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La casa del dolore altrui

“La casa del dolore altrui” interessa la società attuale? E’ una domanda a cui non è difficile dare risposta: indifferenza, egoismo, razzismo caratterizzano la maggior parte della società. Oggi sono pochi, pochissimi quelli che riescono a volgere lo sguardo intorno a loro e ad accorgersi del dolore altrui.

Juliàn Helbert appartiene a questo esiguo gruppo e con questa narrazione storica ricostruisce coadiuvato d’adeguata documentazione, la storia della comunità cinese che viveva in Messico presso La Laguna e che nella congiuntura che seguì la Rivoluzione messicana del 1911, fu pressoché sterminata dalle truppe degli insorti e dalla popolazione di Torrèon. Un'indagine attenta che nata da un incarico ufficiale e accompagnata da supporto fotografico con “l’obiettivo di generare un dispositivo estetico\ politico... che fungesse da ri\ formulazione dei molteplici frammenti di urbe… che compongono la capitale” (pag.25), di fatto induce il lettore a riflettere sulla natura umana, che periodicamente cade in vichiani ricorsi storici, in genere caratterizzati da decadenza di valori etico- morali e perciò dal ripetersi periodico, secondo modalità più o meno gravi, di atteggiamenti xenofobi e\o razzisti, di demonizzazione di gruppi e popoli.

Spesso la verità si nasconde, si falsifica e ci vuole coraggio e tempo perché essa venga fuori e non solum se etiam, infatti ancora oggi si persiste, continuano i massacri, le ingiustificate e crudeli detenzioni, talvolta latenti, falsificate … Juliàn Herbert, consapevole di quanto ”è difficile camminare in una strada senza inciampare in diverse generazioni di scheletri” (pag. 31), ha avuto il coraggio di dirci la verità intorno al massacro dei Cinesi de La Laguna messicana, ha dato loro vita e storia, facendo sì che non siano più fantasmi vaganti nel nulla, senza memoria e dignità.

Ma serve scrivere di massacri, istituire giornate della memoria se tutto ciò non ha una ripercussione positiva nell’animo umano? L’opera è un ampio saggio a carattere diaristico e proprio per questo ampiamente documentato, colmo di nomi , di fatti che sicuramente rivelano la profonda e consapevole indagine dell’autore, che da narratore omodiegetico riesce ad ascoltare i morti e a dar loro voce, ma è anche vero che l’onesta ed ampia esposizione documentaria, se non c’è un interesse storico per gli eventi narrati o una naturale predisposizione umanitaria verso gli altri, rende talvolta un po’ monotona l’opera al giudizio del lettore comune.

Recensione
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