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La seduzione

Ariel, uno scrittore rinomato, vanesio, pieno di sé; Eduardo, scrittore anche lui,ma senza successo e cornificato dall’amico Ariel; David, figlio di Eduardo, anche lui aspirante scrittore che seduce l’amico paterno, il quale a sua volta ne resta sedotto, al punto da sorreggerlo anche nell’ossessionante voglia di vendetta in cui cade dopo che è stato massacrato a botte da un gruppo di sconosciuti che lo lasciano a terra, quasi in fin di vita.

Ma quanto detto a proposito dei suddetti personaggi è vero o solo apparenza, finzione, oppure possibile intreccio di entrambi? Lo scrittore c’immerge in un luogo sine nomine e in un contesto in cui è difficile stabilire dei parametri concreti perché l’illusione, la seduzione diventano realtà, se come tali si vivono, e progressivamente si finisce con il perdere la consapevolezza dei confini, non si comprende più cos’è illusione e cos’è realtà.

Tema avvincente, pirandelliano, anche se forma e vita qui acquistano una valenza semantica diversa, infatti se per Pirandello la vita vera è il flusso costante dell’esistenza e la forma, le varie maschere, i vari ruoli che nella vita si assumono, per Ovejero la vita vera, la realtà è la forma-finzione che si crea con l’arte, sono gli squarci di vita mascherata che la scrittura immortalizza e che l’arte rende senza forma e senza tempo.

L’arte è immortale e, come sostiene U. Foscolo nei Sepolcri, “vince di mille secoli il silenzio”(v.234) e, proprio questo suo potere, le consente nel tempo, afferma David, di trasformare anche la realtà: “… la finzione è l’unica cosa che può trasformare la realtà. Cioè la finzione ha più sostanza della realtà. Il mondo che si crea con l’arte è più duraturo di quello materiale…..La finzione crea la realtà” (David, pag.23).

Quindi la vita quotidiana con gli impegni, le fatiche e i vari ruoli che comporta è una “pupazzata”, è recita costante, come sostiene Pirandello , della quale, abbassato il sipario che la morte stende su ognuno di noi, nulla resterebbe se l’arte non rubasse momenti, squarci per destinarli all’eterno.

Al di là del presupposto ideologico- filosofico che è sotteso al romanzo, interessante è anche la considerazione in cui vengono tenuti i giovani, Ariel infatti, a prescindere dalla seduzione che vive nei confronti di David, è consapevole che la gioventù è l’età “in cui ci si sente compressi, non solo nella società e nella famiglia…, ma perfino nel proprio corpo e si ha bisogno di uno spazio in cui espandersi e provare a essere se stessi, vale a dire un altro, chi non si è e…..chi si potrebbe ancora essere” (Idem, pag.21), pertanto per soddisfare questa necessità, egli è consapevole che bisogna” cedere il palcoscenico”, andar via “alla chetichella e dalle quinte guardare come prosegue lo spettacolo” (Fine della seduzione, pag.218).

La fabula e l’intreccio in linea di massima coincidono, le analessi infatti, sono brevi e poche; il narratore è Ariel che in posizione omodiegetica cerca di coinvolgere il lettore rivolgendosi progressivamente, direttamente a lui e di fatto, oltreché il contenuto, anche lo stile in genere fluido e semplice rendono gradevole e coinvolgente il romanzo, ma la punteggiatura non sempre segue i canoni che la caratterizzano, infatti è assente nella proposizione del discorso diretto e ciò soprattutto nella lettura delle prime pagine, distoglie dalla comprensione immediata del testo.

Recensione
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