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in: Storia della letteratura, vol III,
C.E.Agar, Reggio Calabria 2010.

La parola è il termine-chiave della raccolta poetica La casa delle fiaccole di Gino Pastega ed essa mantiene in sé il seme dell’universo e dell’identità dell’io. Tuttavia la sua essenza rivelatrice non si offre in modo immediato e costante al poeta.

Ciò si evince già dalla prima lirica, Mi parla un demone, che funge da frontespizio alle otto sezioni della silloge e che può senz’altro considerarsi una dichiarazione di poetica di ascendenza medio-platonica, infatti il poeta afferma che dentro di lui nel profondo abisso| dell’anima che chiede, un demone gli parla dell’origine prima | il giorno dopo il caos | quando scaturì il “segno” miracolo e follia | di un mondo che nasce | vive, muore e scorre | senza alcuna meta…

Socrate nei Dialoghi platonici si attribuisce un “daimònion”, come voce interiore e consigliere; anche Apuleio nel De Deo Socratis, muovendo dal Simposio platonico, non considera più il divino e l’umano, come gli Stoici, un’unica realtà, né essi comunicano direttamente tra loro, ma attraverso una mediazione, affidata ad esseri intermedi, detti "demoni”, immortali come gli dei, ma passionali come gli uomini e che comunicano a questi ultimi il volere divino. La divinità suprema è perfetta e possiede il massimo della razionalità; ne deriva che questa cresce verso l’alto, la passione verso il basso; da qui la quasi totale irrazionalità del mondo umano, la sua incostanza e irregolarità, l’imprevedibilità e causalità che caratterizzano gli eventi di questo mondo.

Il demone-poesia che svela al poeta l’origine dell’universo il “segno”, significante e significato con il quale Dio nominò le cose, non placa l’anima perché l’imprevedibile e il caotico, il carattere transeunte del reale vanifica ogni sforzo tendente a raggiungere “il sema”, il significato, la verità assoluta; per il poeta che di tale funzione si sente investito non resta che un delirio che lo scuote | e turbina nel vento (ibidem), pertanto, come sostiene S. Goisis, a proposito della lirica  Il poeta, alla ”tentazione di procedere oltre” nella ricerca dell’assoluto, succede ”l’esperienza dell’essere in bilico, la paura, il camminare lungo un margine ristretto sull’abisso del nulla infine l’azzardo di un’involuzione senza ritorno”. Ma se è tutto qui il male | Nelle parole!” fa dire Pirandello al personaggio Padre nei “Sei personaggi in cerca d’autore”, ognuno dà ad esse un suo significato, relazionandole a mille diverse esperienze e sensibilità. ”Mille piccoli specchi | riflettano le immagini | spezzate distorte dei mondi | dove avido anch’io guardo | e cerco di capire (in I linguaggi), per soddisfare, si potrebbe aggiungere, l’inebriante desiderio | di significati assoluti (in Rinascita della poesia).

Certo non si può dubitare della verità dei segni, anzi la cosa esiste nel suo segno e per il suo segno “stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” (U. Eco, Il none della rosa, Ultimo folio), ma la loro essenza, la loro relazione ci sfugge, carpire l’assoluto pertanto diventa impossibile perché come l’allievo Adso chiede al suo maestro Guglielmo nel suddetto romanzo siamo indotti a domandarci ”come può esistere un essere necessario totalmente intessuto di possibile? Che differenza c’è allora tra Dio e il caos primigenio?” Ma il poeta di fronte a queste domande non perviene a risposte scettiche o nichiliste che escludono a priori la salvezza, egli aspetta “Segnali diversi”, come recita il titolo di una lirica,…segnali di mondi lontani ignoti, | di pensieri diversi non umani. | … novità radicali… | La discesa e la resa di Dio… (ibidem). Non comprendere l’essenza, le relazioni di necessità è un limite della ragione umana che il poeta chiama “caso, fato, ciò che sfugge alla comprensione”, così egli, mescolandosi tra gli altri, rischia di tornare indietro, pur avendo tentato l’umano azzardo della parola | che partorisce significati.(in L’azzardo). La facoltà del poetare, la capacità di andare con il proprio verso al di là del confine | … | in una estranea dimensione, | in una prospettiva inaudita | che muta e ricrea ogni cosa (in Il poeta) è una condizione precaria, transeunte, relativa, occasionale: Al di là del confine | tu vai 'CERTE VOLTE' | con il tuo verso (ibidem). Il maiuscolo del sintagma “certe volte” è della scrivente proprio perché si vuole mettere in evidenza che neanche il Demone-mediatore assicura il costante possesso della verità e, se è vero che la casa dell’essere | su questa casa nuda | non è di legno e neppure di pietra | ma di parole (in La casa delle fiaccole), tuttavia nell’ultima delle otto sezioni della silloge, ”L’ultimo sogno”, il possesso dell’essenza della parola si pone come realtà onirica, ultraterrena, metafisica: Avrò per camminare | dorati sandali di sole.| Avrò lucenti ali | di stelle per volare.| Il volare sarà vicino... | Basterà stendere la mano | per carezzare l’infinito…

Poesia filosofica dunque, quella di Pastega e, si può dire anche biblica, considerato che per cogliere il potere delle parole in alcune sezioni “reinterpreta”, come sostiene il prefatore, ”alcuni testi biblici, in particolare il libro della Genesi”, ma soprattutto è poesia pura, come quella simbolico-ermetica, ricerca del noumeno, dell’essenza, che solo a tratti tuttavia la poesia afferra, trasformando il kantiano pensabile-inconoscibile della realtà in sé, in possesso concreto e il poeta in sacerdote.

Forse è proprio per questo che i versi di Pastega presentano spesso una musicalità malinconica, affidata soprattutto a un ritmo lento, pausato, creato soprattutto attraverso l’utilizzo di parole polisillabe (sogni che si allontanano….| e scompaiono all’orizzonte… in La morte e il sogno), che come sosteneva G. Leopardi, sono in sé e per sé poetiche, foriere di “piacere infinito”, oppure attraverso l’uso insistente dell’anafora che non solo interessa l’incipit dei versi, ma investe talvolta l’intero verso che in modo iterativo, si ripete identico all’inizio di ogni strofa: I str. Il silenzio intorno | a noi…II str. Il silenzio intorno | all’Universo… IIIs tr. Il silenzio dentro di noi….. (in Il silenzio intorno). Infine appare opportuno rilevare l’uso sapiente dell’elemento fonico che non è mai casuale, ma in modo pregnante connesso al tema del testo:….di sillabe inCRoCiate | su l’esserCi dell’uomo | Ci inContRriamo | per leggere Codici | di verità pResunte..(in Nelle penombre).

La parola così anche a livello formale diventa tentativo di rivelazione.

Recensione
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