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La silloge La rosa recisa, di Giulia Maggì presenta momenti autentici d’ispirazione poetica e la sensibilità artistica dell’autrice si rivela anche in ambito fotografico, infatti talvolta i versi si accompagnano a suggestive immagini che si connettono strettamente al tema dei testi poetici, una maniera tutta attuale di rendere visivi i versi, insomma una moderna Apollinaire che costruisce calligrammi non con le stesse parole, ma affianca alle parole l’immagine.

La raccolta presenta una lirica emblema che dà anche il titolo alla raccolta “La rosa recisa”, collegata forse a un reale, luttuoso evento, essa rivela una condizione esistenziale ossimorica, fatta di dolore-gioia, pianto-riso, bene-male che continua ad essere presente in molte liriche della raccolta in una coesistenza agro-dolce: Trovarsi in un deserto,| soffrire la sete, ------- Mi piace avere la sabbia addosso | ------ scivola tra le mani | mi accarezza le gambe (in Sabbia calda).; talvolta invece tale coesistenza si scinde e singoli stati d’animo, liti o tristi che siano, riempiono come un fiume in piena, l’alveo della pagina bianca: Sei la mia vita | sei il mio mare | ------ | sei il mio sole | sei da amare | mia vita. (in Mio sole), Vite vissute | consumate | ----- | rantoli di vita e niente più… (in Vite vissute).

Insomma la raccolta potrebbe titolarsi “Una vita” come il romanzo di I. Svevo, ma nella raccolta della Maggì, il tema di fondo non è l’inettitudine, l’incapacità ad affrontare la vita, ma l’esistenza vissuta con coraggio, con passione, con amore, si potrebbe dire gustata, bevuta sia che essa offra fiele o nettare. La vita dell’autrice non ci viene, tuttavia, proposta nei suoi eventi, nelle sue azioni più o meno occasionali o volute, ma nei suoi significati, nella sua essenza lirico-emozionale e, in tali dimensioni,gli eventi-accidenti del quotidiano sono semmai i significanti, attraverso i quali la poetessa rivela un’anima sensibile, riflessiva, dotata di un pathos così intenso che la fa volare anche fuori del tempo, nel tempo senza fine dell’eternità.

Insomma la silloge manifesta appieno furor creativo ed essa è sicuramente l’incipit di una esplicazione artistica che troverà unanimi consensi se, per dirlo con termini orazioni, l’ingenium rivelato, coniugandosi all’ars, farà ulteriormente emergere la profonda sensibilità artistica di Giulia Maggì.

Recensione
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