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L’adolescenza e la notte

L’ultima raccolta poetica di Luigi fontanella, “L’adolescenza e la notte” è molto suggestiva. La suggestione nasce dalla mitizzazione dell’adolescenza e delle categorie spazio-temporali in cui s’iscrivono azioni, pensieri ed emozioni.

La disposizione interiore del poeta possiamo definirla insieme cosciente ed onirico -surreale e tali strumenti di decifrazione fanno sì che si può parlare di realismo magico. A favorire questa trasfigurazione mitico -magica del reale è la memoria, che da un lato ricorda l’adolescenza nella razionalità cosciente e mitizzante della veglia, dall’altra nella dimensione onirico -surreale del sonno, del sogno e della notte,intesa sia letteralmente, sia quale metafora dell’età matura. La suddivisione in due sezioni della silloge, che viene proposta anche nel titolo, risponde a questa duplice considerazione del momento mitico della vita: “l’adolescenza”. La duplice disposizione dell’anima implica uno sdoppiamento degli eventi, dei personaggi e delle dimensioni spazio-temporali che da magico -realistici, divengono poi onirico-surreali.

Resta immutata invece la consapevolezza amara che tutto è stato e che quella fase unica della vita non ritornerà più : “...\ Cosa mi resta di quella frenesia? \... ” (pag.17), “...tutto stravolto tutto stritolato \...\ Nulla più riconoscibile \...” (pag.50) e nel contempo la certezza che quel momento dell’esistenza segna e caratterizza il resto dei nostri giorni, quella fase in cui il tempo sembrava non avere dimensione, riducendosi ad un perenne presente di “frenesia”: ” ...Il tempo non contava per le nostre mani \...” (pag.17) e “... Anna Piero della porta accanto consuma con me i primissimi \ ardori, spasimi ignoti \ in piccoli baci concentrici.\...” (pag.19), o, meglio, si viveva una sorta di agostiniano annullamento del tempo, una distensio animi in cui futuro e passato confluivano nell’hic et nunc: “...\ Il tempo è in quel concentrato assoluto, \ fermo e preciso, come \ il tiro secco in porta.” (pag.30); ”... \ Lasciamo i papaveri dove sono,\ là dove li vidi la prima volta \...” (pag.37); “ ...Non sai \ più se è ieri o domani \ perché domani è ieri \ sono precipitati nel nulla \ ...” (pag.51).

Ma se “la sacra notte” della vita e del giorno ”...invoca \ una calma rivolta...” (pag.55) perché “Prima di addormentarsi” non lasciare ”che i fili si facciano girandola,” e che ”...un improvviso \ fiocco azzurro ingravidi l’aria” (pag.61) e non permettere che il famoso dissipatore del racconto La settimana di sole di T. Landolfi, tenda “...la mano a ognuno” ? Nell’età matura, ora che le” ripetizioni...non sono \ uguali a se stesse...” (pag.70), “la notte” diventa “catabasi“ e nel suo stregato ritorno il poeta le chiede di rianimare “ ... il sabba \ i miei oggi \ i miei ieri \...”,ma nella consapevolezza amara che la “notte mente e niente \ di tutti i “ suoi “ pensieri.” (pag.71).

Infine, in quest’ultimo verso non si può non rilevare il lessema mente, sostantivo e verbo nello stesso tempo, che, nell’esegesi complessiva dei versi in cui è inserito, porta in ogni caso a sottolineare la consapevolezza dell’inconsistenza onirica che svanisce” nel buio”, sino ad “essere \ tu il buio, il buio assoluto” (pag.73).

Interessante stilisticamente è il carattere poematico della raccolta che in versi liberi e con un linguaggio semplice e chiaro che tuttavia non rifugge da pregnanti rispondenze metaforiche, ci porta a rivivere come in un racconto, il fascino della vita di ieri e a meditare su “ quella parete circolare...” che “furiosamente gira su se stessa”.

Recensione
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