio dei giorni | lenti stillanti da fiale d’assenzio” (Vuoto, in Attese).

Sebbene con fatica la negatività verrà superata e ”un tremito segreto apre le gemme | Sfilacciature di felicità” (Assonanza, in Convergenze). Barlumi, fili inconsistenti che diventano nel tempo liane a cui aggrapparsi per dare speranza e valore alla vita.Questo nuovo dasein trova esplicazione nell’uomo e nella poesia. Metafisica terrena, se così si può dire, che si pone a conclusione di un percosso esistenziale, attraverso il quale vengono superate “le livide sbavature dei deliri e degli inganni” (Forse altrove, in Oscillazioni) del male di vivere. Amare l’uomo, interagire con l’altro, creare un “Nodo di relazioni: non altro è l’uomo | siamo….. Impastati d’affetti….| di legami. Chè allora | la vita acquista …dignità. (Nodo di relazioni, in Approdi). Dunque l’interazione sociale diviene la porta d’accesso al mistero divino, è il pascoliano tintinnìo di sistri che potrebbe aprire le porte all’immortalità.

Chiude la raccolta antologica la poesia, “Poetica” (in Approdi) con cui l’autore esplica l’altra componente del suo rinnovato esserci e mette il punto fermo alla sua ricerca esistenziale ed estetica: “il suo alternar(si) tra la terra e il cielo | tra due spinte contrarie…“, trova” racchiuso il tutto in un ritmo di sillabe | oh possederti alfine, | Bellezza, casta sovrana del mondo“.

Sembra di leggere una pagina del romanzo Il piacere, in cui il protagonista, Andrea Sperelli cita lo stesso narratore D’Annunzio come suo autore prediletto, recitandone versi tratti dall’Isotteo: “O poeta, divina è la parola; | ne la pura bellezza… | …e il verso è tutto”.

Forse aveva ragione Montale, quando asseriva che non si può essere poeti moderni se non si “attraversa D’Annunzio”, cioè se non si riconosce l’apporto significativo che lui diede all’estetica moderna e contemporanea, attraverso l’invenzione della”strofa lunga”e dell’anisosillabismo.

E, a dire il vero, ci pare che Banchini accolga il suggerimento di Montale, infatti, così come l’eletto poeta che, partendo dall’anisocronismo del dimetro greco ampliava o decurtava il metro base (ad esempio, in Laus vitae, il novenario), anche Banchini nelle sue poesie parte spesso da misure metriche che nel corso della composizione tende ad accrescere o ridurre, ad esenpio nella poesia “In disparte“ (Attese), la lunghezza base è data dal settenario (dieci occorrenze) che si amplia sino al decasillabo e si decurta sino al ternario.

Comunque al di là delle ascendenze letterarie, la poesia del Banchini è unica per la sua musicalità, per la tensione che collega i singoli componimenti in una ricerca che fa di essi un poema la cui fabula è la vita.

Recensione
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