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La produzione poetica di Mariella Caruso

La produzione poetica di Mariella Caruso potrebbe anche titolarsi “Una vita”, infatti essa si presenta al lettore come il percosso della sua esistenza, come un continuum in cui si espande l’animo. La malinconia abbraccia integralmente tale percorso:gli eventi del passato e del presente, ma talvolta pare anche espandere il suo alone in ciò che ancora non è, nel progetto del domani. Un poiema quindi nel senso aristotelico del termine, ma in questa narrazione, il tempo non è diacronicamente vissuto, ma sincronicamente, cioè il passato si mescola di continuo con il presente, lo investe e lo condiziona, lo avvolge stillando la sua essenza al punto che non ha uno sviluppo autonomo, insomma trattasi della bergsoniana durata .

Dunque la malinconia è una perennis condicio animi, che sembra affievolire ed avvilire qualsiasi palpito vitale e annullare in essa il trascorrere dei giorni e degli eventi. Il tempo così, possiamo anche dire come Agostino, finisce con non esistere,diventa”un’estensione dell’anima”che malinconica investe della sua essenza ogni realtà circostante passata e presente.

Così gli “amori malinconicamente amati”dalla poetessa: la madre invecchiata e fragile, il figlio-tesoro che il destino ha rubato, il compagno ideale di vita tante volte cercato, trovano nell’esplicazione dell’afflato poetico una catarsi estetica, che li fa vivere di vita per lei vera, fuori dalla palus putredinis, per dirlo con in sintagma caro a Sanguineti, ma attribuendo ad esso una valenza semantica diversa, perché qui la palus non è la denunzia delle conseguenze connesse al contesto capitalistico del boom economico, ma quella esistenziale della malinconia e la poesia diventa la dimensione in cui ciò che avrebbe potuto esserci finalmente c’è.

Dunque se attraverso la poesia l’anima si placa perché essa ha il potere di concretizzare aspirazioni, di ridare il perduto, essa diventa rivelatrice dell’universo, per cui con un procedimento pressoché sillogistico possiamo concludere che la poesia è bellezza realizzatrice, insomma è vita, catarsi della malinconia, refrigerio di sete d’amore, che nel ramingare quotidiano non trova acqua lustrale, ma possiamo anche aggiungere preghiera, mezzo per arrivare a Dio che,come si evince pure dalla produzione inedita, è considerato dalla poetessa come “l’hortus conclusus” in cui il vagabondo percorso dell’amore amato in sé e per sé e disperatamente cercato, trova infine il suo appagamento.
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