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Lacrime/Tranen

Io e la natura, io e gli altri, io bambina felice, io adulta sola ed infelice

Quattro sintagmi sono sufficienti a definire la dimensione individualistica e tutta interiore che caratterizza la poesia di Sara Ciampi .La poetessa vive appieno il contrasto romantico tra ideale e reale: sogno d’infinito, d’immortalità e consapevolezza dei limiti che il trascorrere del tempo,”la fatale onda della fine” comporta, sommergendoci “nel profondo abisso dell’oblio” (Orme, pag. 42) Tuttavia l’io adulto, ”monade”, come diceva Leibniz, “senza porte e senza finestre” incompreso, infelice e solitario, chiuso nel suo vittimismo, qualche volta riesce ad evadere dalla considerazione di se stesso e a guardare gli altri, prescindendo dal confronto immediato con le proprie condizioni . Quando ciò avviene l’umanità e la storia sono considerati con il pessimismo che caratterizza la poetessa: “Forse domani la cieca follia | di qualche scellerata nazione | scatenerà guerre nucleari ( La clessidra,pag.46), dando ulteriore vigore in tal modo, alla denuncia degli orrori della guerra. Quest’ultima , però, trova giustificazione se è condotta in nome della libertà, della pace , della democrazia, valori socio-politici che, nel contesto generale della silloge, però sembrano essere trasferimento nel collettivo dell’ esaltazione e della tensione estrema, ideale che caratterizza l’io:”Popoli di molte nazioni, | … | vivono gli orrori della guerra | E qual strazio qual dolore | … |  ... |  ma talvolta com’è necessaria | per il trionfo di pace, libertà e democrazia! | Ogni epoca conosce la sua guerra | la drammatica lezione di storia | che accomuna tutta l’umanità. (Un mondo di guerre, pag.12).

La consapevolezza della fugacità del tempo, un desiderio d’immortalità che non trova requie, vibrano in ogni pagina, fanno versare “lacrime”, come recita il pregnante titolo della raccolta e, in assenza di un metafisico conforto che giustifichi e dia un senso alla sofferenza, inducono la poetessa ora a considerare tutto come vanitas vanitatum, inutile succedersi nella storia “di numerose e illustri celebrità che “si mescolano tra nefandezze | infamie e perversioni d’ogni tipo | … | mentre nella clessidra del destino | cadrà alla fine l’ultimo granello (Clessidra, pag.46), ora a vivere in sintonia con una natura sconvolta da tenebre e tempeste, oppure a rilevare la divergenza tutta leopardiana tra “la quiete dopo la tempesta”e il persistere della sua angoscia, del suo perenne dolore, causato da vicende che hanno segnato la sua vita, determinandole una condizione di “cosmica infelicità”.

Eppure, se tale è il contesto interiore maturato con “l’età della ragione”, c’è stato proprio come per Leopardi, un momento, una fase della vita in cui felicità, gioia ed ingenuità persistevano nell’animo: l’infanzia. “O cari giocattoli | fedeli amici | della mia stagione più lieta (I giocattoli, pag.36), afferma con vibrante malinconia e rimpianto la poetessa che, consapevole del fluire del tempo e della crudeltà della vita, invita il fanciullo a gustare “questo tempo di gioia e serenità | perché un dì | la crudel vita ti farà dimenticare | la spensieratezza di questi anni | e tutto sarà soltanto | il più soave dei ricordi (Il fanciullo, pag.14). Tali versi sembrano parafrasare i più noti versi de “Sabato del villaggio”:  Godi, fanciullo mio; stato soave,| Stagion lieta è codesta. | ..., dunque la consonanza del sentire di Sara Ciampi con il poeta recanatese è molto forte e ciò lo rivela ampiamente l’affinità tematica, tutta volta a rilevare la solitudine dell’io, le sofferenze esistenziali di un’anima consapevole della fragilità delle cose terrene, travolte dalla fiumana del divenire che tutto cancella ed annulla.

La natura nel trascorrere mutevole delle stagioni, si pone spesso come correlativo simbolico della condizione esistenziale dell’io, così l’estate è l’infanzia, l’inverno è la maturità cosciente e dolorosa:

“E′ mattina | la valle bagnata di rugiada | si desta col primo sole d’agosto | ... mentre una leggera brezza stormisce | ... All’improvviso nei campi | odo grida festose:| è un fanciullo! | E’ felice | e corre libero tra i prati in fiore”.(Il fanciullo, pag. 14)

” Il freddo vento autunnale | strappa dai rami degli alberi | le ultime foglie |....malinconica stagione | di rimpianto e declino | non sei altro che un doloroso tempo | di illusioni infrante, …(Novembre, pag.34).

Inoltre è possibile notare che nei versi citati, il procedere descrittivo-impressionistico della realtà paesaggistica, come spesso accade anche nella silloge Myricae di Pascoli, diventa rivelazione espressionistica dell’interiorità dell’artista . In qualche altra circostanza la natura, come nella Ginestra leopardiana, è considerata nella sua potenza distruttiva, nella sua indifferenza di fronte al destino umano: ”Attimi interminabili di terrore | e poi case crollate,vite spezzate | ... | Domani! Ovunque! Sempre! | Nessuno riuscirà mai ad arrestare | la cieca violenza della natura | ...

Se tematicamente è forte soprattutto la presenza di Leopardi, stilisticamente la poetessa rientra nei canoni della contemporaneità non solo per il lessico, lontano da ogni retaggio ottocentesco, ma anche per la libera versificazione che affida all’elemento fonico (E’ mAttinA.| LA vAlle bAgnAtA di rugiAdA …: si noti il prevalere nell’incipit della lirica ”Il fanciullo” del suono aperto A per rilevare la serenità estiva) e al ritmo (Dèntro l’immènsa clessìdra del tèmpo | ...: si evidenzia la lentezza del ritmo del primo verso della poesia ”La clessidra”, dove l’endecasillabo viene abilmente cadenzato attraverso quattro accenti ritmici), la musicalità ora lenta, ora incalzante, ora gioiosa dei versi, secondo la correlazione che si instaura tra i versi e lo stato d’animo della poetessa.

Recensione
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