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La battaglia di Francavilla (20 giugno 1719).
        La quadruplice alleanza e la contesa della Sicilia

L’ attività culturale di Angelo Manitta si esplica in vari ambiti, non esclusa la saggistica storica. L’opera,“La battaglia di Francavilla (20 giugno 1719) . La quadruplice alleanza e la contesa della Sicilia” rientra in quest’ultimo settore e l’autore manifesta una chiara e puntuale conoscenza degli eventi e un’abilità interpretativa profonda, grazie anche ai tempi ormai remoti (1719) che consentono allo storico, lontano da ogni interesse ideologico che potrebbe indurre ad una deviata valutazione, di districarsi tra i vari documenti e a vagliarli con obbiettiva lucidità per poi alla fine pervenire ad una ricostruzione dell’accadimento, dettagliata ed obbiettiva, come rivelano i contenuti dei vari capitoli e dei paragrafi in cui ognuno di essi si suddivide.

Nell’opera non solo vengono prese in considerazione l’azione bellica e, attraverso le fonti, le motivazioni che inducono ad essa, ma vengono vagliati anche aspetti particolari, quali le perdite militari, le mappe e le stampe dell’epoca, dove la notizia venne riportata in modo straordinario, sottolineando l’importanza dell’evento.

Sostiene lo storico inglese Denis Mack Smith che entrambi gli eserciti, austriaco e spagnolo devastarono l’isola, dandosi la caccia e “la battaglia di Francavilla nel 1719, fu probabilmente la più imponente che si fosse svolta in Sicilia dall’epoca romana” (Storia della Sicilia medioevale e moderna, pag. 318). Ma chi vinse la battaglia gli Austriaci o gli Spagnoli? Secondo il punto di vista di Angelo Manitta “gli Spagnoli, anche se poi il Di Lede non ha saputo trarne i vantaggi dovuti, proprio perché viene riconosciuta da qualcuno degli alleati e dagli Austriaci, in particolare dall’ammiraglio Byng e indirettamente anche dallo Zum Junger e dal Mercy” (pag,447), anche se ufficialmente gli Austriaci non possono riconoscerlo per una questione tattica e politica e per lo stato d’animo dei soldati.” (pag.482).

La Sicilia resta comunque una colonia da sfruttare e per il popolo continua a non cambiare nulla, non solo perché anche dopo l’armistizio, soldati di entrambi le parti continuarono a devastare, ma anche e soprattutto perché sottomissione e tassazione non l’avrebbero mai tolto né gli uni né gli altri. Quest’evento ha ispirato anche il pittore, iniziatore del vedutismo, Orazio Grevenbroeck, che in un suo dipinto, con ricchezza di particolari e con chiara visione prospettica, rappresenta i due eserciti schierati, il combattimento, l’accampamento, il castello e lontano, tra le montagne l’Etna, che con il suo fuoco e il suo fumo sembra esprimere il suo rancore contro i dominatori vecchi e venturi.

Per concludere, i fatti narrati sembrano ancora una volta dimostrare la perenne attualità del detto plautino: “homo homini lupus”(Asinaria) e non solo nello stato di natura, come pensa Hobbes (De cive), ma sempre, perché ogni uomo, ogni regnante è istintivamente portato a fare i propri interessi e l’accadimento storico proposto ne costituisce un’esemplificazione, infatti per entrambi i contendenti, la Sicilia era solo terra da sfruttare.

L’imponente saggio storico di Angelo Manitta non solo mette in evidenza la veridicità di quanto predetto, ma insegna ai giovani Siciliani fatti della loro storia che nei manuali scolastici sono appena accennati.

Recensione
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