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In cento parole il pensiero… tra realtà e fantasia

Drabble, brevi componimenti in prosa, intorno alle cento parole, nei quali , senza trait d’union che li trasformi in un romanzo si racchiude un’intera vita che si esplica nell’interazione empatico-emotiva con l’altro\a da sé e in quella che l’io instaura con se stesso, con le sue emozioni, i suoi sentimenti, il suo sentire.

Insomma una sorta di diario dell’anima che, come G. Leopardi nello Zibaldone, l’autrice sembra scrivere solo per sé, per chiarire a se stessa il proprio sentire, cercando d’instaurare una coincidenza il più possibile soddisfacente tra sentimenti, emozioni e parole, ma anche colori, disegno, pittura, come manifesta la poliedrica vena creativa di Grazia Annacchiarico.

Nell’ambito delle relazioni sociali, emerge il rapporto con le amiche, eterogeneo, personalizzato secondo l’indole di ognuna, ma tutte sinceramente predilette, tutte simbolicamente rappresentabili con i vari colori dei fiori, ognuno dei quali diviene espressione di valori, quali lealtà, sincerità, etc …

Il relazionarsi con l’altro da sé, non è foriero solo di amicizia, ma comporta anche l’incontro con l’amore, sia esso passione rivolta ad un uomo, sebbene è difficile riconoscere l’uomo giusto che “ti fa vibrare come una corda di violino” e induca a pensare “ che … abbia tracciato qualcosa di sconosciuto … un disegno d’amore” (Disegno d’amore, pag.74), sia esso rivolto ai propri familiari, nei confronti dei quali l’amore si spoglia della componente passionale e si veste di affetto, così, ad esempio, parla della madre che non riesce neanche a disegnare e a dipingere nella consapevolezza ” che la perdita era ancora troppo dolorosa per riuscire a disegnarla” (Ritratto di mia madre, pag.41).

Ma l’amore nell’animo della scrittrice si esplica anche come pietà, carità nei confronti dei diseredati e degli oppressi, quali i clochard, uno dei quali vive ”nell’angolo di un porticato … ai margini della vita cittadina …” (Povertà, pag.55).

Il guardarsi intorno non è solo antropologico, ma anche naturalistico, infatti l’autrice instaura un dialogo anche con la natura e ad essa apre il suo animo, nelle sue gioie e dolori siano essi determinati dalla visione del contesto sociale che la circonda, siano esse di carattere esclusivamente esistenziale, dettate dall’io che ascolta l’ es per poi pervenire, come sostiene Freud, a un insieme eterogeneo di modelli comportamentali, ad un ipotetico ideale, quale il super-io le propone.

In questo ripercorrere e ripercorrersi non può non ricordare la sua infanzia, la sua timidezza, la sua solitudine, che da bambina la rendevano anche vittima di bullismo, cosi come non può non esprimere il suo incanto nell’ammirare il suo mare ”fino all’orizzonte “ lasciando che le onde le parlassero “cullando” la sua “mente mentre il suo canto si univa al battito del cuore” (Il mio mare, pag.70), o l’arcobaleno che appare “squarciando il piombo del cielo” (Apparve l’arcobaleno, pag.65).

Insomma un caleidoscopico aprirsi del cuore e della mente attraverso parole, immagini e colori, che permettono al lettore di conoscere l’autrice e di entrare in empatica sintonia con il suo essere e sentire.

Recensione
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