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Non oltre il cielo

La globalizzazione economica e il trionfo del virtuale non hanno reso l’umanità ricca e felice.

Le più macroscopiche dimostrazioni di quanto suddetto sono: la crisi economica attuale e le conseguenti sperequazioni socio-economiche, che condannano all’emarginazione e alla solitudine dell’indigenza tanta gente; l’egotismo imperante che induce a subordinare tutti e tutto a se stesso, al proprio personale successo e benessere; la conseguente perdita di quei valori che trovano la loro origine nel riconoscimento della dignità dell’uomo in quanto tale; l’isolamento esistenziale dell’ io e il venir meno dell’interazione sociale; la sostituzione del mondo delle cose e dell’esperienza reale con la pervasiva comunicazione informatica.

La poesia di Francesco Salvador, che si caratterizza soprattutto per un senso di profonda solitudine che costantemente vi aleggia, diventa in un certo senso rivelatrice di una condizione interiore molto diffusa nel contesto storico–sociale brevemente descritto , anche se la loro esplicazione in versi, fa sì che sia più difficile coglierne la correlazione.

Il poeta è immerso nei suoi ricordi e trova solo in essi la sua compagnia, ma a stento riesce a trattenerli nell’immobile presente, privo di stimoli che diano ragione e significazione al suo agire. Con uno stile simbolico, ma tale da non impedire la ricezione immediata del sema sotteso ai significanti, il poeta sin dalla prima poesia”Vieni allora e siedi” appare intento, ma senza una proustiana occasione che ne determini l’avvio, alla ricerca del tempo perduto e “tenta” in immaginifica compagnia”la raccolta” del suo ”mondo \ dentro archivi di rugiada.” Tuttavia non cessa di tenere la candela accesa, non cessa di avere volontà di vita, di partecipazione, sebbene la stessa candela sia stata prima persa e poi “ritrovata in discariche \ di giorni ossequianti \ alle nostalgie.(La candela, pag.7). Ma è difficile mantenere la speranza per il futuro, o un po’ di ottimismo per agire, essi appartengono al “fieno” giovanile, come afferma in”Nevaio di sogni”(pag.8), il presente e fatto di dolore e i giorni che verranno “rischiano di esplodere \ in amarezze...(I giorni che verranno, pag. 12) e nella solitudine dove “...nulla va a bersaglio \ la freccetta spuntata non feconda \ l’iride incompiuta e circolare (Solitario, pag.16).

Forse solo i familiari morti, approdati in chissà quale mondo astrale, possono scendere a patti con quel mondo e”rendere più facile \ quel” suo “ultimo sentiero \ che intravede dopo l’arcobaleno” (Penso, pag.15), ma se si prescinde dagli sguardi e dai sorrisi di chi lo ha lasciato,come sostiene nel- la citata poesia, il poeta di fatto esula da ogni considerazione ontologica che possa dare conforto alla solitudine dell’io e allo scorrere dei giorni, le nostre grida “s’infrangono sulla pietra azzurra \ ... l’infinito si ferma \ a quel colore”, non va oltre il cielo, oltre le stelle, immaginifica sede dei cari estinti che con la morte, avendo effettuato quasi una semplice translatio loci, possono ancora svolgere una funzione benefica per chi resta a continuare il suo cammino in “questa nave senza nocchiero in gran tempesta”, come sostiene Dante nel sesto canto del Purgatorio, riferendosi all’Italia dei suoi tempi, ma ahimè attualissimo anche oggi!

Il poeta in tale consapevolezza allontana da sé la fanfara di querce d’argilla o guerrieri gregari e ruffiani che non vedono “come bruciano presto \ gli scudi, le lance di carta \ di chi si pensava tale”( Querce d’argilla,pag.13) e non si accorgono di come la società corra verso la deriva. Nel trascorrere del tempo, nell’avanzare progressivo dell’età che rende il corpo”rattrappito \ da reumi o altro male (Tenere congiure, pag.19), tutto sembra svanire anche le porte della memoria involontaria sembrano chiuse, né ci sono più” le congiure degli amici che portano regali ai compleanni”, restano solo “gocce di umidi ricordi” e la voce dell’augurio in tali occasioni è ”una debole parente del sonno”( idem).

Gli stessi amici nell’invadente egotismo di oggi, poi di fatto tali non sono e spesso dietro” un sorriso perfido”sono”in attesa di una tua caduta”indifferenti, ladri \ invidiosi, invadenti (Loro, pag.32), eppure nonostante l’amara consapevolezza Francesco “per loro ha pianto, \ provato nostalgia (idem).

Ma egli è poeta e il poeta si distingue dalla normale umanità: la constatazione del male non lo induce all’odio, ma alla sofferenza che nasce dall’amore, così egli soffre di fronte alle catastrofi naturali per le quali non può nulla perché non accadano,come si rileva in “Acqua assassina” (pag.22); soffre per il buio del mondo, dal quale, pur volendo, non può del tutto estraniarsi e al cui “caotico parlare “ deve ritornare (L’anatra, pag 51); soffre per la consapevolezza delle difficoltà presenti nel far tornare i conti, cosa che lo induce a chiedersi se “i pochi soldi rimasti \ ... bastano \ ala sepoltura \ di questo mese. (Al davanzale, pag.27).

Nell’avanzarsi degli anni, nella conseguente solitudine che nasce anche dal silenzio di lontani ricordi, purtroppo si diventa anche poco adatti, ad agire e forse un giorno neanche la Poesia potrà più salvarlo e, se anche così fosse , considerato che Francesco Salvador è poeta archetipo e in quanto tale sa solo amare e soffrire,”non conserverà per lei \ nessuna ingratitudine”(Nessuna ingratitudine, pag.54).

Come si è già accennato, il poeta nel proporre al lettore quanto suddetto usa uno stile preferibilmente simbolico, con il predominio di tropi inseribili nell’asse sintagmatico o paradgmatico del processo linguistico; la grammatica segue in genere il filo logico dei pensieri , anche se non mancano qua e là strofi anastroficamente strutturate; la versificazione è musicale, pienamente rispondente al ritmo dolce-amaro delle emozioni e dei sentimenti che progressivamente esprime.

Recensione
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