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Pensieri minimi e massimi sistemi

E’ difficile stabilire a quale genere letterario è ascrivibile l’opera ”Pensieri minimi e massimi sistemi”, ma ciò è irrilevante per I. Apolloni, scrittore dalle inedite procedure narrative. Epistolario, dialogo e diario nello stesso tempo, poco importa stabilire quale di questi generi prevalga sull’altro, perché di scarsa rilevanza anche per il lettore, il quale invece, sicuramente nota subito il carattere memoriale del testo, infatti l’interlocutore-destinatario è ”impossibile” perché Vira Fabra, eminente figura della cultura contemporanea e compagna dell’autore fu, ma ahimè non è più in questo mondo! Ma quanto suddetto vale per il lettore, non per Ignazio, che pur consapevole che ormai Vira è solo un oggetto di puro desiderio, non cessa idealmente di dialogare e di operare con lei e per lei. Così l’amata compagna svolge la stessa funzione della maddaléne proustiana perché il suo ricordo, i suoi scritti, i suoi appunti costituiscono l’occasione per il sorgere di una memoria volontaria ed involontaria insieme che ricostruisce momenti, eventi del passato vissuti insieme e propone considerazioni sul presente.

Ma se la maddaléne, in “Alla ricerca del tempo perduto” di M. Proust, è un’occasione memoriale che qualsiasi altro oggetto collegabile al passato dello scrittore francese, avrebbe potuto sostituire,svolgendone la stessa funzione, nell’opera di Apolloni la sua compagna, in quanto tale e soprattutto perché essere umano, non ha il carattere dell’ occasionalità e dell’interscambiabilità, ma quello della necessità di colei che si vorrebbe ancora fosse e che di fatto è perché in fondo basta crederci perché qualcuno esista, a prescindere dalla sua tattile concretezza. Così per Apolloni da presenza concreta nella vita, la sua donna è diventata mito-sogno con il quale continuare a con-vivere e a dia-logare. Si conceda la separazione dei prefissi a volere ulteriormente evidenziare la comunità di vita con Vira e il ragionare con e attraverso lei.

Ma se la presenza della defunta compagna è ormai solo mitico-onirica, è concreta indistruttibile nel tempo, la sua produzione artistica e il suo pensiero che in essa si esplica e attraverso il quale, in un gioco di reciproca influenza, I. Apolloni delinea anche la sua ideologia e la sua estetica: “E’ il suo amore, la sua dolcezza ad ispirarmi. A lei devo tutto.” (137, pag.85) scrive lo scrittore che era solito dire quando la presentava.

A prescindere da qualsiasi convinzione religiosa, proprio perché Ignazio sente la costante presenza di Vira, non può non considerare il suo venir meno una “translatio loci”, così la immagina in un altrove dove continua ad esistere. Ciò gli consente di continuare a vivere con lei, di parlare con lei, quasi in un persistente dialogo, al di là del tempo e della morte del corpo; gli consente anche di ordinare i suoi libri, le sue opere attraverso le quali Vira continua a dire, ad agire e a proporre il suo esserci, nel senso heideggeriano del termine.”.

Di pagina in pagina si assiste al dipanarsi di un’intensa e comune vita culturale, ad una condivisione d’interessi, ad un modus vivendi che trae alimento da un inteso amore, senza che mai questo nel suo manifestarsi perda il suo carattere sublimante del cuore e della mente.

Vira è laicamente cristofora, portatrice ,come la Clizia di Montale di ispirazione di poesia e, se è fuggita nell’ultracielo, ciò è avvenuto solo fisicamente, perché Lei continua il suo ruolo vivificante, continua ad essere ispiratrice, continua a ragionare con Ignazio e la discussione è poliedrica riguarda ora l’arte, ora la filosofia, disciplina amatissima da Vira,ora le recenti scoperte scientifiche o le problematiche socio-economiche dei nostri tempi, o più semplicemente le normali azioni del vivere quotidiano: “Hai proseguito per tutta la vita a prenderti cura di me. Finché ne hai avuto la forza ....mi hai massaggiato la faccia e le gambe.....”(136, pag.84).

Per concludere,come sostiene M. Veronesi nella postfazione,” la forza che tiene unito il mondo è quella stessa forza che ancora rende possibile il dialogo fra il vivo e la defunta : ossia l’amore la quinta forza che è vita e pensiero,creazione e riflessione”Ed è attraverso tale forza che Ignazio Apolloni, pur nella solitudine, pur nel caos contemporaneo, riesce a continuare il suo alto percosso di vita.

Recensione
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