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La ragazza che sognava la libertà.
            Storia di Lia Pipitone, giovane vittima della mafia

L a ragazza che sognava la libertà” di Clelia Lombardo è un romanzo storico interessante, coinvolgente perché pone il lettore di fronte ad una amara realtà ancora presente e disgraziatamente viva nel nostro contesto storico- sociale : la mafia, le sue leggi che non ammettono assolutamente deviazioni e coloro che osano ribellarsi combattendola, come i giudici Falcone e Borsellino, o, semplicemente, volendo vivere la propria libertà, al di fuori di ogni condizionamento, come Lia Pipitone, non possono che attendersi prima o poi la morte.

L’autrice in questa sua opera, in particolare focalizza la storia di quest’ultima e viene proposta attraverso un racconto nel racconto, infatti da un lato si segue la narrazione del normale vivere di una famiglia borghese: padre, madre e figlia adolescente, dall’altra quella della storia di Lia, figlia di Antonino Pipitone, boss di un quartiere palermitano, l ’Acquasanta.

La drammaticità dell’evento: un padre che fa uccidere la propria figlia, incuriosisce e nello stesso tempo scuote l’animo di Caterina, che sollecita di continuo la madre, ma soprattutto il padre a proseguire nel narrazione e non solo, infatti ad esposizione ultimata, con il consenso dell’insegnante racconta la storia di Lia ai compagni di scuola che, coinvolti emotivamente, parteciperanno anche ad una sua messa in scena.

La ragazza quindi ha trovato nelle figure genitoriali e nella scuola i giusti supporti per conoscere e comprendere la dura legge di sangue e violenza che caratterizza la mafia e per entrare nel mondo degli adulti, in alcuni ambiti del quale tuttavia entra in modo autonomo, naturalmente possiamo dire, infatti Caterina come tutte le adolescenti, vive pure i suoi primi palpiti d’amore e comprende appieno una sua compagna che, al contrario di lei, presumibilmente trascurata in famiglia, autolesiona il suo corpo per chiedere aiuto ed attirare attenzione.

L’autrice in tal modo, come Paola Dusi e Luigi Pati in “Corresponsabilità educativa” mette in evidenza , l’importanza del ruolo dei genitori, ma anche della scuola nel processo formativo dei ragazzi che in età adolescenziale, possono facilmente deviare attratti da falsi miti ed arrivare in alcuni casi, all’autodistruzione. Il romanzo, suddiviso in capitoli, i cui titoli hanno una valenza semantica poiché enucleano in un sintagma il contenuto degli stessi, la presenza della duplice narrazione in cui fabula ed intreccio coincidono, essendo da considerare semplicemente un movente della narrazione, il comunicato televisivo della condanna, dopo trentacinque anni, degli uccisori della povera Lia.

Il linguaggio chiaro e scorrevole fanno del della storia di Lia, un romanzo fruibile anche e soprattutto dagli adolescenti perché l’autrice focalizza appieno la presa di coscienza del male che la mafia rappresenta e la volontà di rivolta che anima le nuove generazioni.

Recensione
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