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Incontro

Palermo,18 novembre 2010

Sono le 23,30, ho finito adesso di preparare gli argomenti da spiegare domani in classe e mi sento esausta. Però che giornata, che incontro!

Camminavo velocemente per recarmi a scuola, quand’ecco che mi sono sentita chiamare: – Francesca, Francesca! –

Mi sono girata distrattamente, pensando ad un equivoco, a qualsiasi altra Francesca che qualcuno in quel momento stesse chiamando; ma non era così.

Un saluto con la mano alzata di un’attempata signora, mi ha fatto capire che è stata proprio lei a gridare il mio nome. “Ma chi sarà mai?”, mi sono chiesta.

Il mio sguardo confuso ha sicuramente indotto la signora a comprendere che io non sapevo chi fosse, infatti, raggiuntami, ha subito esordito dicendo:

– Come non mi riconosci? Sono Giulia la tua compagna di liceo; in quarta ginnasiale eravamo seduti accanto, condividevamo lo stesso banco! –

– Ah sì, sì – ho risposto e l’ho abbracciata.

Di fatto ancora stentavo a collegare l’immagine della signora matura di oggi con l’adolescente di allora. In fondo, solo gli occhi mi sono sembrati uguali, per il resto non c’è niente nel corpulento fisico odierno, nelle rughe che afflosciano le sue guance, nei capelli corti e brizzolati, che possa ricondurmi all’avvenenza di quell’esile corpicino, alla freschezza della sua pelle, ai lunghi capelli neri che adornavano il suo viso. Chissà se anche lei ha rinvenuto tanti cambiamenti nel mio corpo, così come io in lei. Forse un po’ meno, considerato che lei mi ha riconosciuto ed io a lei no.

Dopo i primi convenevoli, mi ha invitato al bar, ma io stavo andando a scuola…, come fare?

I suoi occhi, così felici nel rivedermi, mi hanno suggerito la soluzione: telefonare a scuola e dire che sarei andata a seconda ora. Detto, fatto: mi allettava l’idea di sedermi al bar con una vecchia compagna di classe e parlare, parlare. E poi, che bella giornata: cielo azzurro, sole raggiante!

Cosa poteva esserci di meglio per marinare, come ai vecchi tempi, la scuola?

Così mi sono ritrovata con Giulia, la vecchia, giovane Giulia. Già, vecchia e contemporaneamente giovane perché la mia immaginazione, mentre lei parlava, correva al passato e la rivedeva nel suo fulgore adolescenziale. Mi ha raccontato del suo matrimonio con il fidanzato di allora, della sua tragica morte e di altri eventi belli e brutti.

Sempre appassionata la mia Giulia: l’anima, la sensibilità, in fondo restano sempre uguali, nonostante il trascorrere del tempo! Di fronte ai suoi occhi umidi nel ricordare, non ho saputo fare altro che stringerle forte le mani, trasferendo in quel gesto tutta la mia partecipazione alla sua sofferenza.

“Povera donna!” pensavo tra me. Tuttavia non sempre sono riuscita a seguirla con la stessa attenzione, perché la mia mente divagava verso quei giorni lontani, quando il mondo ci lusingava, con sogni e progetti che, solo in parte, sia io, quanto lei, poi siamo riuscite a realizzare.

Allora, niente e nessuno ci faceva preconizzare che per più di trent’anni la nostra vita avrebbe seguito strade e destini diversi.

Io non ho saputo parlarle con la stessa spontaneità e apertura d’animo con cui lei, quasi assetata di amicizia e desiderosa di ascolto, mi ha raccontato delle vicende della sua vita.

Temo che, rispetto a lei, sia stata piuttosto fredda, anonima, come se gli eventi appartenuti al mio passato non li avessi vissuti io, ma qualche altra persona, diversa da me. In effetti, io oggi sono un’altra persona rispetto a quella di ieri e non dico d’avere rimosso il già vissuto, ma sicuramente non ne parlo volentieri, forse perché, più della mia amica, ho vissuto eventi non belli e parlarne mi fa soffrire, riaccende fuochi con tanta fatica sopiti.

Lo sguardo occasionale all’orologio mi ha fatto notare che dovevo proprio lasciare la mia ritrovata amica, rimandando ai nostri futuri incontri la reciproca narrazione di altri momenti della nostra vita. Che dirti ancora, caro diario, tranne che confessarti che la mia mente e il mio cuore per tutta la giornata sono stati riempiti dalla presenza della mia vecchia amica, dimenticata sino a questa mattina, così come le illusioni e i tormenti di un passato apparentemente rimosso eppure esistente, pronto a risorgere, purché una proustiana occasione gli dia vita.

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