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L’arazzo della vita

La raccolta L’arazzo della vita presenta una struttura molto originale, infatti l’autrice, Fiorella Brasili fa seguire i titoli delle sezioni in cui l’opera si suddivide da commenti in prosa che ne illustrano le tematiche, distinti anche graficamente dai caratteri corsivi. Di fatto, le liriche contenute nel testo presentano un registro linguistico medio, una struttura sintattica lineare, aliena da disposizioni anastrofiche degli alimenti della frase, una parca presenza di tropi, insomma un insieme di elementi formali che potrebbero indurre il lettore a considerare superflui i suddetti commenti, se non si tiene conto del fatto che essi hanno una funzione esplicativa non tanto nei confronti dei singoli testi delle sezioni, quanto del titolo complessivo dell’opera che considera metaforicamente la vita di ogni uomo, “un arazzo” tessuto con “fili-eventi” diversamente colorati, anche se la diversità cromatica dell’esistenza presenta all’inizio e alla fine una omologazione che rende tutti uguali : si nasce e si muore, si inizia e si finisce e, all’interno di questo percorso, ognuno di noi tesse la trama del proprio arazzo e, fuor di metafora, della propria vita.

Dentro questa cornice generale che caratterizza la vita di ogni essere umano, la poetessa ci descrive in forma poetica il suo arazzo , ossia i valori ed i sentimenti che hanno caratterizzato la sua vita e ci svela il significato emotivo-sentimentale dei diversi colori dei fili nella lirica iniziale: “Neri come notte … | sono quelli del dolore … | Gialli come raggi solari… | sono quelli della gioia … | Rossi come fuochi …. | sono i fili dei miei amori…| Viola come il colore del profumato fiore … | sono quelli della passione …, istaurando tra il percosso esistenziale e il cromatismo un rapporto come quello che istaura Rimbaud con le vocali, sviluppando però, considerata la chiarezza espressiva che caratterizza la poetessa, tale rapporto non attraverso le figure dell’analogia e della sinestesia, tipiche dei poeti decadenti, ma con il paragone, molto più fruibile per il lettore perché non suscettibile di polisemia interpretativa.

Dunque la lirica proemiale propone una summa esistenziale che poi si esplica progressivamente nell’iter tematico della raccolta, pertanto avrebbe potuto costituire anche l’epilogo della silloge; tale possibilità ci permette di parlare anche di una strutturazione circolare dell’opera, ma non solo, infatti con il suo contenuto indirizza il lettore, gli crea i parametri sentimentali e critici con i quali accedere alla lettura delle singole poesie.

Così il mistero della nascita e della morte, la religione, i sentimenti e tra essi specialmente l’amore vengono progressivamente cantati con semplicità, ma anche con forza espressiva che trova esplicazione in versi pregnanti che focalizzano appieno il sentire della poetessa. Ad esempio, ne “Il volo dell’anima”, Fiorella Brasili con versi puri, puliti e carichi del brivido mistico della credente di fronte alla morte, afferma che l’anima, “come alito di vento | a Primavera” si libera e vola “verso lidi luminosi | dove regnano perenni | amore, estasi e pace”, oppure nella lirica “Donna” rivela con consapevolezza l’importanza del nascere donna, al di là di ogni femminismo rivendicatore di ruoli, per il semplice fatto che il ventre della donna è “la teca preziosa” dell’embrione | che diventerà creatura” degna “di rispetto | e venerazione (Donna).

Tra i vari sentimenti a cui vengono dedicati versi, un ruolo preminente ha l’amore, a cui la poetessa dedica un’intera sezione per proporlo nel suo polimorfo essere e manifestarsi, nella sua essenza antitetica di felicità e sofferenza, nel suo caricarsi di sensualità: “Ti prego, non alterare | il profumo naturale | della tua epidermide | con essenze artificiali.| ... Fammi baciare | carminie labbra fresche | come petali di fiore | appena colti.

La tematica esistenziale non è comunque l’unico argomento che propone la silloge, infatti essa contiene anche una sezione dedicata alle problematiche sociali; pregnante nella lirica “Paure” è l’ossimoro “belve umane” per evidenziare la disumanità che caratterizza chi vive al di fuori dei vincoli morali, economici e giuridici che una sana convivenza civile richiede.

Per concludere appare opportuno evidenziare la notevole abilità che Fiorella Brasili rivela nel descrivere le realtà paesaggistiche, dove proietta oggettivandoli i suoi sentimenti, così, ad esempio, in “Come rami nudi” instaura un confronto tra l’agonia autunnale, quando “perde l’albero le ultime foglie” per poi rinascere in primavera e il suo morire terreno, quale momento essenziale per la rinascita eterna. Il contenuto di questa lirica permette di rilevare anche l’importanza che la poetessa attribuisce alla religione, quale forza rigenerante dell’ essere e dell’esserci.
Recensione
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