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Matilde e i racconti dell'anatra

La narrazione di Fulvio Castellani ci immerge in una dimensione memorialistica ed evocativa, che si esplica con modalità espressive insieme realistiche e liriche.

A volte lo scrittore si mette in aurorale rapporto con il mondo, come nel racconto L’anatra , in cui descrive il rapporto di amicizia e di affetto che esiste tra l’anatra Rolly e il suo padrone, il quale “con animo perturbato e commosso”(Vico, Scienza nuova, DEG. LIII) instaura una corrispondenza con l’animale che “con il becco aperto a “Vu”....guardava e sorrideva”. In genere gli animali e gli altri elementi della natura vengono animati e mitizzati perché appartenenti ad un passato profondamente radicato nell’io dell’artista e nell’animarsi di vita propria si relazionano con gli uomini e trovano in ciò la propria ragione d’essere: “E se le stelle cadessero per il desiderio di osservare più da vicino i nostri movimenti e suggerirci il modo per risolvere alcuni nostri enigmi?” (Le nostre stelle, pag.35). Gli esempi potrebbero proseguire per illustrare questa sorta di comunicazione simbiotica tra gli elementi naturali e l’uomo, quasi fede in una metempsicosi che la giustifica e ne dà ragione d’essere: “E se quel verme fossi stato io, dato che sono in molti ad ammettere la reincarnazione? Ora sarei nello stomaco di quel corvo nero e finirei chissà dove”(E se fossi un verme? pag.23).

Si è indotti ad assimilare questa produzione alla prosa d’arte, alla letteratura memoriale degli anni ’30 sia per il prevalente tono lirico-evocativo, sia per la contrapposizione città-campagna che, se pur larvale, è presente attraverso l’idoleggiamento mitico della seconda.

Lo scrittore nel narrare fatti, nel descrivere personaggi e comportamenti, ci presenta, assumendo una posizione ora omodiegetica , ora eterodiegetica, un mondo brulicante e vivo, fatto di gente semplice , anch’essa spesso mitizzata perché parte integrante del suo passato, che vive in campagna, in borghi, in città tra osterie, miseria ,fatalismo e superstizione:”- Chi uccide una gatta avrà sette cattive disgrazie –“ (La maledizione del numero sette, pag39); “Gianluca rilegge sul pianeta della fortuna , riapparso chissà come nel suo studiolo, il numero 82, ossia il suo numero fatidico”( Il pianeta della fortuna, pag.45), ma anche di uomini soli legati ai fantasmi della loro mente: “E’l’una .Non c’è nessuno nella bettola. Nessuno per la strada. Nessuno per il paese. Sono triste. Solo. Mi arrampico sulle stelle e conto le nuvole.” (A letto, pag.19).

In questo contesto l’abilità narrativa dello scrittore fa sì che a periodi lirico- poetici , ravvisabili anche in alcune delle citazioni già fatte, si alternino pagine di crudo realismo descrittivo, che lasciano nella fantasia del lettore immagine nette e definite come quelle di una foto:”A questo in Abelarda si sviluppò una specie di conflitto mondiale e le vene delle guance fecero il pari con quelle del collo,mentre le gambe,ricoperte di spesse calze di lana nere, presero a muoversi come sollecitate da una musica misteriosa”(La maledizione del numero sette, pag.39).

L’ultimo racconto presenta un contesto storico-sociale diverso,infatti la vicenda accade nel Medioevo ed i protagonisti sono nobili. La trama che si svolge tra amori illeciti e sangue sembra uscita dalla mano di Chrétien de Troyes, sia per la presenza dell’adulterio come unica vera forma di amore disinteressato, sia per l’ambientazione medioevale, oppure può ricordare i romanzi d’appendice, soprattutto per l’accattivante attrattiva e il coinvolgimento emotivo.sentimentale che il racconto, come il feuilleton, determina nel lettore di ogni livello culturale.

Recensione
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