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Oltre il sopravvivere
La storia singolare di Marco e Maria Selene

La storia di una vita senza storia, infatti, come sostiene il titolo dell’opera, non riesce ad andare “oltre il sopravvivere”. L’ amore non corrisposto di una donna può indurre a trovare nel decesso il senso della vita perché almeno la morte, come sostiene Cesare Pavese, “avrà i suoi occhi”. Marco, sebbene burocrate di successo, è tuttavia infelice perché non corrisposto nel suo amore da Maria Selene e, come scrive nella lettera per il suo amico Alessandro, trova nella morte l’occasione per liberarsi dal “vizio di vivere”.

Dunque per Marco, come già per Foscolo e Leopardi, oltreché il già citato Pavese ed altri eminenti scrittori e poeti, Eros e Thanatos sono fratelli, anzi la morte è da preferirsi perché è eterna, mentre l’amore è stretto nella morsa del tempo. Insomma Marco , mortifica il freudiano principio di piacere e dà sfogo al principio di realtà, a quell’attività di pensiero per cui l’io decide se soddisfare, rinviare o reprimere del tutto una specifica pulsione in quanto pericolosa ormai per il suo equilibrio vitale. Egli decide per la repressione, attraverso il suicidio per liberarsi “delle tirannie del mondo e dell’amore che non le ha saputo comunicare o che non ha potuto e soprattutto voluto concedermi …” (pag.70).

Possiamo parlare anche d’inettitudine di Marco, d’ incapacità, come i personaggi sveviani, di dare concreta ed esplicita manifestazione al suo sentire, sicché se rimandiamo alla distinzione di Schopenhauer tra lottatori e contemplatori o alla teoria darwiniana della selezione naturale, il nostro Marco appartiene alla categoria dei contemplatori, di coloro che non sanno adattarsi alla lotta per la vita e perciò è destinato a soccombere.

A nulla serve la sua cultura, l’abilità operativa nel suo lavoro, resta un “abbozzo umano”, tuttavia attraverso la libertà di poter morire per il subito scacco esistenziale, realizza la libertà di continuare a vivere, malgrado la morte, attraverso le parole, attraverso quelle poesie che celatamente componeva e a cui , come Montale, era solito affidare il suo“male di vivere”.

Recensione
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