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Naif

Naif: un titolo particolare, in genere attribuito ad un particolare tipo di pittura del Novecento, caratterizzata dalla semplicità, lontana da legami con il mondo accademico e culturale; il poeta Enzo Concardi ha trasferito tale termine nell’ambito poetico e, di fatto, la sua silloge è una semplice pittura verbale di stati d’animo, emozioni, ricordi, proposti con nitidezza di linguaggio e ritmica musicalità, sì da indurre il lettore ad immaginare i suoi paesaggi, a rivivere le sue emozioni, ma la semplicità e la nitidezza non escludono la polisemia grazie ad un processo di traslazione, per cui chi legge, se soprattutto ha raggiunto una certa età, tende non solo a rivivere il sentire ed i ricordi del poeta, ma anche a rivivere i propri, grazie a questo transfert nel proprio io che con criteri induttivi, può compiere.

ll poeta ama vestire di poesia i luoghi della sua infanzia, quale Torre del Gufo per raggiungere la quale bisogna inerpicarsi per “erte sassaie”, dove “ ceppi d’aglio orsino esalano pungenti aromi” (Torre del Gufo, pag.26), oppure il ponte sulla ferrovia ”anonimo nella sperduta periferia \ ove nessuno sosta per osservare \ sibili di treni nel rapido transitare ”(Ponte sulla ferrovia,pag.25), o ancora le panchine del mercatino, i borghi di pietra, le colline fenogliane, insomma luoghi che ancora gli suscitano emozioni, sentimenti antichi e nuovi; insomma, nella consapevolezza del trascorrere inesorabile del tempo, il poeta, attraverso un procedimento assimilabile alla bergsoniana durata, riesce sempre a rivestire l’oggi di passato condizionante, ma anche di attesa del futuro: ”Vi sono angoli di me stesso ascosi \ ove vivono dolci memorie incantate \ folgoranti immagini di speranze \ piene d’estasi che non s’arrestano” (Foglie ingiallite, pag.75).

Ma insieme a tutto questo, vibra forte anche nei versi del poeta, il senso della solitudine e la malinconia che ad essa si accompagna, tuttavia, pur nell’accettazione del banale quotidiano che caratterizza ormai la sua vita, non smette mai, come si è già rilevato, di sperare. E la speranza nasce anche dalla fede in Dio che spesso aleggia nei versi del poeta:”Contemplare il monte tra vele e cielo,\...\...\ per chiamare l’essere all’incontro divino. \ E sentire un brivido nel corpo \ farsi voce chiara e forte. \ E riprendere il cammino.”(Catene di aut-aut mi spinsero oltre, pag.81) . Proprio la sua carità cristiana non può non fargli notare l’indifferenza che oggi oscura la società: “….\ dai metrò rapida ogni folla si disperde \...\ ombre vaganti, talora barcollanti \ se ne vanno mute e dubbiose \...\ …\ Più siamo carca amorfa e indistinta \ e meno viviamo prossimità e vicinanze.”

Recensione
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