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in: Storia della letteratura italiana
C.F. Agar, Reggio Calabria 2010

Bellissima la silloge, La marea del silenzio di Maria Gabriella Meloni, infatti la poetessa rivela una grande sensibilità, pronta a cogliere nei fenomeni naturali e nel loro ciclico fluire i simboli-messaggio di un’anima che, veggente come Rimbaud, pare vivere in simbiosi con la stessa natura e in essa e nel suo noumeno trova la linfa vitale della sua poesia; inoltre la poetessa rivela la sua formazione culturale classica e filosofica non solo nei contenuti, ma anche nella forma calibrata ed armonica. L’opera è divisa in sei sezioni ed ognuna di esse presenta un titolo, sintagma chiave del contenuto, però la prima sezione, titolata “Itinerariun mentis” può considerarsi sintesi “aperta” del contenuto di tutta la silloge. Tale sinossi si definisce aperta perché manca in tale fase, una meta che appaghi integralmente e che solo dopo sarà trovata e chiuderà il cerchio.

L’itinerarium mentis ci fa subito pensare a S. Bonaventura e a quella corrente mistico-medievale che al Neoplatonismo e a S. Agostino s’ispirava, infatti la poetessa cerca di levarsi “speculando” al di là del contingente e del transeunte terreno ed intraprende un itinerario della mente che, attraverso la poesia e nella poesia, sembra trovare”universi ineffabili | dove l’animo | sente di avere | la sede naturale (Veggente, pag. 7), ma non sempre è così: all’ebbrezza ineffabile succedono momenti in cui la poetessa si sente pervasa “dalla sensazione desolata | della propria finitezza…” (Itinerari dell’ineffabile, pag. 10), tuttavia trattasi di momenti perché con ”ostinazione”, di fronte al trascorrere degli eventi, di fronte al vorticoso “rombo sordo | .... | di cascata | che tutto trascina | ...... | tutto cancella” M. Gabriella Meloni cerca come Montale ”quel varco | che solo consenta | di restare a galla | di non far naufragio” (Ostinazione, pag. 11) e dopo tanto ondeggiare tra ennui et idéal novella Baudelaire, raggiunge lo spleen: “l’onda del microcosmo | confluisce | nell’oceano del macrocosmo |  ……. | . ..è sgombrato l’accesso ad intuizioni superiori (Itinerarium mentis, pag. 18). Ma trattasi di intuizioni, è ancor nel naturale che trovasi l’espansione ”oltre ogni umano limite”(ibidem), infatti l’itinerario manca della direzione e della meta che, così chiare in Bonaventura, non trovano ancora esplicazione nella Meloni che continua a vivere con l’amica natura, l’autunno dell’anima :”assistere al prodigio | della natura che trascolora | e muta la veste calda sensuale | in manto cupo | .... | mentre avverto | l’alito della vita svanire”(Autunno dell’animo, Trascolorare, pag. 19), finché anche lei, dopo angosciante ricerca, comprende che la direzione in lucem e, fuor di metafora, in Deum è l’unica che può consentire di vivere “nei ritmi eterni | oltre il tempo profano | .... | dove la perduta armonia | possa ritrovare” (Verso la luce, Regenerato, pag. 32).

Perché tutto ciò possa avvenire la poeta ha bisogno”di tuffarsi nel mare del silenzio” di avvertire nel suo essere ”l’avvolgente abbraccio della sua onda” (La marea del silenzio, Aneliti, pag. 35); ed è nel silenzio che raggiunge l’estasi e si sente”Astro smisurato | sullo schermo infinito | del cosmo proiettato” (ibidem, Estasi, pag. 36).

Emblemi del silenzio sono il mare, la marea, l’acqua e, a nostro avviso, ciò non è casuale, infatti, se a livello psicanalitico, l’acqua è datrice di vita, è ovvio che la poetessa trovi il simbolo del silenzio, condicio sine qua non per raggiungere l’estasi, fonte della luce, proprio nell’acqua, l’acqua da cui si origina l’esistenza ed è ovvio che il titolo della silloge sia La marea del silenzio, sintagma che unisce con grande pregnanza semantica il simbolo e l’essenza, il nome e la sostanza.

La silloge è quindi la storia di un’anima, ma la poetessa non si limita a guardarsi dentro, guarda anche fuori ed in questo affacciarsi al mondo affronta nella sezione ” Pace….anelito del cuore,” il tema della guerra, della sua inutilità, della sofferenza che essa comporta per vincitori e vinti, della morte che tutti eguaglia: ”….uno stesso trascolorare | del sembiante, uno stesso morire | vi rivela simili, misere vittime | di un’idea aberrante…” (Pace…anelito del cuore, La cultura della pace, pag. 25). In particolare è la guerra in Iraq che vibra drammaticamente nell’anima della poetessa ed ispira versi altrettanto drammatici, nei quali il desiderio di pace diventa un grido potente disperso, ahimè, inutilmente al vento” Sotto questo cielo iracheno | ….. | L’oscurità è totale…. | Freme la terra i boati, vibra di lampi l’aria | Bam bam, flash flash… | un anelito di pace | nel buio del cuore” (Pace…anelito del cuore, pag. 28).

Completa la silloge la sezione “Luoghi dell’anima”, dove mito e realtà si fondono, dando ampio spazio alla formazione classica della poetessa, che sorretta dall’ispirazione poetica fa tornare il cuore e la mente del lettore in una atmosfera omerica, piena di lirismo e leggenda, dove ”irrompono a torme | i fantasmi….. | evocati dal canto corale | .......di un popolo alato | che narra una favola | antica immortale…”(Luoghi dell’anima, Isole Tremiti, pag. 43).

Ma i luoghi dell’anima non vengono salvati, né dalla loro bellezza, né dal mito, la Dea natura, la sua forza travolgente e drammatica nell’ultima lirica della silloge distrugge,travolge tutto nel non senso, mostrando” l’insignificatezza dell’umana esistenza” (ibidem, La tentazione del non senso, pag. 45). Pare essere di fronte alla leopardiana natura matrigna, di fronte alla quale anche la poetessa, come Leopardi, assume un atteggiamento titanico e per questo si slancia oltre la materia , verso l’infinità.

Formalmente, come si è già detto, la silloge rivela armonia ed equilibrio compositivo che si esplica a livello sintattico nella preferenza accordata alla paratassi, a livello retorico nell’uso frequente dell’anafora che non consiste esclusivamente nell’identico incipit dei versi: ”come turbine…. | , come fuoco….. | , dove l’eterno…. | , dove il tempo….” (Itinerarium mentis, Ebbrezza artistica, pag. 8), ma, se così è possibile chiamarla, in una sorta di “anafora grammaticale “attraverso cui anche si concretizza l’armonia lirica: "Attingere….. | , avvertire….. | gustare… | rabbrividire……. | presentire….” (ibidem), dove a ripetersi ad inizio verso non è la stessa parola, ma l’infinito presente, ma più che presente può dirsi atemporale perché propositore della condizione eterna dell’anima della poetessa nel momento in cui esplica la sua creatività e raggiunge l’ebbrezza artistica. L’esempio proposto è uno dei tanti possibili, attraverso cui rilevare l’abilità compositiva di Maria Gabriella Meloni, che sicuramente possiamo annoverare nell’empireo dei poeti.
Recensione
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