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L’eco, solo lei

Il titolo della silloge, “L’eco, solo lui” e della prima lirica, ”Il viaggio” pongono subito il lettore di fronte allo scorrere, al divenire dell’esistenza di cui ci resta solo un’eco lontano nella memoria: i genitori ci pongono sul treno della vita e viviamo, attraversiamo tante stazioni, ma nel frattempo, nel processo inesorabile del salire e dello scendere di ognuno di noi, tanti altri ancora salgono sopra il “treno-vita” e percorrono “stazioni-esperienze” multiformi e variegate di cui non resterà nel cuore e nella mente, che un risonante clamore, una sensazione eloquente che con dolcezza temprata dall’assenza, può accarezzare, sostenerci, perché come sostiene Emil Cioran, a cui è dedicata una poesia che porta lo stesso titolo dell’intera silloge, “siamo tutti in fondo ad un inferno, dove ogni attimo è un miracolo” (Il funesto demiurgo) e, se ogni attimo in questo viaggio infernale , è un miracolo, bisogna viverlo interamente, anche se è un miracolo funesto in cui bisogna indossare maschere per essere ciò che non siamo, né manca d’altronde il venditore che all’angolo della strada \ ti chiama per nome \ ti offre una maschera, ti adesca \ …..” ( Il venditore di maschere, pag.35).

D’altra parte se siamo tutti in un inferno, è necessario essere “uno, nessuno e centomila”, insomma non una persona, ma personaggi che indossiamo maschere e, come c’insegna Pirandello, recitiamo il ruolo che di volta in volta la tragicommedia sociale c’impone.

Ma il poeta non vuole essere e non è un personaggio, non è una maschera, bensì una maschera nuda, consapevole degli autoinganni e quindi sente e vive la sua solitudine, ha contezza della sua nullità, della scissione che nella clessidra del tempo si genera tra corpo che invecchia e l’anima che nell’accumularsi dei ricordi non perde vitalità perché “.. con un po’ di coraggio” può “curare le ferite \...” (La strada per me, pag.21) e, pur volando con una sola ala, si può ricominciare e trovare un altro universo nell’amore per la sua donna che intende “ciò che non s’intende” (Io nessuno, pag. 23), nei cui occhi arriva “di nascosto la primavera” (Per questo, pag47) e il cui seno è per le dita”campo di battaglia” dove armeggiare senza parole.

Ma il ricominciare significa anche guardare la società, la sua storia, l’ambiente, così il poeta rievoca rivolte e sconfitte, denuncia la frenesia operativa dei nostri tempi, l’inquinamento distruttore del processo naturale dei fenomeni atmosferici e cerca disperatamente Dio, presente-assente, operatore lontano, desiderato, agognato, ma sordo alle preghiere: “ti ho pregato così tante volte \ e Tu silenzioso\....” (I grandi cacciatori, pag. 93).

Solo la poesia ci veste d’immortalità e risponde sempre al sentire e ai bisogni interiori dell’uomo, pertanto “non ci sarà mai l’ultimo verso\....” e “un giorno nella tormenta \ il poeta diventerà un tatuaggio \ …”. La traduzione dei testi è condotta con perizia e propone in versi liberi, un ritmo ed un lessico appropriati e pregnanti, rispettosa anche a livello retorico delle figure presenti nell’originale e tra queste, sicuramente rilevanti sono le metafore e le metonimie.

Recensione
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