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Poesia

La silloge di Vincenzo Rossi presenta un titolo generico, non focalizzante il nucleo tematico della silloge che, d’altra parte, non è specificabile poiché propone la condizione esistenziale,eterna dell’animo umano. La vita presente, divisa com’è tra memoriali flash-back e un precorrimento del futuro che viene mentalmente colto nella sua imprevedibilità e precarietà, pare non avere consistenza e sciogliersi in suggestioni malinconiche che si trasferiscono nella musicalità del lento ritmo dei versi,quasi nenia foriera della morte che verrà: ”Rapido in me il passo avanza | l’autunno nell’inverno | ... (in L’ultimo autunno, pag.52) .Il tempo pertanto acquista la dimensione della durata bergsoniana, in cui il passato condiziona il presente, sebbene nei versi del poeta talvolta sembra investire anche il futuro che appare oniricamente travolto dalla consapevolezza di vivere la scala discendente della vita. Si potrebbe dire che alcune volte si assiste ad uno stravolgimento della dimensione temporale in cui il futuro si appiattisce in un eterno presente che già conosce ciò che l’attenderà:” da dietro la collina delle croci | ....e nelle lettere del tuo nome | mi perdo e più non sento | dell’assediante veglia il peso | anima della tua anima divenuto (in Anima della tua anima, pag. 54)

Ma non sempre è così, spesso il passato si limita a condizionare il presente o a rivivere limpido e sereno nella dimensione della memoria e dell’anima, che dal flusso dei ricordi trae linfa vitale o nostalgica consapevolezza della fugacità del tempo . Sono soprattutto le donne incontrate nella sua vita che tornano alla memoria e rivivono con sensualità travolgente occasioni di rinascita che, come in Montale, aprono uno spiraglio, offrono energia per continuare ad esserci:

”Nell’uragano tornato dei tuoi sensi | respiro le vertigini del sogno | e risento il morso della passione (in Nautica). Ma talvolta la donna diventa motivo di riflessione malinconica su cui incombe il tempo distruttore della bellezza e delle illusioni:”brividi appena di rughe | ... e la tua voce cade | ... in frammento di gelo | nell’ultima illusione.

Sebbene, come si è detto la tematica esistenziale caratterizza sostanzialmente la silloge, non manca l’approccio ad argomenti diversi, come l’esaltazione della vita campestre, vista nella dimensione idillica ed elegiaca che caratterizza gli autori latini dell’età augustea (Virgilio,Properzio, etc..): riportami, vento, il belare di greggia tra i giunchi | del verde prato il muggito… (in Conosci quei boschi, pag.12) ed essa si contrappone alla città, all’inquinamento,alla speculazione edilizia, alla corruzione ed in genere all’immoralità che la caratterizza: lascia il mondo di petrolio e inganno | le false geometrie di cemento e ferro | e torna contadino all’erba medica | ... (in Verdi terre, pag.20); infine non si può non rilevare la sensualità travolgente che, pur nella sublimazione che solleva la carnalità oltre la stessa carnalità, caratterizza i versi che cantano la bellezza femminile: come dea apparirmi dal mare | (sgocciolava il suo corpo ambrato) | mi passò davanti affondando | floridi piedi in sabbie roventi.(in Fanciulla senza nome, pag.46).

La traduzione in spagnolo realizzata da Julio Beprè, mantiene intatta o, meglio, valorizza la musicalità dei versi che trovano nella disposizione delle parole quella cadenza ritmica, talvolta malinconica, talvolta sensuale o briosa che fa della silloge di V. Rossi una raccolta poetica speciale.

Recensione
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