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Nessuno scompare davvero

Non è un caso, infatti l’autrice, nonostante la sua giovane età, conosce a fondo la psiche umana e sa con abilità ricostruire le riflessioni dell’io, o penetrare nei profondi meandri dell’es ed oggettivarli con una scrittura coerente al flusso di coscienza; inoltre il romanzo è originale a livello tipografico per la proposizione del discorso diretto in corsivo e senza i relativi segni d’interpunzione.

Elyria, la protagonista, è una giovane donna sposata, con un lavoro stabile ed una buona condizione economica, insomma ha un tenore di vita che, secondo l’opinione corrente, l’avrebbe dovuto far sentire soddisfatta, nonostante un passato difficile: una madre alcolista, una sorella adottiva, Ruby, suicida, allieva del professore di cui poi s’innamora e sposa.

Ma, a prescindere dal suo vissuto, Elyria è insoddisfatta, è in preda a un malessere interiore, oscuro, indecifrabile che ama metaforizzare con l’immagine del “bufalo” che si portava dentro: “il mio problema era il bufalo, ma che problema avesse il bufalo non mi era chiaro” (pag.82). Tale condizione interiore la induce a lasciare tutto e a partire, ad intraprendere un lungo viaggio verso la Nuova Zelanda per raggiungere Werner, un amico che in passato le aveva offerto ospitalità.

Ma il viaggio, le varie esperienze che in itinere compie non l’aiutano a ritrovare se stessa, ad uccidere il “bufalo” latente che la rode dentro: l’incapacità di aderire al reale, di dare significazione alla sua esistenza, ad interagire in modo positivo con il mondo circostante la portano con un movimento circolare di nuovo a New York e a concludere che “Siamo tutti eventi di lunga durata e niente più…, non una vita ma un fremito, … ”.

Il viaggio fisico, lo spazio e gli eventi progressivamente vissuti fungono da occasione, da proustiana madeleine per dare avvio al viaggio psico-mentale in cui la dimensione temporale oscilla, sdoppiandosi in una sorta di andirivieni tra riflessioni e flusso di coscienza intorno a ciò che sta vivendo e che ha vissuto prima d’intraprendere il viaggio, sia che non si stabilisca una connessione logico-causale che lo giustifichi, se si prescinde dall’occasione che determina la biforcazione temporale, sia che si stabilisca:

L’oceano mormorava… e sussurrava parole salate a chiunque gli prestasse ascolto. Un bambino se ne stava impalato all’angolo di una strada come una statua triste, con lo sguardo perso…, restammo tutt’e due zitti e lui si girò… . L’oceano sospirava e mugolava e sospirava. …. ripensai ai sospiri di mio marito, ai suoi piccoli sospiri e alla storia che mi aveva raccontato una volta di quell’anno in cui… lavorava per un ente non profit che cercava di nutrire e vestire i bambini scalzi… ” (pagg.144-145).

Recensione
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