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Momenti poetici

Momenti poetici è una silloge breve, che contiene solo ventuno liriche, momenti appunto,di una intensa e continua produzione poetica che Pietro Oliveti per modestia non pubblicherà mai. Il figlio Carlo, curando questa breve raccolta lo commemora e lo presenta ai lettori come poeta. Pietro Olivari si rivela un’anima sensibile, malinconica, visceralmente legata agli affetti domestici. Si potrebbe dire che egli vive la condizione interiore che la psicanalisi chiama “regressione infantile” e che nei versi trova esplicazione soprattutto attraversa la tematica della morte e del ricordo dei propri cari. I luoghi si animano di ombre che dialogano tra di loro e con il poeta “nell’ombra \ là dove siedono in cerchio \e parlano piano i miei morti \ ... (Il faro, pag.22); Prendimi in braccio, mamma anche se morta!”...(Paura di vivere, pag.29). Una sorta di legame con il passato che impedisce sia la progettualità del domani, sia il vivere del presente; non solo: il suddetto legame diventa desiderio di annullamento, desiderio di ritorno alla totalità dell’essere e alla convivenza con quei cari che adesso continuano sì a dialogare con il poeta, ma come ombre evanescenti, privi di quella consistenza che solo la reale presenza riesce ad assicurare. Il fatto è che l’umbratile ed inconscia riesumazione non è mai scissa dalla consapevolezza dell’assenza , della mancanza e ciò giustifica sia l’atmosfera malinconica, la preferenza dei paesaggi autunnali,dove, come in Pascoli, foglie cadenti e nebbia dominano incontrastate: “come le nuvole bianche\ che tramontana respira \ per farne lacrime di nebbia…”(Lettera a Pippo, pag.26), sia il senso di solitudine, pur nell’umbratile compagnia di chi non c’è più:“Da tanto \ son solo.\ Sotto la lampada \ splende \ il tuo capo grigio \......Da tanto\ mamma\ Da tanto” (Solitudine, pag.34). Ad essere particolarmente ricordata è la figura materna e,come si è già detto, novello Pascoli, il poeta sente forte la brama di regredire ed annullarsi in lei; non è un caso che il percorso vitale viene spesso simbolicamente indicato con il termine “cerchio”, ad indicare questo ritorno alle origini, questo desiderio di rintanarsi nel ventre materno: “Ho camminato in cerchio, viandante distratto” (Piedi inutili, pag.32)

Un’atmosfera malinconica, un gusto, si direbbe crepuscolare, caratterizza anche la rievocazione della Seconda guerra mondiale, che viene descritta non nella sua efferatezza e drammaticità, ma attraverso le piccole cose, i piccoli gesti quotidiani che vengono spezzati, anche se poi persistono nella loro umbratile presenza che trova nell’immaginifica memoria l’energia rigenerante che li vivifica: “C’era,sì,c’era una volta \in una casetta serena \ ... \ quasi era pronta la cena. \ Un soffio… \ un rombo… \ Ci sono scialbe tre ombre: \ ed una stende un’eterna tovaglia \ ...”. Infine appare opportuno sottolineare la costante presenza di Dio, la fede profonda che anima l’artista: “Riconoscere Dio \ nella vampa \ che dilania le stelle…” (Fede, pag.18) e, forse, è proprio tale fede che gli permette il dialogo con i morti: la loro esistenza onirica e memoriale è possibile solo perché la certezza della sopravvivenza gli consente di dare consistenza all’assenza, entità al non essere della fisicità.
Recensione
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