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Le corde della vita

Antonella La Mensa è una giovane poetessa, eppure ”le corde della vita” hanno già stretto la sua esistenza, hanno avviluppato le sue gambe, hanno già mostrato quanto sia difficile districarle o saltarle per raggiungere gli obbiettivi. Così Antonella con versi limpidi nel lessico, organici nella strutturazione sintattica ed armonici nella musicalità che li caratterizza, immerge il lettore nei meandri nascosti della sua psiche, gli rivela sentimenti, pensieri e passioni. Il percorso della sua giovane esistenza così si staglia netta nelle sue precoci delusioni d’amore che la fanno sentire “naufraga “ nel mare. Nella lirica Il naufragio, con la quale si apre la silloge, è proprio questa metafora marittima ad indurla ad istaurare un continuo rapporto analogico con i protagonisti dell’Odissea. Così la poetessa vorrebbe “...tessere \ la tela come Penelope ed aspettare”,ma è “...stanca di aspettare “ e vuole e vuole cercare un nuovo Ulisse,Come tutte le giovani donne che si affacciano alla vita,Antonella ha tanta voglia di amare , anzi il suo cuore rigurgita di tale desiderio e perciò non esita a dare “ la chiave”(pag.23) perché si apra il suo cuore ricolmo d’amore. Ma di fronte all’assenza di corrispondenza nasce sofferenza,senso di vuoto, un cupio dissolvi che ricorda molto la sofferenza di Saffo o quella di Alda Merini. Non bisogna stupirsi di questi accostamenti così lontani nel tempo perché l’animo umano è sempre uguale a se stesso, pertanto si perpetuano sempre nei secoli sentimenti e passioni caratterizzanti il genere umano, a prescindere dall’epoca in cui si vive.

Però la sofferenza, nel momento stesso in cui si genera viene superata dalla vitalità, dalla speranza che la porta a guardare lontano o a cambiare l’oggetto del suo desiderio da fisico in metafisico infatti, quando “... alla prima rupe \ tutto...è crollato” (L’amore ha noi.., pag  25) le torna in mente la Madonna, come unica ancora di salvezza; però anche la poesia può essere salvifica, infatti essa le “ ...apre \ le ali per...volare \ senza cadere.”

La poetessa La Mensa tuttavia non guarda solo se stessa, sa guardare anche intorno a sé e, come il cerchio generato da un sasso buttato in un lago, il suo sguardo si allarga e ora rievoca i suoi cari, ora guarda la società e il mondo. La nonna, a cui dedica anche la silloge, l’amica, l’insegnante, sono cantati attraverso una sorta di flashback memoriale che si carica di malinconia per ciò che è stato e non sarà mai più.” Nella scatola dei ricordi rimangono \ piccole cose, sensazioni, sguardi \ ma le grandi cose invece spariscono \...(Le persone più importanti, pag. 53).

L a denuncia, l’indignazione e lo scoramento, caratterizzano invece molte delle poesie a carattere sociale, sia quando guarda dalla finestra la massa anonima che si aggira fusa confusa “...alla ricerca di un io” (Per le strade di città, pag.14) e che, chiusa nel suo egotismo, è pronta “a vendersi l’anima \ per arrivare al vertice”, sia quando condanna l’abuso edilizio che deturpa alcune località balneari, quale Triscina, o prende voce contro la guerra: “Regni la pace \ non sparare dal cannone \ non sparare (Patriottica? pag. 41). Ma non manca neppure l’esortazione alla solidarietà tra razze diverse o al rispetto dei genitori.

Insomma, la giovane poetessa La Mensa attraverso un iter di crescita interiore prende progressivamente coscienza e consapevolezza non solo del suo io, ma anche della realtà che la circonda e riesce in ogni caso a rivestire anche il prosaico di afflato lirico.

Recensione
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