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Un aneddoto racconta che Dio, creato l’universo, ad ogni essere diede un nome, tranne che a un piccolo fiore che, temendo di restare innominato, timidamente si rivolse al Creatore, dicendogli: – Non ti scordar di me! –.

Allora Egli gli diede proprio quel nome che è quello con il quale esso è comunemente conosciuto.

Il termine miosotide è invece la parola scientifica ed aulica di ascendenza greca, legata alla particolare forma delle foglie: mys-myòs = topo + us-otòs = orecchio. La silloge non poteva avere titolo più appropriato non solo per la presenza, neanche molto sottotraccia, della cultura greca, che si esplica anche a livello linguistico: Demetra e non Cerere; Persefone e non Proserpina (Demetra talvolta, pag. 52), ma anche perché, se consideriamo l’aneddoto a cui il fiore deve il suo nome più comune, la raccolta è innanzitutto un’ invocazione effettuata dall’artista alla poesia, perché ”non si dimentichi di lei”: Amami ancora, | parola segreta (Amami ancora, pag. 80), recitano i versi affinché essa continui a farla essere musa ed ”apprezzare possa ogni gioia| ed amare senza egoismo” (ibidem) e donarsi come la poesia le dona. Le invocazioni sono frequenti nei vari testi, invocazioni insistenti, talvolta sensuali, carnali: ”sento il tuo corpo caldo|M’ingravidi di fantasie…”.(Vivo nel bianco della pagina, pag. 125), sicché talvolta solo una lettura attenta riesce a far distinguere “l’amante”-uomo concreto e” l’amante”-poesia.

D’altronde l’ispirazione poetica è la condicio sine qua non perché un poeta possa attraverso i versi esplicare le sue passioni, i suoi pensieri, la sua anima. La poesia della Liuzzo si propone, in effetti, come un’espansione dell’anima ispirata, che oscilla tra positività, vibrante vitalità e negatività, stasi dolorante dell’amore-verità. Quest’ultimo sintagma, a sua volta è nesso-chiave in cui si declina un ampio campo semantico nel quale è possibile inserire l’uomo amato, la poesia, il mondo, l’umanità, la religione.

La creatività dell’artista facilmente si volge dall’oggettivo al soggettivo, ai ricordi, al vissuto attraverso un particolare flusso di coscienza che tende a fagocitare l’oggettivo, per liberamente fluire in un metaforico soggettivo in cui le realtà naturali diventano, come in Leopardi, stati d’animo, effusione dello spirito che ama e soffre nella ricerca di una redenzione cognitiva e sentimentale che l’appaghi integralmente nel consapevole possesso della verità. Dunque un movimento che procede dal mondo verso l’io e da questo verso il mondo, movimento parallelo e bidirezionale che, proprio perché tale, sembra destinato a restare ricerca, senza perseguimento di verità, ma che di fatto trova nella poesia il punto chiastico dell’incontro: ”ma poi giunge il tuo canto | un suono tra conchiglie nascosto | ... in questo | dormiveglia…| sento il tuo corpo caldo |  … | amore mio segreto. Poesia (Vivo nel bianco della pagina, pag. 125). L’amore per la poesia fa sì che, di fronte alla certezza della solitudine, nella sofferenza che deriva dalla coscienza storica dei mali del mondo e dalla consapevolezza esistenziale della fragilità della vita, costantemente sfiorata dalla morte, la nostra musa si erga, quale Calliope, Tersicore, Erato e Melpomene insieme e canti e nel canto”l’animo è placato” (Sol di te è colma la mia attesa, pag. 126) raggiunge ”i vertici dell’estasi” e l’uomo amato diviene “canoa d’ebbrezza”, strumento d’invasamento divino che ispira l’insorgere di “canto di acque” e fa sì che il cielo sia “una poggia di stelle in questa stanza” (ibidem).Questa sorta di fusione analogica tra essere amato e poesia non è nuova nella tradizione letteraria classica, basta ricordare tra i Neoteroi, Catullo che chiama la sua Clodia, Lesbia, collegandola in tal modo alla poetessa greca di Lesbo, Saffo,( a rendere ancora più pregnante l’identificazione, i nomi Clodia e Lesbia presentano anche la stessa struttura metrica), né gli Elegiaci si sottraggono a questa identificazione dell’amata con la poesia, attraverso pseudonimi che legano le donne amate all’ispirazione poetica che esse suscitano e di cui sono oggetto.

Tutti conosciamo lo scetticismo di Eugenio Montale di fronte alla possibilità di esistenza della poesia nel mondo attuale, la poetica della Liuzzo vuole dimostrare il contrario, infatti la silloge mostra che essa è l’unica vera voce rivelatrice di verità e valori e non ci sono, né ci saranno, di conseguenza, sistemi socio-economici e politici che ne possano fermare l’esistenza, perché mentre questi ultimi sono transeunti, il poeta, come ebbe a sostenere G.B. Vico guarda sempre “con animo perturbato e commosso” la realtà e in questa disposizione dipana sovrastrutture, falsità, alibi e propone autenticità di valori e sentimenti. Il poeta non sarà mai ”una monade senza finestra” (Leibniz), un “sein”, ma un “dasein” (Heidegger), caratterizzato da una intenzionalità verso se stessi, gli altri e il mondo.

Se adesso vagliamo la produzione dell’artista da un punto di vista strettamente formale, non possiamo non rilevare la costante presenza di alcuni campi semantici, attraverso i quali la poetessa rivela le verità ancestrali ed attuali che i suoi versi propongono. Particolarmente significativo è quello che promana dalla parola chiave “Natura “ (maree, laghi, fonte, crepuscoli, etc…), o quello relativo al “Corpo umano” (pupilla, capelli, bocca, passi, etc…): il primo ha prevalentemente una valenza metaforica, si pone in genere come significante di un significato altro, collegato analogicamente a stati d’animo, a modi di essere, mentre il secondo di solito manca di una connotazione e propone nella sua pienezza denotativa la passionalità irrompente dell’artista.

Notevole è anche la musicalità originata dagli accenti ritmici che tendono ad assecondare le emozioni ei sentimenti; infine a livello retorico frequentissima è la figura metrica dell’enjambement: vita e tu | mi scagli per gioco | (Talvolta vesto di canti, pag. 72), sul ciglio di quest’ultima | bellezza….(Abbracciami ancora, pag. 73) che crea pause pregnanti sul piano semantico, accrescendo in tal modo il pathos espressivo dei versi. Altrettanto funzionale a tal fine ci pare il livello fonico: l’alternanza di suoni aperti e chiusi, di sillabe aspre e dolci non è mai occasionale, ma tendente a potenziare lo slancio emotivo e sentimentale che accompagna l’ispirazione: alGido del Ghiaccio;eSTRaneo e lontaniSSimo e il Sole riFLeSSo (Viene la pioggia, pag. 40). Si potrebbe fare una lunga esemplificazione, ma ne bastano poche per sollecitare il lettore ad attivare tutte le proprie competenze critiche e riflessive per comprendere appieno il valore artistico della poesia di Maria Teresa Liuzzo.

Recensione
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